LIDO DI VENEZIA – «Where is Alberto?». Se lo chiede persino l’elegante turista americana nella hall dell’hotel. La curiosità, dopo 48 ore, è una scimmia. «Dòve xe Alberto?», domanda adesso nei bar la gente del posto. Insieme alle troupe televisive si fanno le vasche tra il mercato del martedì, la chiesa di Sant’Antonio e la vicinissima casa dei Trentini.
No, non è al Lido, Alberto (non ancora), non è nemmeno a Venezia; sarebbe — pare, dicunt — a casa di parenti nel Trevigiano. Forse dalla zia Oliva, che sul terrazzo ha esposto il suo striscione “Alberto Trentini libero”. Lì o altrove — in provincia di Treviso i Trentini hanno anche altri parenti — è chiaro anche ai sassi che si tratta di una sistemazione molto provvisoria. In attesa che sotto l’abitazione di Città Giardino, al Lido, si diradi il muro di cronisti e cameramen in vigile attesa. «È libero, questo conta!», dice un amico di vecchia data dell’“Albi”. Anche lui, come gli altri del gruppo WhatsApp, ha ricevuto la consegna de…
LIDO DI VENEZIA – «Where is Alberto?». Se lo chiede persino l’elegante turista americana nella hall dell’hotel. La curiosità, dopo 48 ore, è una scimmia. «Dòve xe Alberto?», domanda adesso nei bar la gente del posto. Insieme alle troupe televisive si fanno le vasche tra il mercato del martedì, la chiesa di Sant’Antonio e la vicinissima casa dei Trentini.
No, non è al Lido, Alberto (non ancora), non è nemmeno a Venezia; sarebbe — pare, dicunt — a casa di parenti nel Trevigiano. Forse dalla zia Oliva, che sul terrazzo ha esposto il suo striscione “Alberto Trentini libero”. Lì o altrove — in provincia di Treviso i Trentini hanno anche altri parenti — è chiaro anche ai sassi che si tratta di una sistemazione molto provvisoria. In attesa che sotto l’abitazione di Città Giardino, al Lido, si diradi il muro di cronisti e cameramen in vigile attesa. «È libero, questo conta!», dice un amico di vecchia data dell’“Albi”. Anche lui, come gli altri del gruppo WhatsApp, ha ricevuto la consegna della discrezione. «Lo aspettiamo tra stanotte (ieri notte, ndr) e domani», tira i dadi lo storico tabaccaio che vende le sigarette a Alberto quando, tra una missione e l’altra con le Ong, fa capolino al Lido. A metà pomeriggio rivolge un invito scherzoso ma pragmatico alla stampa: «Dai, che prima levate le tende e prima lo vediamo!».
Ironia a parte: ricostruire la prima giornata di Alberto Trentini da uomo libero è come comporre il cubo di Rubik. Partiamo dalle cose certe. Su input dell’avvocata Alessandra Ballerini, legale di famiglia, ormai amica e “custode” dei Trentini, uno che è stato in carcere da innocente a Caracas 14 mesi il minimo sindacale che merita è vedere «protetta la sua ritrovata libertà». Ergo: da quando ieri mattina Alberto, mamma Armanda che lo ha riabbracciato sulla pista dell’aeroporto di Ciampino e Ballerini hanno lasciato lo scalo romano per tornare al Nord, il rientro in Veneto è stato una tratta coperta da opportuni depistaggi. In treno prima, in macchina poi, Alberto ha infine raggiunto l’“appoggio” trevigiano. «Ho passato giorni interminabili, ora voglio assaporare la libertà», ha ripetuto a chi lo ha accolto. La scelta di un luogo tranquillo, lontano dai riflettori del Lido. Una borsa coi vestiti portata dalla madre a Roma lunedì, un libro, una stecca di sigarette (in carcere non ha mai fumato).
Quando tornerà nell’appartamento di famiglia, Trentini? Oggi, domani, nel fine settimana? Impossibile fare previsioni. Poco cambia. «Gli organizzeremo una festa, ma solo quando lo vorrà — dice Sebastiano Paoletti, amico di infanzia di Alberto — Non vediamo l’ora di salutarlo e di fare qualcosa di speciale per lui. Quando sarà il momento lo riabbracceremo con gioia, senza forzare nulla». Trentini ama il profilo basso. «È sempre stato interessato solo ad aiutare gli altri».
Nell’abitazione stretta tra la chiesa e la darsena ieri fino a sera c’era solo papà Ezio, costretto a casa per problemi di deambulazione. Alle 18.45, scortata dalla Digos, è rientrata mamma Armanda. A Venezia la aspettava il neoquestore Antonio Sbordone. Motoscafo della polizia, casa (piantonata dai carabinieri). «Sono felicissima», ha empatizzato con gli agenti. Sul cellulare (nuovo?) di Alberto è arrivato un messaggio del parroco di Sant’Antonio, don Renato Mazzuia: «Ti aspettiamo!». In attesa del completo ricongiungimento familiare, dopo la lunga e ancora misteriosa detenzione nel carcere El Rodeo a Caracas, i retroscenisti sono già in azione. Ipotesi suggestive, spifferi indimostrabili. I quotidiani locali veneti scrissero che Alberto ha una fidanzata venezuelana? Evvai, allora. «La colpa del povero Alberto? Essersi innamorato di una che aveva impicci con l’opposizione a Maduro» (viene in mente il film ‘Colonia’ sulla resistenza cilena). Il vento del Lido per ora si è portato via solo qualche palloncino tricolore appeso per Trentini alle vetrine dei negozi.