ROMA – La ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati dice che certo, «la legge è sempre interpretabile». E tuttavia, dal punto di vista dell’avvocata forzista esperta di diritto canonico, la battaglia legale che si annuncia sulla data del referendum (contro una riforma «che restituirà ai cittadini la fiducia nei confronti della magistratura») non ha solide argomentazioni legali: «Ognuno può fare quello che vuole, io ritengo che non ci siano le basi per fare un ricorso», è la sua sentenza.
Poco dopo, nel Salone Garibaldi di Palazzo Madama dopo l’informativa del ministro Antonio Tajani su Crans Montana e crisi venezuelana, la ministra parla con Repubblica di legge elettorale. E apre all’ipotesi, circolata nelle ultime settimane, di consultazioni co…
ROMA – La ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati dice che certo, «la legge è sempre interpretabile». E tuttavia, dal punto di vista dell’avvocata forzista esperta di diritto canonico, la battaglia legale che si annuncia sulla data del referendum (contro una riforma «che restituirà ai cittadini la fiducia nei confronti della magistratura») non ha solide argomentazioni legali: «Ognuno può fare quello che vuole, io ritengo che non ci siano le basi per fare un ricorso», è la sua sentenza.
Poco dopo, nel Salone Garibaldi di Palazzo Madama dopo l’informativa del ministro Antonio Tajani su Crans Montana e crisi venezuelana, la ministra parla con Repubblica di legge elettorale. E apre all’ipotesi, circolata nelle ultime settimane, di consultazioni con le opposizioni sulla falsariga di quelle sperimentate con il premierato e con il salario minimo: «È un format che abbiamo sempre applicato – garantisce – non è una novità». Nel maggio 2023, la formula è stata stata utilizzata la prima volta per il “cantiere delle riforme istituzionali”. La premier Giorgia Meloni riceveva le delegazioni dei partiti nella Biblioteca della Camera. Così iniziava il percorso accidentato che ha portato al testo sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, approvato con un primo sì al Senato a giugno 2024 e poi abbandonato in commissione Affari costituzionali a Montecitorio da circa venti mesi. Ora che si parla di cambiare il sistema di voto ne rimane solo il fantasma sullo sfondo: «Si terrà conto anche del premierato – assicura la ministra – qualora si elaborasse una nuova legge elettorale». Secondo la titolare delle Riforme, infatti, i tempi non sono maturi: «Ancora, formalmente, non c’è un tavolo». Eppure un tavolo – silente e operoso – esiste da diversi mesi tra i partiti di maggioranza. Ognuno ha un delegato. E il modello di fondo è già stato individuato: un sistema proporzionale con premio di maggioranza. L’iniziativa sarà parlamentare, per questo il ministero di Casellati, che pure avrebbe la competenza in materia, non è in prima linea. Certo, anche la ministra ammette che il dibattito già ci sia: «Di legge elettorale si parla sempre, sia dalla parte dell’opposizione che della maggioranza, è un tema classico».
In realtà, per ora, le minoranze sono rimaste a bordo campo. Le «interlocuzioni» menzionate da Meloni in conferenza stampa sono state minime, e informalissime. Casellati promette che il faccia a faccia non verrà eluso e avrà l’attenzione che merita: «Ci sono voluti sei mesi per il premierato». Troppo tempo? Per la ministra «il tempo per il dialogo non è mai troppo». Ma pone un limite alla disponibilità della maggioranza: «Il problema è arrivare a un obiettivo, trovare un punto di caduta», dice la forzista: «Pensavo di averlo trovato sul premierato, ma poi, in definitiva, non è successo», aggiunge con una punta di amarezza. E se accadesse anche con la legge elettorale? Il centrodestra, lo ha detto esplicitamente la presidente del Consiglio, è pronto ad approvare le regole del gioco contando sui soli voti della maggioranza. Lo conferma senza esitazioni la titolare delle Riforme istituzionali: «Mi sembra persino ovvio».