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Taxi in sciopero e città in tilt. Centrodestra diviso, fronda FI

Roma, i tassisti manifestano davanti alla Camera 

 (agf)

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Battaglia contro Uber, oggi convocati al ministero da Salvini. Tensioni davanti Montecitorio, il radicale Hallissey: “Io aggredito”
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ROMA – Lo sciopero dei tassisti, in scena ieri in tutta Italia, si chiude con una vittoria e una chiara sconfitta. Le venti sigle sindacali, artefici della muscolare agitazione, giurano di aver ottenuto un’altissima adesione complicando gli spostamenti degli italiani da Torino a Palermo. Eppure, a fronte di questa forte mobilitazione, i tassisti accusano anche una vistosa battuta d’arresto sul fronte politico. Si sgretola il consenso intorno alla loro turbolenta categoria nella maggioranza di centrodestra che li ha sempre difesi.

Dentro Forza Italia, la crepa si è fatta voragine. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori forzisti, continua ad appoggiare i tassisti: «Troppe volte dimentichiamo - dice l’ex ministro - che questa categoria svolge un servizio pubblico, tra tariffe, vincoli di turno e tutta un’altra serie di oneri. Sono gravati, ad esempio, da impegni fiscali che invece le grandi multinazionali possono eludere». Su posizione opposte si colloca la corrente liberale di Forz…

ROMA – Lo sciopero dei tassisti, in scena ieri in tutta Italia, si chiude con una vittoria e una chiara sconfitta. Le venti sigle sindacali, artefici della muscolare agitazione, giurano di aver ottenuto un’altissima adesione complicando gli spostamenti degli italiani da Torino a Palermo. Eppure, a fronte di questa forte mobilitazione, i tassisti accusano anche una vistosa battuta d’arresto sul fronte politico. Si sgretola il consenso intorno alla loro turbolenta categoria nella maggioranza di centrodestra che li ha sempre difesi.

Dentro Forza Italia, la crepa si è fatta voragine. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori forzisti, continua ad appoggiare i tassisti: «Troppe volte dimentichiamo - dice l’ex ministro - che questa categoria svolge un servizio pubblico, tra tariffe, vincoli di turno e tutta un’altra serie di oneri. Sono gravati, ad esempio, da impegni fiscali che invece le grandi multinazionali possono eludere». Su posizione opposte si colloca la corrente liberale di Forza Italia, che fa capo al vicesegretario nazionale del partito e presidente della Calabria.

“Una corporazione”

Lui, Roberto Occhiuto, bolla come «anacronistica» la protesta dei tassisti «non solo perché la categoria si chiude a riccio, con l’unico obiettivo di tutelare una corporazione, ma soprattutto perché nega l’evidenza. Questo servizio di trasporto pubblico non funziona più. Basta fare un giro nelle grandi città, alle stazioni o agli aeroporti per rendersene conto».

Non aiuta i tassisti in sciopero l’atteggiamento aggressivo di alcuni tra loro. La manifestazione davanti alla Camera dei deputati, ieri pomeriggio a Roma, viene “vivacizzata” dal lancio di fumogeni e bombe carta. In questo clima surriscaldato, Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali, si presenta al corteo insieme al blogger Ivan Grieco. Ha un cartello con la scritta “basta lobby” e un pos per i pagamenti, ad alludere alle presunte elusioni fiscali delle macchine bianche.

Racconta Hallissey di aver ricevuto minacce verbali e una copiosa pioggia di sputi, mentre alcuni tassisti cercavano di superare il cordone delle forze dell’ordine per picchiarlo. Autisti Ncc avrebbero subito lanci di uova e danneggiamenti alle vetture, per mano di tassisti milanesi.

I concorrenti degli Ncc

Le venti sigle sindacali dei tassisti protestano contro i troppi abusivi e i privilegi di cui godrebbero le aziende internazionali del trasporto come Uber. Soprattutto la categoria, che minaccia di scioperare nuovamente nei prossimi giorni, si sente ormai priva di solidi paracadute. Il ministro Matteo Salvini ha provato ad aiutare i tassisti, in particolare con il decreto interministeriale 226 del 2024 che ha imbrigliato l’attività concorrente dei Noleggi con conducente (Ncc).

Ma a novembre 2025 la Corte costituzionale ha demolito tre pilastri del decreto (su ricorso proprio della Regione Calabria a guida Occhiuto). È lo stesso decreto già affondato dalla sentenza del Tar del Lazio di agosto perché contrario alla concorrenza e alla libertà economica.

Spetterà proprio a Matteo Salvini placare la rabbia dei tassisti, nell’incontro di oggi al ministero. Lo salutano con sarcasmo le opposizioni. I parlamentari Andrea Casu e Antonio Misiani del Pd chiedono che «il peggior ministro della storia repubblicana» lasci la parola al Parlamento, dove ci sarebbero i numeri per una riforma seria delle leggi 21 del 1992 e 12 del 2019, che ancora regolano l’attività di tassisti ed Ncc. Conferma la senatrice Raffaella Paita (di Italia viva): «Serve una riscrittura vera delle norme con una effettiva apertura al mercato e alla concorrenza».

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