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“Burlò, è stato un sequestro”, in procura l’esposto dei legali

Mario Burlò (ansa)

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Per l’imprenditore c’è una denuncia a Roma, mentre la vicenda di Trentini per ora non avrà seguiti investigativi
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La procura di Roma, almeno per il momento, non ascolterà Alberto Trentini per farsi raccontare i dettagli della sua prigionia in Venezuela. Non c’è alcun fascicolo aperto né elementi che inducano i magistrati a procedere. Sul tavolo dei pm, però, c’è una denuncia per «sparizione forzata» presentata nei mesi scorsi dagli avvocati di Mario Burlò, l’imprenditore torinese arrestato insieme a Trentini e detenuto per oltre un anno nel carcere di El Rodeo, a Caracas, senza accuse formali. L’esposto era stato depositato prima che fosse chiaro che Burlò si trovasse effettivamente in prigione: solo a ottobre, quando l’ambasciatore italiano riuscì a entrare a El Rodeo, emerse con certezza la sua detenzione. Ora, dopo la liberazione e il rientro in Italia, i legali Benedetto Marzocchi Buratti e Maurizio Basile hanno dato la disponibilità affinché Burlò venga ascoltato. «Bisognerà valutare – spiegano – se esistono le condizioni per contestare il sequestro di persona».

Per Trentini, invece, la vice…

La procura di Roma, almeno per il momento, non ascolterà Alberto Trentini per farsi raccontare i dettagli della sua prigionia in Venezuela. Non c’è alcun fascicolo aperto né elementi che inducano i magistrati a procedere. Sul tavolo dei pm, però, c’è una denuncia per «sparizione forzata» presentata nei mesi scorsi dagli avvocati di Mario Burlò, l’imprenditore torinese arrestato insieme a Trentini e detenuto per oltre un anno nel carcere di El Rodeo, a Caracas, senza accuse formali. L’esposto era stato depositato prima che fosse chiaro che Burlò si trovasse effettivamente in prigione: solo a ottobre, quando l’ambasciatore italiano riuscì a entrare a El Rodeo, emerse con certezza la sua detenzione. Ora, dopo la liberazione e il rientro in Italia, i legali Benedetto Marzocchi Buratti e Maurizio Basile hanno dato la disponibilità affinché Burlò venga ascoltato. «Bisognerà valutare – spiegano – se esistono le condizioni per contestare il sequestro di persona».

Per Trentini, invece, la vicenda giudiziaria al momento – come d’altronde è accaduto nel caso di Cecilia Sala dopo la liberazione delle prigioni iraniane, un rapimento più che un arresto – resta ferma. Anche perché per contestare eventuali reati (nel caso specifico sarebbe possibile soltanto quello di tortura) bisognerebbe andare allo scontro frontale con il Venezuela in un momento in cui i rapporti tra i due Paesi si stanno recuperando. Di più: mettendo anche a rischio i cittadini italiani che si trovano in Venezuela e gli italo-venezuelani che sono nelle carceri di Caracas con il governo, attraverso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che si è impegnato a occuparsi anche di loro.

In questi mesi, attorno alla figura di Trentini, si erano accumulate domande e sospetti. In rete e non solo qualcuno in queste ore ha insinuato che il suo lavoro umanitario fosse una copertura, ipotizzando contatti con i servizi segreti italiani o stranieri. Accertamenti e verifiche hanno però escluso qualunque legame di questo tipo. Trentini era in Venezuela esclusivamente come operatore umanitario, impegnato in progetti di assistenza, senza ruoli diversi o paralleli. Tutto il resto sono soltanto ricostruzioni complottiste.

Dopo il rientro in Italia, Trentini non è ancora tornato a casa sua, al Lido di Venezia. Ha scelto di restare lontano dai riflettori per prendersi tempo e silenzio dopo la detenzione. Sta leggendo tutto, commosso dalla vicinanza che gli è arrivata durante la sua prigionia. Al Lido, però, l’attesa è ormai solo una questione di giorni. A casa, sull’isola lagunare, la madre Armanda Colusso – rientrata ieri sera dopo aver incontrato il figlio appena sbarcato a Roma – aspetta il suo ritorno insieme al marito Ezio. Lo aspettano anche gli amici, i sostenitori, gli abitanti che in questi 14 mesi non hanno mai smesso di chiedere la sua liberazione. Le tracce dell’esultanza per il rilascio sono ancora visibili: palloncini appesi, striscioni rimasti al loro posto. Tutti pronti a organizzare, nello stesso momento, una festa e un abbraccio collettivo, quando Alberto scenderà dal vaporetto e tornerà finalmente a casa.

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