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Referendum giustizia, Zanon: “No a toghe di opposizione con il sì magistrati indipendenti”

Nicolò Zanon, presidente del comitato per il Sì al referendum sulla giustizia

 

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L’ex vicepresidente della Consulta e ora presidente del comitato per il Sì vicino al governo: “Non do peso ai sondaggi” siamo convinti dei nostri argomenti convinceremo gli elettori
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«Confesso, non mi appassiona la data del referendum, parliamo del merito». Nicolò Zanon, già vicepresidente della Consulta, professore a Milano di diritto costituzionale, è presidente del comitato per il Sì vicino al governo, sebbene la squadra non sia ancora davvero partita.

Presidente Zanon, la premier ha anticipato: 22 e 23 marzo. Ma non è una forzatura, con l’altra raccolta di firme ancora in corso? E non tradisce i timori di una rimonta del no?

«Vedo invece che c’è chi punta alle calende greche, a ogni costo. Ma se devo fare il giurista, ricordo che la legge del 1970 stabilisce proprio ciò che sta facendo il governo: il referendum va indetto con decreto del presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri da assumere entro i 60 giorni dalla prima sentenza di ammissibilità della Cassazione, quindi entro il 17 gennaio. Sul resto, non do peso ai sondaggi».

Né lei, né gli altri. Sicuro?

«Specie di fronte a una questione così complessa, io non ragiono in termin…

«Confesso, non mi appassiona la data del referendum, parliamo del merito». Nicolò Zanon, già vicepresidente della Consulta, professore a Milano di diritto costituzionale, è presidente del comitato per il Sì vicino al governo, sebbene la squadra non sia ancora davvero partita.

Presidente Zanon, la premier ha anticipato: 22 e 23 marzo. Ma non è una forzatura, con l’altra raccolta di firme ancora in corso? E non tradisce i timori di una rimonta del no?

«Vedo invece che c’è chi punta alle calende greche, a ogni costo. Ma se devo fare il giurista, ricordo che la legge del 1970 stabilisce proprio ciò che sta facendo il governo: il referendum va indetto con decreto del presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri da assumere entro i 60 giorni dalla prima sentenza di ammissibilità della Cassazione, quindi entro il 17 gennaio. Sul resto, non do peso ai sondaggi».

Né lei, né gli altri. Sicuro?

«Specie di fronte a una questione così complessa, io non ragiono in termini di rimonte o flessioni. Sulla fretta: due mesi e mezzo di campagna non sono abbastanza? E poi le dico un’altra cosa: i costituzionalisti che hanno studiato questa questione, prima che diventasse politicamente velenosa, dicevano che c’è un interesse oggettivo dell’ordinamento a sciogliere in tempi ragionevoli l’incertezza sulla vigenza della delibera che, dopo i quattro passaggi in Parlamento, ha approvato la revisione costituzionale».

Ma la strategia di chi boccia la riforma ora va oltre le toghe, parla di democrazia: dire no per avere giudici non sottomessi ai politici. Non vi preoccupa?

«Ancora con questa bufala? Addirittura, la soggezione dei giudici, non più solo dei pubblici ministeri, alla politica? Potrei dire che sono d’accordissimo con quelli del no: nessun magistrato deve esser condizionato da null’altro che dalla legge, esattamente come dice l’articolo 101 della Costituzione, che la riforma non tocca. Mentre il nuovo articolo 104 assicura: ‘La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere’. Ed ancora: 'è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente'. Per cui, di quali condizionamenti stanno parlando, i sostenitori del no?».

Però, professore: lei stesso aveva espresso argomentate critiche contro la riforma. Parlava di pericolosi conflitti tra poteri dello Stato e di pm troppo potenti. Cos’è che, d’un tratto, ha convertito lei ed altri autorevoli giuristi?

«Non sono affatto un “convertito”, come lei dice: da più di 25 anni sostengo la separazione delle carriere...»

E quelle analisi?

«Ha presente una cosa che si chiama spirito critico? Ho sempre esercitato la mia libertà di giudizio, tanto più lo facevo con la riforma in gestazione. Ora mi si rimproverano vecchi pareri, senza considerare che, mentre si lavorava al testo, essi erano mossi da una posizione ancor più “separatista” di quella assunta poi dalla riforma. Possiamo certo discutere dei dettagli, ma non ho dubbi che i vantaggi della riforma siano indiscutibili».

E da ex giudice costituzionale non la turbano neanche le ultime parole della premier Meloni: i giudici che pronunciano sentenze sgradite, o decidono scarcerazioni, “vanificano il lavoro di forze dell’ordine e Parlamento”?

«Credo che la premier si riferisca a interpretazioni ideologiche o tendenziose delle leggi approvate in Parlamento, e non intenda affatto disconoscere il ruolo della giurisdizione. Ma in qualche frangia della magistratura è fortissima la convinzione di dover a tutti i costi ‘fare opposizione’. E alcuni giudici confondono la loro sacrosanta indipendenza con l’indipendenza dalla legge».

Eppure un ex presidente Anm come Santalucia, con cui lei ha spesso dialogato in pubblico, definisce le parole della premier “un pericoloso fraintendimento”. Sbaglia anche lui?

«Ribadisco la grande stima per il presidente Santalucia, ma ripeto quello che ho detto. Molte volte si spaccia per tutela dei diritti (in sé cosa preziosissima), la tendenza a far dire a Costituzione e leggi quel che esse non dicono».

Presidente Zanon, avete risolto i problemi di finanziamento del comitato? Le hanno offerto una macchina da guidare senza carburante?

«La benzina nel serbatoio del nostro comitato la mettono i cittadini, con i loro contributi volontari».

E siete sempre convinti di vincere?

«Siamo convinti dei nostri argomenti, e fortemente fiduciosi che riusciremo a spiegarli bene a tutte le persone che ci vorranno ascoltare. Mi lasci anche dire che siamo entusiasti di partecipare a questo confronto referendario: stiamo assistendo ad una straordinaria riflessione costituzionale che attraversa tutto il Paese, e che non riguarda soltanto i magistrati, i giuristi o gli accademici, ma coinvolge tutti i cittadini, chiamati a interrogarsi sul significato di una giustizia più giusta ed efficiente».

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