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Data referendum, pronto il ricorso. Il comitato dei 15 giuristi: “Informiamo il capo dello Stato"

AVVIO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA 

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La protesta contro la decisione del governo: "La destra si prende gioco di 400 mila firme”
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Avanti tutta. L'esecutivo fissa la data del referendum sulla giustizia: gli italiani diranno la loro ultima parola il 22 e 23 marzo, domenica e lunedì, sulla riforma che non solo separa definitivamente le carriere di pubblici ministeri e giudici, ma istituisce un'Alta Corte disciplinare e due nuovi Csm, nei quali i magistrati saranno scelti con sorteggio. E su quella che appare come l'ennesima forzatura del governo, c'è già il ricorso pronto per il deposito dinanzi al Tar del Lazio.

"Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi". È la risposta nero su bianco che arriva già ieri sera dal comitato dei quindici giuristi - portavoce l'avvocato Carlo Guglielmi - che hanno promosso la raccolta firme per il secondo quesito referendario - giunta quasi a 400mila sottoscrizioni, il traguardo di 500mila è davvero vicino. Sarà comunque il presidente della Repubblica Mattarella a indire il referendum, non sarà lui a esaminare eventuali dubbi di costitu…

Avanti tutta. L'esecutivo fissa la data del referendum sulla giustizia: gli italiani diranno la loro ultima parola il 22 e 23 marzo, domenica e lunedì, sulla riforma che non solo separa definitivamente le carriere di pubblici ministeri e giudici, ma istituisce un'Alta Corte disciplinare e due nuovi Csm, nei quali i magistrati saranno scelti con sorteggio. E su quella che appare come l'ennesima forzatura del governo, c'è già il ricorso pronto per il deposito dinanzi al Tar del Lazio.

"Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi". È la risposta nero su bianco che arriva già ieri sera dal comitato dei quindici giuristi - portavoce l'avvocato Carlo Guglielmi - che hanno promosso la raccolta firme per il secondo quesito referendario - giunta quasi a 400mila sottoscrizioni, il traguardo di 500mila è davvero vicino. Sarà comunque il presidente della Repubblica Mattarella a indire il referendum, non sarà lui a esaminare eventuali dubbi di costituzionalità, e il governo - fino a sera, al tavolo del Cdm, attraverso le parole di Mantovano - ha mostrato comunque di non ritenere fondati i pericoli di quell'azione giudiziaria. Ritenuta, stando a fonti di palazzo Chigi, un atto "strampalato e illegittimo".

È l'ultimo braccio di ferro, intorno a cui si consumerà la campagna che ora entra nel vivo. Lo scontro politico si acutizza, per Pd e 5s "questa ulteriore mossa rivela i timori della Meloni" sulla possibile rimonta del no. Lo stesso comitato “Società civile per il no", guidato dal professor Giovanni Bachelet, punta il dito: "Una decisione che strozza il dibattito pubblico e parla della loro paura".

E, nel dettaglio, l'avvocato Guglielmi a nome dei 15 giuristi tiene il punto e spiega perché, invece, la scelta di fissare già la data sarebbe contro norme e prassi: "Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo persino a "sfottere" con un suo ministro gli oltre 350 mila cittadini che in pochi giorni hanno firmato". Il riferimento è al ministro Foti che, interpellato sulla possibilità che un tale ricorso venisse accolto, ha fatto spallucce: "Se mio nonno fosse un treno".

Il comitato della raccolta firme ribadisce che oggi "sarà informato il capo dello Stato e i comitati promotori, con i parlamentari, a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede". Il tam-tam aggiunge che, dopo quello che é avvenuto, "c'è un motivo in più per firmare e far firmare". Di qui a marzo, 67 giorni di battaglia.

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