Ora il centrodestra sembra avere fretta. La sentenza della Corte Costituzionale che partendo dal caso della Toscana ha ammesso la possibilità delle Regioni, in assenza di una norma del Parlamento, di legiferare sul fine vita, spinge la maggioranza a correre. «I lavori per approvare il testo ripartiranno subito, in questo mese», dice Francesco Zaffini di FdI, presidente della commissione Affari sociali, che con quella della Giustizia sta discutendo la nuova norma. "La sentenza ha validato la possibilità delle Regioni di legiferare anche se solo a livello gestionale - dice Zaffini - Apre un vulnus. Ora vedremo come procedere, per arrivare a un testo condiviso”.
A far accelerare i tempi, più che il nuovo invito della Consulta a regolare la mate…
Ora il centrodestra sembra avere fretta. La sentenza della Corte Costituzionale che partendo dal caso della Toscana ha ammesso la possibilità delle Regioni, in assenza di una norma del Parlamento, di legiferare sul fine vita, spinge la maggioranza a correre. «I lavori per approvare il testo ripartiranno subito, in questo mese», dice Francesco Zaffini di FdI, presidente della commissione Affari sociali, che con quella della Giustizia sta discutendo la nuova norma. "La sentenza ha validato la possibilità delle Regioni di legiferare anche se solo a livello gestionale - dice Zaffini - Apre un vulnus. Ora vedremo come procedere, per arrivare a un testo condiviso”.
A far accelerare i tempi, più che il nuovo invito della Consulta a regolare la materia, è proprio il riconoscimento che la legge toscana regionale “sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute”, quindi legittima in generale, anche se alcuni articoli non lo sono e devono essere cambiati. Si potrebbe muovere lo stesso Veneto, come prospettato ancora una volta da Luca Zaia, oggi presidente del consiglio regionale che quando guidava la giunta si era già detto favorevole a una norma locale. Ma anche altre realtà locali, dopo Toscana e Sardegna, potrebbero andare avanti, mettendo ancora più a nudo l’incapacità di procedere del Parlamento.
Nella sentenza della Consulta ci sono passaggi che potrebbero rendere necessario, sempre secondo esponenti di centrodestra, riaprire i termini per gli emendamenti, cosa che potrebbe allungare i tempi. Il punto è che nelle modifiche al testo base presentate dalla destra ci sono passaggi, ad esempio, che escludono la partecipazione del sistema sanitario pubblico nelle procedure del suicidio assistito. Ma la Corte ha espressamente scritto, valutando il caso Toscana, che la persona per la quale sono state verificate positivamente le condizioni per l’accesso al suicidio medicalmente assistito ha il diritto “di ottenere dalle aziende del servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura”. Si tratta di un punto chiave, che azzera alcuni degli emendamenti del centrodestra. Dal Pd hanno paura che i tempi si allunghino, ancora non si fidano riguardo alla reale intenzione della destra di arrivare alla legge.