ROMA – Nella grande sala del Centro congressi Frentani, dove le poltrone sono tutte occupate per il primo evento pubblico del Comitato civico per il no al referendum, circola voce di un sondaggio che molto presto sarà reso pubblico. La distanza tra i favorevoli e i contrari alla riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere si starebbe assottigliando. Per questo i magistrati, riuniti dal presidente Giovanni Bachelet, sono convinti che dietro agli attacchi rivolti da Giorgia Meloni alle toghe in conferenza stampa ci sia il timore, da parte della premier, che la battaglia possa essere più dura del previsto.
Battaglia che i comitati per il no vogliono giocare fino all’ultimo e che vede come primo passo, con l’aiuto dei partiti di centrosinistra tutti presenti in sala, il raggiungimento delle 500 mila firme necessarie affinché i 15 giuristi possano depositare un nuovo quesito referendum e fare ricorso alla Corte Costituzionale. Verrebbero così insidiati i piani del governo, che domani fisserà la data del voto per il 22-23 marzo, senza attendere i 90 giorni messi a disposizione dei cittadini per presentare la richiesta di referendum.
Il campo largo ci ha messo la faccia. Soprattutto la segretaria dem, Elly Schlein, che non solo ha invitato, con appelli e comunicati, a firmare la proposta referendaria, ma ha fatto anche inviare una mail ai parlamentari affinché si impegnino al massimo. È questo un nuovo banco di prova, dopo le regionali, per la coalizione. Importante sul piano nazionale in vista delle politiche. Tutti ne sono consapevoli. E i sondaggi, che accorciano le distanze, iniziano a far ben sperare i sostenitori del no, anche se i partiti vanno cauti. La tentazione di politicizzare il voto è forte, ma potrebbe non essere la strada opportuna. Di certo non è quella a cui tendono i magistrati.
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sta studiando le prossime mosse e prova a fiutare l’aria. Per adesso si appoggia alle iniziative dei comitati referendari ma molto presto tutti i partiti dovranno muoversi anche in autonomia. E misurarsi tra loro, su chi riuscirà a mobilitare di più.
Ieri Schlein si è fermata a chiacchierare con i co-leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sui prossimi appuntamenti da mettere in campo. E poi, a conclusione dell’intervento, la segretaria si è avvicinata a Conte rivolgendogli un «bravo».
Nel frattempo dal palco viene annunciato che la sottoscrizione dei 15 giuristi ha raggiunto quota 300 mila. A disposizione ci sono ancora una ventina di giorni: saranno determinanti. Infatti il comitato, ora che il lancio ufficiale è avvenuto, nelle prossime tre settimane si concentrerà su iniziative capillari città per città, piccole e grandi. Forte anche dell’appoggio di Ali, Autonomie locali italiane, annunciata dal suo presidente e sindaco di Roma Roberto Gualtieri in seguito a una consultazione interna con un voto netto in favore dell’adesione.
Inoltre, già la prossima settimana il direttivo del comitato civico per il no si riunirà per mettere a punto un’iniziativa nazionale con data febbraio, quando anche il comitato per il sì, guidato da Nicolò Zanon, dovrebbe fare il suo debutto tra le tante difficoltà che sta affrontando in questi giorni. I partiti di centrodestra infatti non riescono a trovare una data per il lancio ufficiale della campagna referendaria, complice anche la mancanza di fondi. Al contrario Forza Italia, che si sta muovendo in autonomia, ha già in programma tre eventi, una raccolta fondi e sullo sfondo, seppur da attori non protagonisti, ci sono i figli di Silvio Berlusconi. Non saranno presenti alle iniziative ma invieranno un messaggio. In questo contesto un eventuale ricorso dei 15 giuristi può cambiare il corso delle cose. Anche se non arriveranno alle 500 mila firme possono fare ricorso al Tar del Lazio. Ma se depositeranno il quesito potranno agire davanti alla Corte Costituzionale contro il governo.