Spese militari, è scontro. Giorgetti: per aumentarle serve uno scostamento
di Tommaso Ciriaco , Giuseppe ColomboIl ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti
(ansa)ROMA – «Scostamento». Quando nell’aula del Senato si ritrova a rispondere a un’interrogazione dei 5 stelle sull’aumento delle spese militari, Giancarlo Giorgetti evoca il passaggio necessario per ottenere quella flessibilità che permetterebbe all’Italia di rispettare gli impegni presi con la Nato senza mettere a rischio i conti pubblici. Evitando allo stesso tempo di tagliare la spesa per scuola, sanità e welfare.
«L’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale — spiega il ministro dell’Economia — implicherebbe una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici» concordati con la Ue. Va approvata dal Parlamento, a maggioranza assoluta. Da tecnica, la questione si fa velocemente politica. Per mano della Lega, il partito di Gior…
ROMA – «Scostamento». Quando nell’aula del Senato si ritrova a rispondere a un’interrogazione dei 5 stelle sull’aumento delle spese militari, Giancarlo Giorgetti evoca il passaggio necessario per ottenere quella flessibilità che permetterebbe all’Italia di rispettare gli impegni presi con la Nato senza mettere a rischio i conti pubblici. Evitando allo stesso tempo di tagliare la spesa per scuola, sanità e welfare.
«L’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale — spiega il ministro dell’Economia — implicherebbe una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici» concordati con la Ue. Va approvata dal Parlamento, a maggioranza assoluta. Da tecnica, la questione si fa velocemente politica. Per mano della Lega, il partito di Giorgetti. «A noi — tuona Claudio Borghi — lo scostamento non piace, ma questo è quello che l’Ue concede: se le spese addizionali consentite sono solo per la difesa, la nostra richiesta è che siano usate per la sicurezza interna e le forze dell’ordine nelle strade, non certo per mandare militari al fronte». Poi il senatore del Carroccio, tra i fedelissimi di Matteo Salvini, frena proprio sul voto che serve per attivare la richiesta a Bruxelles: «Da qui a dire se voteremo o meno uno scostamento — incalza — ce ne passa, ci sono tante cose da vedere».
Il fronte della contrarietà è animato anche dalle opposizioni. Il pentastellato Stefano Patuanelli, che ha firmato l’interrogazione, parla di «pura follia». Dito puntato contro l’esecutivo. L’accusa recita così: «Stanno seriamente pensando di impegnare il Parlamento su uno scostamento in armi, magari per comprare quelle americane, come vorrebbe Trump». Nell’emiciclo di Palazzo Madama, il tema dell’aumento della spesa per gli armamenti va però oltre il passaggio dello scostamento. È Giorgetti a delineare il quadro generale sui prossimi passi dell’esecutivo. Il ministro usa parole prudenti. Traccia la strada e fissa il guardrail.
Si parte: l’Italia è pronta a tradurre gli impegni messi nero su bianco in autunno nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Un incremento della spesa per la difesa che — sottolinea — sarà «graduale». Fino a 12 miliardi in più nel 2028. In valori assoluti sono 22,5 miliardi aggiuntivi nei prossimi tre anni (3,5 miliardi nel 2026, 7 miliardi l’anno successivo, 12 miliardi nell’ultimo anno). Ma — è il ragionamento — proprio l’attivazione della clausola consentirà di non sfasciare le finanze pubbliche. Non servirà solo il via libera delle Camere allo scostamento. L’Italia dovrà anche essere fuori dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Per questo Giorgetti aggiunge che è «cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025». Arriverà a marzo. Se, come è stato già messo in conto, sarà sotto il 3%, allora sarà tutto pronto per «confermare gli intenti» sull’aumento della spesa. Un margine di tempo che servirà a Giorgia Meloni anche per provare a far rientrare l’irritazione dei leghisti. Giorgetti prova a lanciare un messaggio rassicurante in anticipo. «L’aumento nella spesa prospettato — dice — non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale».