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Venezuela, la famiglia Trentini chiede di rispettare il silenzio: “Giornate di angoscia e speranza”

La madre di Alberto Trentini

 

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L’appello mentre restano aperti i canali istituzionali e diplomatici attivati
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La famiglia Trentini rompe il silenzio solo per chiedere altro silenzio. Un appello misurato, sofferto, che arriva mentre le ore scorrono lente tra l’angoscia e una speranza che resta aggrappata a ogni possibile spiraglio. «La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto», dice la madre Armanda insieme all’avvocata Alessandra Ballerini.

La richiesta arriva mentre restano aperti i canali istituzionali e diplomatici attivati dopo il rapimento di Alberto Trentini, cooperante italiano sequestrato mentre si trovava all’estero per…

La famiglia Trentini rompe il silenzio solo per chiedere altro silenzio. Un appello misurato, sofferto, che arriva mentre le ore scorrono lente tra l’angoscia e una speranza che resta aggrappata a ogni possibile spiraglio. «La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto», dice la madre Armanda insieme all’avvocata Alessandra Ballerini.

La richiesta arriva mentre restano aperti i canali istituzionali e diplomatici attivati dopo il rapimento di Alberto Trentini, cooperante italiano sequestrato mentre si trovava all’estero per una missione umanitaria. Una vicenda che, come ricostruito nei giorni scorsi, è seguita passo dopo passo dal governo italiano, con il coordinamento di Palazzo Chigi e il coinvolgimento delle strutture competenti per i casi di cittadini italiani detenuti o rapiti fuori dal Paese.

Dalle prime ore successive al sequestro, la famiglia è stata costantemente informata dell’evoluzione dei contatti e delle iniziative in corso. La linea indicata dalle autorità è stata fin dall’inizio quella della massima riservatezza, ritenuta indispensabile per non interferire con interlocuzioni complesse e ancora in corso. Una scelta che ha comportato anche il rinvio o il ridimensionamento di comunicazioni pubbliche, proprio per evitare effetti controproducenti.Negli ultimi giorni, tuttavia, l’attenzione mediatica e politica è cresciuta, accompagnata da prese di posizione, commenti e ipotesi che hanno spinto la famiglia a intervenire direttamente. Si sono mossi mediatori autonomamente, lo stesso hanno fatto alcune forze politiche, il rischio è quello della confusione nel momento forse più delicato in questo anno di ingiusta detenzione.

Da qui l’appello a fermarsi, a non usare il nome di Alberto come terreno di polemica o di visibilità, e a lasciare che il lavoro prosegua lontano dai riflettori. «Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà», conclude la nota. Un ringraziamento che accompagna una richiesta precisa: rispettare il silenzio, perché in questa fase ogni parola pubblica può avere un peso che va oltre le intenzioni di chi la pronuncia.

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