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Ferdinandi, sindaca di Perugia: “Da destra su Hannoun una campagna delirante contro di me e Salis”

Vittoria Ferdinandi 

 

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La denuncia del primo cittadino, eletta da indipendente con il centrosinistra nel 2024. L’accusa: aver partecipato a una manifestazione di solidarietà con la Palestina a Genova
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«C'è un disegno preciso. Resisto e tengo botta, ma serviva prendere posizione, altrimenti il dibattito viene guidato da questa destra che ha oggettivamente più strumenti mediatici», dice la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi. Eletta da indipendente con il centrosinistra nel 2024, dopo dieci anni di governo locale della destra, insieme alla collega genovese Silvia Salis da giorni è un po' sulla graticola: colpevole di aver partecipato a una manifestazione di solidarietà con la Palestina a Genova.

Ricapitoliamo le accuse, intanto.

«Siamo finite in mezzo a una polemica creata ad arte e montata per prenderci di mira, dai soliti Giornale, Libero e Tempo. Vanno avanti da giorni. L'attacco è delirante, con insinuazioni e calunnie, arrivando anche ai fotomontaggi: veniamo accusate di essere sostenitrici di Hannoun, a sua volta presunto finanziatore di Hamas».

In base a cosa?

«Riescono a fare una capriola logica inaccettabile, solo per aver preso parte alle grandi manifestazioni di popolo…

«C'è un disegno preciso. Resisto e tengo botta, ma serviva prendere posizione, altrimenti il dibattito viene guidato da questa destra che ha oggettivamente più strumenti mediatici», dice la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi. Eletta da indipendente con il centrosinistra nel 2024, dopo dieci anni di governo locale della destra, insieme alla collega genovese Silvia Salis da giorni è un po' sulla graticola: colpevole di aver partecipato a una manifestazione di solidarietà con la Palestina a Genova.

Ricapitoliamo le accuse, intanto.

«Siamo finite in mezzo a una polemica creata ad arte e montata per prenderci di mira, dai soliti Giornale, Libero e Tempo. Vanno avanti da giorni. L'attacco è delirante, con insinuazioni e calunnie, arrivando anche ai fotomontaggi: veniamo accusate di essere sostenitrici di Hannoun, a sua volta presunto finanziatore di Hamas».

In base a cosa?

«Riescono a fare una capriola logica inaccettabile, solo per aver preso parte alle grandi manifestazioni di popolo che per fortuna ci sono state contro un genocidio in corso, partecipate da milioni di persone. Una di queste avvenne nel capoluogo ligure, noi quel giorno eravamo riunite per un evento pubblico di Anci. Scendemmo giù a vedere e applaudire quel corteo, una bella piazza di tanta gente, rientrammo dopo pochi minuti. Poi si seppe, dopo la notizia delle indagini, che quel giorno c'era anche Hannoun, e del resto era esponente della comunità palestinese. Nessuno di noi era presente quando prese parola. Personalmente ho scoperto chi fosse dall'inchiesta, sulle quali non ho alcuna intenzione di esprimermi: parliamo di un indagato, non di un condannato. Mentre loro invece sono garantisti a targhe alterne, dipende da chi ci finisce in mezzo. Ma qui conta solo il seminare il sospetto».

La sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi (D) e quella di Genova Silvia Salis (C) a Perugia

 

In un video sui social lei dice: questa campagna è stata coordinata dall'alto.

«Assolutamente è così: si muovono come automi, i rappresentanti della destra locale in ciascun comune e una stampa di parte che ci prende di mira. Guarda caso durante una manovra finanziaria che mette in evidenza un governo non sintonizzato con i bisogni del Paese, che sono quelli che fronteggiamo come sindaci ogni giorno: problemi economici, abitativi, di sicurezza delle città. E allora si distoglie l'attenzione colpendo i sindaci di centrosinistra che vincono sui territori, stanno tra la gente e dimostrano che l'alternativa possibile c'è. Quindi si utilizzano le insinuazioni come arma politica, polarizzando il dibattito, quando invece le figure dei sindaci sono per loro natura molto spesso le più unitarie e pragmatiche».

Lei e Salis siete due donne, giovani, certo di sinistra ma non legate ad alcun partito. Questo influisce?

«Certo, peggiora le cose, anche perché rappresentiamo modelli inclusivi e vincenti, senza padrini né padroni. Allora l'unica arma è la delegittimazione personale. Si tratta di una reazione a un cambiamento che non riescono a gestire politicamente. E allora chiedere pace, diritti e dignità del popolo palestinese, in mezzo al nostro impegno quotidiano per le città che amministriamo, diventa una colpa».

Lei, Salis e gli altri messi nel mirino per questo siete arrivati alla stessa conclusione tutti assieme?

«Ci siamo sentiti, anche con gli altri: è un attacco leggibile in questo senso e lo stiamo dicendo con chiarezza. Ma queste insinuazioni non parlano di noi, bensì della paura di chi le sta utilizzando. Evidentemente a destra si sentono minacciati sul piano politico. Eppure Meloni dovrebbe ringraziarci per il lavoro che facciamo per sopperire alle mancanze del governo: i sindaci sono la prima linea della democrazia».

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