✕

Referendum, Laurito per il No: “Riforma indebolisce la giustizia già lenta, protegge solo i potenti”

Ascolta l'audio

L’attrice e cantante si schiera con un video di due minuti. E a Repubblica spiega: “Prima di essere un’artista sono una cittadina che crede ancora nel voto”
3 minuti di lettura

“Difendiamola con i denti, vi prego”. Diretta, appassionata. La testimonial che non ti aspetti. Marisa Laurito è in campo per il No, a tutela della “nostra preziosa Costituzione”. Puntuale, con gli appunti a cui gettare un occhio: “Vi chiedo scusa, ma devo essere precisa”, comincia guardando in camera. Ed è una voce che spiazza tra toghe e giuristi. Con la sua arte che attraversa epoche e generi, la sua versatilità appresa alla scuola dei grandi, dal teatro di Eduardo alla tv di culto di Arbore, l’umorismo dai tempi impeccabili, il sorriso contagioso. Così l’attrice e cantante spiega le sue ragioni in una clip di neanche 2 minuti, per Articolo 21, che sta nell’arcipelago di sigle mobilitate per il No. Un video girato in un angolo del palco a fine spettacolo (è in tournée teatrale con Enzo Gragnaniello e una squadra di musicisti, da sud a nord porta in scena “Vasame. L’amore è rivoluzionario”), cui plaudono anche le toghe di Area e di Md. Addosso uno dei suoi colorati caftani, i rifles…

“Difendiamola con i denti, vi prego”. Diretta, appassionata. La testimonial che non ti aspetti. Marisa Laurito è in campo per il No, a tutela della “nostra preziosa Costituzione”. Puntuale, con gli appunti a cui gettare un occhio: “Vi chiedo scusa, ma devo essere precisa”, comincia guardando in camera. Ed è una voce che spiazza tra toghe e giuristi. Con la sua arte che attraversa epoche e generi, la sua versatilità appresa alla scuola dei grandi, dal teatro di Eduardo alla tv di culto di Arbore, l’umorismo dai tempi impeccabili, il sorriso contagioso. Così l’attrice e cantante spiega le sue ragioni in una clip di neanche 2 minuti, per Articolo 21, che sta nell’arcipelago di sigle mobilitate per il No. Un video girato in un angolo del palco a fine spettacolo (è in tournée teatrale con Enzo Gragnaniello e una squadra di musicisti, da sud a nord porta in scena “Vasame. L’amore è rivoluzionario”), cui plaudono anche le toghe di Area e di Md. Addosso uno dei suoi colorati caftani, i riflessi blu nei capelli.

Marisa Laurito, l’ironica sciantosa si è messa a studiare la riforma?

Ride. “Studiare il diritto no, anche perché qui c’abbiamo da fare lo spettacolo tutte le sere, io poi ho anche un teatro da dirigere che amo molto (il Trianon, a Napoli, in una zona ad alto rischio di devianze, ndr). Ma provare a smontare i messaggi che vengono da destra sulla riforma, capire perché avevano tutta ‘sta fretta di approvarla e anche di farcela ingoiare subito, correndo pure con la data del referendum, questo sì”.

Stavolta è al ministro Nordio che non le manda a dire?

“Mi pare che tutto il governo, con Meloni in testa, abbiano una grande premura di portare a casa qualcosa da esibire come novità. Ma io ho chiara una cosa, che secondo me i cittadini non sanno: dei tanti interventi di cui noi, comuni mortali, avevamo bisogno per sperare in processi meno lunghi, in una giustizia più efficiente, la riforma non si occupa assolutamente. Come se non fosse urgente, come se a loro interessasse altro: presi da una foga che mette nel mirino le toghe ma che danneggia tutti noi”.

E che cosa non le piace, per essere concreti?

“Poiché sono una che, per ossessione professionale, ha l’occhio per il finale, io ho capito che il finale di questa riforma è preoccupante. Questa riforma non risolve davvero le inefficienze e i tempi biblici delle cause e rischia di politicizzare di più la giustizia creando nuove disuguaglianze. Insomma, mi inquieta che ci possano essere meccanismi di nomina o di controllo più legati alla politica, e che si crei un’influenza esterna sui magistrati, limitando la loro autonomia. In questo modo, diciamolo con chiarezza: aumenterebbero le protezioni per i potenti, e tutti gli altri si ritroverebbero più deboli, vulnerabili. Ma nessuno deve essere al di sopra della legge”.

Lei dice: “Vi prego andiamo a votare no, difendiamo la nostra Costituzione italiana”.

“Io sono figlia della città delle Quattro Giornate. Noi sappiamo di quale trama, di quali sacrifici, è fatta quella Carta, che si basa sulla cultura antifascista. Perciò me la terrei assai cara la Costituzione, specie dove garantisce l’equilibrio nella separazione dei poteri”.

È pronta a qualche schizzo che potrebbe arrivarle: “È un’artista, cosa capisce di giustizia”?

“Io sono un’artista, certo. Ma prima di tutto sono una cittadina che non ha smesso di credere nei doveri e nell’impegno che la democrazia comporta, una che non ha smesso di andare a votare. E che si informa, vuole avere un proprio pensiero politico, come forse dovrebbero fare tutti gli italiani. E poi in tante battaglie, chi mi conosce lo sa, uso la mia voce per chi non ce l’ha. Ritengo che sia un dovere”.

È preoccupata dalla scarsa partecipazione?

“Un po’ sì, e da parecchio. Purtroppo per avere un pensiero politico e andare a votare con il cuore in pace bisogna informarsi, leggere, non fermarsi al primo post che ti fanno arrivare sul cellulare. Insomma cercare di capire quello che non vorrebbero tu capissi: ad esempio tra le pieghe degli slogan che ti fanno arrivare via social, via tv, o attraverso servizi di giornale pilotati. Meno male che esistono ancora giornali o programmi tv che approfondiscono”.

Non siete in pochi, come artisti, a esservi schierati per il sì o il no, di fronte a una legge che mette le mani sulla Costituzione?

“Nel mondo della cultura e dello spettacolo non tutti prendono le distanze. Ma molti hanno paura di non lavorare più, schierandosi. E in realtà, per qualcuno va detto, i problemi non sono mancati”.

Referendum, l'appello di Marisa Laurito per il No: "Magistrati restino indipendenti dalla politica"

Leggi i commenti