Alla fine di tutti i pellegrini che hanno inondato per un anno la città, Roma avrà nostalgia. Ne è convinto monsignor Rino Fisichella, responsabile vaticano del Giubileo, il più affollato anno santo della storia.
Vi aspettavate questi numeri?
«Lo studio che ci avevano consegnato prima dell’inizio del Giubileo parlava di 30,5 milioni: a livello di numeri siamo andati ben oltre le aspettative e se il Giubileo dovesse essere giudicato solo dai numeri certo che è stato grande successo».
Quali altri criteri vanno tenuti in considerazione?
«I pellegrini hanno vissuto una profonda esperienza spirituale. E poi va sottolineato la capacità di Roma di avere retto a un evento cosi importante: si è dimostrata una città accogliente e sicura agli occhi del mondo intero, frutto della grande collaborazione della macchina organizzativa».
Roma si è anche rigenerata: è sempre successo nella storia, durante degli anni santi nacquero Ponte Sisto e via della Lungara.
«Verissimo, c’è un legame intimo tra la …
Alla fine di tutti i pellegrini che hanno inondato per un anno la città, Roma avrà nostalgia. Ne è convinto monsignor Rino Fisichella, responsabile vaticano del Giubileo, il più affollato anno santo della storia.
Vi aspettavate questi numeri?
«Lo studio che ci avevano consegnato prima dell’inizio del Giubileo parlava di 30,5 milioni: a livello di numeri siamo andati ben oltre le aspettative e se il Giubileo dovesse essere giudicato solo dai numeri certo che è stato grande successo».
Quali altri criteri vanno tenuti in considerazione?
«I pellegrini hanno vissuto una profonda esperienza spirituale. E poi va sottolineato la capacità di Roma di avere retto a un evento cosi importante: si è dimostrata una città accogliente e sicura agli occhi del mondo intero, frutto della grande collaborazione della macchina organizzativa».
Roma si è anche rigenerata: è sempre successo nella storia, durante degli anni santi nacquero Ponte Sisto e via della Lungara.
«Verissimo, c’è un legame intimo tra la celebrazione del Giubileo e la città di Roma, che per prepararsi all’evento può usufruire di opere che poi rimangono. Si pensi, quest’anno, alla bellezza di Piazza Pia, al rifacimento di piazza San Giovanni in Laterano, piazza dei Cinquecento, piazza Risorgimento, alle tante opere restaurate nelle nostre chiese. E poi per l’occasione Roma ha saputo rifare un parco di autobus, ha saputo restaurare i pronto soccorso. Sono un frutto del Giubileo che resta ai romani».
Romani che però a volte di fronte all’invasione di pellegrini hanno bofonchiato…
«Anche io a volte ho avuto lo stesso sentimento di fronte alla ressa dei pellegrini… Ma devo anche dire che i romani sanno che tutto questo è un segno di amore per la città, e sanno che è un anno del tutto particolare di cui si avrà anche un po’ di nostalgia. Il Giubileo dei giovani ha portato a Roma un milione e duecentomila ragazzi che hanno lasciato un ricordo di gioia, festa e entusiasmo di cui probabilmente anche noi romani avevamo bisogno».
I social facevano parte integrante di quell’evento.
«Al grande Giubileo del 2000 sostanzialmente non c’era ancora internet, c’era solo la mail. Adesso abbiamo dovuto e potuto raggiungere milioni di pellegrini attraverso l’app, c’è stato anche il Giubileo degli influencer, che nel 2000 neppure esistevano. Questo fa capire che la Chiesa accompagna lo sviluppo del tempo e della storia».
C’è stato il pellegrinaggio dei cattolici lgbtq+ e quello dei cattolici tradizionalisti, con tanto di messa in latino a San Pietro: una Chiesa divisa o plurale?
«Questi pellegrinaggi ci dicono che la Chiesa non esclude nessuno, il cammino verso la porta santa è il simbolo di un incontro con Cristo che non può essere impedito a nessuno. E mostrano la diversificazione all’interno del grande mondo cattolico, non una piatta uniformità che rende tutti uguali ma la bellezza della creatività che porta a incontrare il messaggio del Vangelo con chiunque ne abbia desiderio».
Che eredità lascia il Giubileo della speranza in un mondo segnato, all’inizio come alla fine, dalle guerre?
«L’assunzione di responsabilità. Nel mondo non ci sono solo violenza e diseguaglianza ma anche tanti segni positivi di pace, bontà, unità. Papa Leone ha ribadito che la pace inizia dal cambiamento del cuore, se ognuno si sente coinvolto diventa operatore di pace, la pace nelle famiglie, nella società, nelle comunità diventa contagiosa… Perché non sognare una pace nel mondo intero? Ognuno può lasciare segni concreti di speranza».