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Giro di consultazioni sulla legge elettorale: il piano di Meloni

Una combo fotografica di Elly Schlein e Giorgia Meloni, 18 ottobre 2025. ANSA (ansa)

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La premier lavora a una serie di incontri con i vertici dei partiti. La segretaria dem avverte: “No ad antipasti di premierato”
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Come in un eterno deja vù, lo schema sarà quello seguito per il premierato. E pazienza se rischia di non finire bene: oggi, allo stesso modo di allora.

Anche per la riforma della legge elettorale cucinata dal centrodestra per consentire «a chi prende più voti di governare cinque anni con una maggioranza solida», Giorgia Meloni sta pensando di avviare un giro di consultazioni con i gruppi parlamentari di opposizione e i rispettivi leader — come già avvenne per il ddl costituzionale sul rafforzamento delle prerogative del capo del governo — allo scopo di coinvolgere la minoranza nella stesura delle nuove regole in vista delle Politiche. Lo farà di qui a fine febbraio, dead line entro la quale i deputati incaricati del dossier depositeranno il testo che cancella i collegi uninominali e introduce il sistema proporzionale con premio di maggioranza.

Come in un eterno deja vù, lo schema sarà quello seguito per il premierato. E pazienza se rischia di non finire bene: oggi, allo stesso modo di allora.

Anche per la riforma della legge elettorale cucinata dal centrodestra per consentire «a chi prende più voti di governare cinque anni con una maggioranza solida», Giorgia Meloni sta pensando di avviare un giro di consultazioni con i gruppi parlamentari di opposizione e i rispettivi leader — come già avvenne per il ddl costituzionale sul rafforzamento delle prerogative del capo del governo — allo scopo di coinvolgere la minoranza nella stesura delle nuove regole in vista delle Politiche. Lo farà di qui a fine febbraio, dead line entro la quale i deputati incaricati del dossier depositeranno il testo che cancella i collegi uninominali e introduce il sistema proporzionale con premio di maggioranza.

La mossa della presidente del Consiglio avrebbe un duplice obiettivo: smontare le accuse di puntare ai pieni poteri mediante una legge approvata a colpi di maggioranza. Ma anche spaccare il fronte progressista, che sul tema sembra avere idee diverse. Se infatti M5s ma anche Avs paiono simpatizzare per il proporzionale, il Pd non ha ancora maturato una linea chiara. Dubbi nei quali Meloni potrebbe incunearsi per seminare zizzania nel campo avversario.

«Noi non abbiamo mai visto una proposta formale, se arriva la guarderemo senza pregiudiziali», dice la segretaria pd Elly Schlein a “In onda”, su La7. Ma avverte: «Se la premessa è che hanno paura di perdere e cominciano con un antipasto di premierato, una riforma che noi contestiamo perché rafforza i poteri di chi è al governo a scapito del Parlamento e del presidente della Repubblica, allora sarà difficile fare questa discussione».

Al netto della strategia meloniana, c’è pure una ragione di merito che spinge la destra ad accelerare: secondo le norme di soft low stabilite dal Consiglio d’Europa non è opportuno modificare il sistema elettorale nell’ultimo anno di legislatura. Eventuali ritocchi vanno quindi approvati con congruo anticipo rispetto alle elezioni per garantire ai cittadini e ai candidati il tempo necessario a comprenderne gli effetti: riforme frequenti e a ridosso del voto minano infatti la fiducia pubblica e possono apparire come strumenti di manipolazione a fini di convenienza politica.

Ma non basta. Presso la Corte Edu di Strasburgo pende anche il ricorso dell’ex segretario dei Radicali Mario Staderini, il cui esito è atteso a breve. Se il principio di “non modificabilità della legge elettorale nell’anno precedente al voto” dovesse essere ribadito, cambiare in extremis — come fatto nel 2017 con il Rosatellum — diventerebbe rischioso. Una volta promulgata, la legge potrebbe essere impugnata in tribunale e finire davanti alla Consulta, che si esprimerebbe prima dell’apertura delle urne. Ostacoli che la compagine governativa intende scongiurare. Chiudendo la partita entro l’estate.

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