La Cassazione annulla con rinvio. E l’imam di Torino, Mohamed Shahin, resta libero in attesa del nuovo giudizio della Corte di Appello di Torino.
La Suprema corte ha deciso oggi proprio su uno dei casi di presunta malagiustizia o "mancata collaborazione” che sono stati citati dalla premier Giorgia Meloni, nella conferenza stampa che ha riaperto dopo un anno alle domande dei cronisti. Shahin era recluso nel Cpr di Caltanissetta dal 24 novembre scorso in seguito alle sue frasi sul progrom del 7 ottobre in Israele, dopo che una prima valutazione dell’Appello aveva convalidato la decisione del trattenimento.
Successivamente, nel dicembre scorso, i giudici della corte di Appello di Torino lo avevano rimesso in libertà: Shahin era infatti, per i magistrati, “incensurato e non pericoloso”, dunque quel trattenimento risultava “illegittimo”. Ma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva immediatamente annunciato il ricorso: “Faremo valere le nostre ragioni”. In particolare, il Viminale s…
La Cassazione annulla con rinvio. E l’imam di Torino, Mohamed Shahin, resta libero in attesa del nuovo giudizio della Corte di Appello di Torino.
La Suprema corte ha deciso oggi proprio su uno dei casi di presunta malagiustizia o "mancata collaborazione” che sono stati citati dalla premier Giorgia Meloni, nella conferenza stampa che ha riaperto dopo un anno alle domande dei cronisti. Shahin era recluso nel Cpr di Caltanissetta dal 24 novembre scorso in seguito alle sue frasi sul progrom del 7 ottobre in Israele, dopo che una prima valutazione dell’Appello aveva convalidato la decisione del trattenimento.
Successivamente, nel dicembre scorso, i giudici della corte di Appello di Torino lo avevano rimesso in libertà: Shahin era infatti, per i magistrati, “incensurato e non pericoloso”, dunque quel trattenimento risultava “illegittimo”. Ma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva immediatamente annunciato il ricorso: “Faremo valere le nostre ragioni”. In particolare, il Viminale sulla decisione favorevole aveva eccepito essenzialmente due motivi di ricorso. Innanzitutto rilevando un primo vizio di procedimento, in particolare sullo spazio riservato al contraddittorio tra le parti, e poi segnalando l’assenza di reali elementi di novità rispetto alla prima decisione della corte di Appello del 28 novembre scorso, quella che aveva convalidato il fermo.
Un provvedimento molto atteso, dalla maggioranza di governo: e il caso ha voluto che a presiedere il collegio fosse un’autorevole toga di area progressista, Giuseppe Santalucia, già al vertice dell’Associazione nazionale magistrati fino al gennaio 2025 (relatrice Michaela Curami, e Raffaello Magi, Alessandro Centonze ed Annamaria Gavoni gli altri consiglieri).
Il fatto che nel dispositivo della Cassazione sia precisato che l’effetto sul trattenimento ne risulti congelato, cioé che l’imam resta libero fino alla nuova decisione, lascia immaginare che il vizio sia quello denunciato con il primo motivo ma ovviamente si è nel novero delle ipotesi. Per le motivazioni, come di rito, bisognerà infatti attendere la prossima settimana.