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Referendum, Bachelet: “Il governo teme di perdere e accelera per strozzare il dibattito”

Giovanni Bachelet, presidente del comitato “Società civile per il No” per il referendum sulla giustizia

 

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Il presidente del comitato “Società civile per il No” sulla data scelta dal Cdm (22-23 marzo): “Certifica questa grande paura basata sulla percezione della rapida crescita delle ragioni del no nella coscienza del Paese”
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La forzatura sulla data? È molto grave, è un maldestro tentativo di strozzare il dibattito. E testimonia i timori del governo». Giovanni Bachelet, già professore di Fisica alla Sapienza, ex deputato Pd e figlio di Vittorio, l’allora vicepresidente del Csm assassinato dalle Br, oggi guida il vasto comitato “Società civile per il No”, già professore di Fisica alla Sapienza, ex deputato Pd e figlio di Vittorio, l’allora vicepresidente del Csm assassinato dalle Br, oggi guida il vasto comitato “Società civile per il No”. E non nasconde lo stupore.

Presidente Bachelet, il governo teme di perdere il referendum?

«La scelta del Consiglio dei ministri certifica questa grande paura basata, io credo, sulla percezione della rapida crescita delle ragio…

La forzatura sulla data? È molto grave, è un maldestro tentativo di strozzare il dibattito. E testimonia i timori del governo». Giovanni Bachelet, già professore di Fisica alla Sapienza, ex deputato Pd e figlio di Vittorio, l’allora vicepresidente del Csm assassinato dalle Br, oggi guida il vasto comitato “Società civile per il No”, già professore di Fisica alla Sapienza, ex deputato Pd e figlio di Vittorio, l’allora vicepresidente del Csm assassinato dalle Br, oggi guida il vasto comitato “Società civile per il No”. E non nasconde lo stupore.

Presidente Bachelet, il governo teme di perdere il referendum?

«La scelta del Consiglio dei ministri certifica questa grande paura basata, io credo, sulla percezione della rapida crescita delle ragioni del no nella coscienza del Paese».

Lei spinge per un “patriottismo costituzionale”. Rovescia con una citazione una parola della destra?

«Perché quell’espressione (Verfassungspatriotismus) nasce da Jürgen Habermas e lancia in Germania, proprio negli anni in cui ho avuto la fortuna di lavorare in quel Paese, una nuova idea di patriottismo dopo gli orrori del nazionalsocialismo ...».

Il senso, nella battaglia di oggi?

«Un’idea di patriottismo aperta all’Europa e al diritto internazionale. Anche per Maritain, che ha ispirato vari costituenti cattolici, nessuna democrazia può esistere senza un nucleo morale comune. Ecco, per questo, nell’iniziativa di sabato, ho voluto aprire con l’inno di Mameli».

Intanto a Firenze ci sono voci di sinistra che vanno verso il sì.

«Guardi, c’è sempre stata una illustre minoranza di fautori della separazione delle carriere tra pm e giudici, discussa in varie legislature e accantonata. Ma nessuno di loro si è mai sognato di togliere ai nuovi Csm il potere autodisciplinare, e meno ancora di sostituire con i dadi l’elezione dei magistrati. Anzi, uno c’era stato, indovini...».

Chi?

«Giorgio Almirante, che nel 1971 proponeva un parziale sorteggio dei membri del Csm. Ma neppure lui l’associava alla separazione, perché i due temi sono distinti».

Nel merito, la Meloni vi accusa di dire il falso con l’equazione: “Vota no per non avere giudici controllati dalla politica”. Perché sbaglia?

«Perché è in un’altra occasione che lei dice il vero. Quando, nel giorno in cui viene bocciata la delibera che stanziava 13 miliardi per il Ponte, Meloni sbotta: “La riforma della giustizia e della Corte dei conti sono la risposta alla intollerabile invadenza dei giudici”. Ecco, lì, lei era sincera. È tutto lì il senso della pericolosa riforma».

Cosa non va bene, oltre alla separazione tra pm e giudici?

«Intanto, oggi le funzioni sono già separate. La vera novità è la demolizione del Csm, previsto dai costituenti a tutela dell’autonomia e indipendenza della magistratura “dall’ingerenza di ogni futuro ministro di Giustizia”. Lo scrive già Ruini, relatore dell’articolo 105 in Costituente, e pensi: lo rende così attuale oggi il ministro Nordio, quando consiglia a Schlein di non opporsi a questa riforma, perché, in fondo, gioverebbe anche al Pd».

Lei ha vissuto, da figlio, la ferocia del terrorismo e il peso degli Anni di piombo, respinto grazie a una grande coesione civile e istituzionale. Crede sia di nuovo cupo il tempo e giusto impegnarsi?

«Mio padre, nei meravigliosi anni Settanta in cui fiorivano diritti e partecipazione mentre (altre) spinte extraparlamentari minacciavano giudici e democrazia, mi disse che la libertà, il diritto e libere elezioni sono come le mani. Capisci quanto erano importanti solo quando te le hanno tagliate. Per questo anche oggi ho sentito il dovere di accettare questa responsabilità».

Pensate davvero di farcela per il 22 e 23 marzo?

«Saremo maggioranza. Così come, prima del 31 gennaio, le firme andranno oltre le 500mila».

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