Lottare “per i diritti di tutti” e non per la categoria o per un privilegio dei magistrati. Respingere una riforma “che peggiora la giustizia, invece di velocizzarla e migliorarla”. Difendere “le garanzie dei cittadini”, per “non inchinarsi agli abusi o al volere di un re o una regina”. Con una speranza che qui assume la forma di una consapevolezza: “Oggi è possibile vincere. Loro lo sanno e cominciano ad avere paura”.
Trenta volte No alla riforma Nordio-Meloni. È gremita di persone e testimonianze importanti la sala di via dei Frentani, a Roma, dove è partita ufficialmente la mobilitazione promossa dal comitato del No, Cgil e società civile, presidente Giovanni Bachelet, con il premio Nobel Parisi, con Rosi Bindi, Benedetta Tobagi, de Giovanni e Montanari, con il segretario Cgil Landini e i leader del controsinistra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. "Teniamoci stretta l'autonomia e indipendenza della magistratura: che è importante come una sanità dignitosa, una scuola che funzion…
Lottare “per i diritti di tutti” e non per la categoria o per un privilegio dei magistrati. Respingere una riforma “che peggiora la giustizia, invece di velocizzarla e migliorarla”. Difendere “le garanzie dei cittadini”, per “non inchinarsi agli abusi o al volere di un re o una regina”. Con una speranza che qui assume la forma di una consapevolezza: “Oggi è possibile vincere. Loro lo sanno e cominciano ad avere paura”.
Trenta volte No alla riforma Nordio-Meloni. È gremita di persone e testimonianze importanti la sala di via dei Frentani, a Roma, dove è partita ufficialmente la mobilitazione promossa dal comitato del No, Cgil e società civile, presidente Giovanni Bachelet, con il premio Nobel Parisi, con Rosi Bindi, Benedetta Tobagi, de Giovanni e Montanari, con il segretario Cgil Landini e i leader del controsinistra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. "Teniamoci stretta l'autonomia e indipendenza della magistratura: che è importante come una sanità dignitosa, una scuola che funzioni, votiamo no ", sottolinea Bachelet - figlio del vicepresidente del Csm "che oggi si vuole smembrato, indebolito e con i magistrati eletti col sorteggio", suo padre fu ucciso dalle Br sulle scale de La Sapienza, nel 1980.
Pesano le parole della premier Meloni di ieri, e gli attacchi rinnovati contro la magistratura. "Questa roba che stanno facendo non c'entra nulla con la giustizia. È solo lo smantellamento del diritto e del servizio per i cittadini", argomenta Landini. Che poi ha buon gioco a infiammare la platea: “Mi colpisce che la presidente del Consiglio dica serenamente che la sinistra sta sempre dalla parte sbagliata della storia. Ma mi chiedo: qual è per lei la parte giusta della storia? - rivendica il segretario Cgil, tra applausi scroscianti - Se fosse per la parte da cui provengono quelli della maggioranza Meloni, noi non avremmo la Costituzione, non avremmo la democrazia”.
Schlein attacca la riforma ma puntando alle parole di Meloni e del sottosegretario Mantovano: “Sono loro a rivelarci che idee hanno. La premier ci ha detto che la riforma è la risposta contro ‘intollerabile invadenza’. Sta dicendo: adesso vi facciamo vedere noi chi comanda”. E su Mantovano: “Ha rivelato che i giudici devono applicare le leggi nel segno della volontà di chi governa. Ma questa giustizia non serve agli italiani, solo a questo governo. È questo il pericolo certificato: questa non è democrazia, e contate su di noi per questa battaglia”. E sulle parole di Nordio, che aveva soffiato alla segreteria del Pd, "questa riforma serve anche a voi" , quasi grida: "No grazie, noi preferiamo la Costituzione".
La riforma della giustizia “è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili di chi vuole avere le mani libere. I cittadini diventano di serie B rispetto ai privilegiati della politica”, batte Giuseppe Conte. “Io sono qui a nome di tutto il nostro Movimento - precisa con un velo di perfidia il leader - che sì è battuto, compatto, sin dall'inizio contro questa riforma che si inserisce in un piano più ampio. C'è un obiettivo non nuovo della destra: scardinare l'equilibrio dei poteri. Ma se ha hai una investitura popolare non puoi fare quello che vuoi, devi rispettare la legge”.
E lo scrittore Maurizio de Giovanni: “Chi ha paura della magistratura? Chi ha paura di una giustizia che funziona, e vuole invece che funzioni peggio, perché vede il lavoro dei giudici come un intralcio, un ostacolo alle sue mire?" "Io ho paura invece degli effetti di questa riforma, di quello che significherebbe per noi cittadini e per lo stato della democrazia". E parte da queste parole l’altro co-leader di Avs, Nicola Fratoianni: “Ha ragione de Giovanni. Noi avremmo anche voluto si rispettassero anche i tempi della raccolta delle firme che è ancora in corso. Ma se il governo decide, dobbiamo arrivare pronti e vincere il referendum". E Angelo Bonelli: “Meloni non rispetta le procedure costituzionali anche perché ha paura di perdere”, quindi chiama a una "grande mobilitazione del Paese in difesa della democrazia".
C'è anche l'associazione nazionale magistrati col segretario Rocco Maruotti, sale sul palco l'avvocato Enrico Grosso, che presiede il comitato per il No dell'Anm, e dice: "Resisteremo alle intimidazioni che si fanno ogni giorno più aggressive e violente. Resisteremo a chi, dalla presidenza del Consiglio, auspica
una magistratura politicizzata e prona".
Sala che si alza in piedi e tributa un lungo applauso a Sigfrido Ranucci: “Siamo in un momento complicatissimo in cui c’è l’attacco a tutte le forme di controllo della democrazia - é la sua testimonianza - sento poi che la premier immagina una commissione sui dossieraggi. Cominciassero da quelli che hanno fatto a me. Come è grave ed infame quello che è avvenuto sul caso Bellavia: i nomi che sono stati dati erano in un armadio della Dda. Chi li ha violati?”.
“Riforma sbagliata e pericolosa”, la definisce anche il primo cittadino di Roma, Roberto Gualtieri, che si chiede "come sia stato possibile arrivare forzatura dopo forzatura a questo stadio", mentre sono tanti i sindaci impegnati in prima fila. E Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 giuristi che stanno portando avanti l’iniziativa delle firme cita Queneau : “Contare, parlare, sognare. Stiamo contando queste firme che sono ormai una grande onda. Stiamo parlando con tantissimi cittadini che comprendono ormai la posta in gioco. Sappiamo che la meta è vicina”. E se governo decidesse già la data del referendum? “Vi faremo divertire”. Il primo possibile ricorso al Tar Lazio sarebbe già approntato.