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Crosetto: “C’è chi si vergogna, io sono fiero degli aiuti a Kiev”. La risoluzione spacca la Lega

(ansa)

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Le comunicazioni del ministro della Difesa sull’Ucraina: “Interrompere il sostegno significherebbe rinunciare alla pace. Aiutarla a difendersi non è scelta bellicista”. Anche l’ex Fdi Pozzolo contrario
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Banchi leghisti semivuoti quando nell’Aula di Montecitorio parla il ministro della Difesa, Guido Crosetto. In otto risultano in missione, sette non varcano il portone di Montecitorio e non partecipano al voto sulla risoluzione di maggioranza sulla proroga dell’invio di aiuti militari in Ucraina. E poi ci sono i deputati Rossano Sasso e Edoardo Ziello, vicini al vicesegretario Roberto Vannacci, che per tutta la mattinata vengono attenzionati dai colleghi, soprattutto quando lasciano l’emiciclo per raggiungere in piazza Montecitorio il Team Vannacci Roma Caput Mundi che espone uno striscione: «Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani». Poi, intorno alle 14, arriva il verdetto. Il tabellone del voto si illumina, oltre alle lucine spente degli assenti appaiono i loro due voti contrari. La Lega si spacca in Aula.

La risoluzione della maggioranza passa comunque senza problemi di numeri con 186 sì, 49 no e 81 astenuti, tra questi il Pd, Italia viva e +Europ…

Banchi leghisti semivuoti quando nell’Aula di Montecitorio parla il ministro della Difesa, Guido Crosetto. In otto risultano in missione, sette non varcano il portone di Montecitorio e non partecipano al voto sulla risoluzione di maggioranza sulla proroga dell’invio di aiuti militari in Ucraina. E poi ci sono i deputati Rossano Sasso e Edoardo Ziello, vicini al vicesegretario Roberto Vannacci, che per tutta la mattinata vengono attenzionati dai colleghi, soprattutto quando lasciano l’emiciclo per raggiungere in piazza Montecitorio il Team Vannacci Roma Caput Mundi che espone uno striscione: «Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani». Poi, intorno alle 14, arriva il verdetto. Il tabellone del voto si illumina, oltre alle lucine spente degli assenti appaiono i loro due voti contrari. La Lega si spacca in Aula.

La risoluzione della maggioranza passa comunque senza problemi di numeri con 186 sì, 49 no e 81 astenuti, tra questi il Pd, Italia viva e +Europa. Via libera, nel pomeriggio, anche da parte del Senato, dove però il senatore leghista Claudio Borghi non partecipa al voto. Le Camere, dunque, hanno dato il via libera alla risoluzione sulla proroga per tutto il 2026 della cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kiev. Nel documento viene confermata anche la collocazione atlantista del Paese in una fase cruciale del conflitto.

Crosetto traccia il quadro del conflitto e alza la voce quando dice che «aiutare una nazione a difendersi», appunto l’Ucraina contro la Russia, «non è un atto di bellicismo». Quindi rivendica il ruolo del Paese: «Lo spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà – va all’affondo – io mi sento orgoglioso».

Entrambi a palazzo Madama, il ministro Crosetto e il presidente dei senatori leghisti Massimiliano Romeo hanno un duello a distanza. Gran parte della giornata è ruotata attorno alla parola «bellicismo». L’esponente del partito di Matteo Salvini rivendica la critica da parte della Lega verso «la retorica bellicistica di quelli che ci dicevano che si poteva assolutamente vincere la guerra contro la Russia, che ci raccontava che la Russia è pronta invadere l’Europa, che Putin è il male assoluto». Il titolare della Difesa che fino a questo momento aveva provato a tenere un atteggiamento mite nei confronti degli alleati, inizia a pungere anche perché all’orizzonte c’è il decreto Ucraina, in discussione in commissione alla Camera e su cui si temono sgambetti: «La Lega parla di retorica bellicistica? Definire così il decreto dopo averlo approvato nel 2022, mi sembra una cosa strana. Non penso che si riferissero al governo Draghi di cui facevano parte», ironizza ricordando che il Carroccio ha sempre votato a favore dell’invio delle armi in Ucraina e nell’ultimo provvedimento, pur dando priorità agli aiuti civili, la sostanza non è cambiata. La tensione dentro la maggioranza porta anche al rinvio, in commissione Difesa alla Camera, della risoluzione leghista per potenziare Strade sicure. Un tema caro a Salvini ma meglio non rischiare altre defezioni.

Anche il campo largo vive le sue difficoltà. La linea dei deputati del Pd, come accade da mesi, è votare la propria risoluzione astenendosi da quella degli altri partiti di maggioranza e opposizione. Tranne questa volta che, su due punti delle mozioni presentate da Avs e M5S in cui si chiede lo stop agli aiuti militari a Kiev, i dem votano contro. E i riformisti del Pd sono tornati a farsi sentire votando in difformità dal gruppo e bocciando le mozione degli altri due partiti del campo largo. Per M5S, che ha votato contro la risoluzione della maggioranza ed è contro l’invio delle armi, con la risoluzione e con il decreto «viene dato solo uno zuccherino lessicale alla Lega». E, come emerso dal voto, diversi leghisti non ci stanno, tanto che il responsabile esteri dem Giuseppe Provenzano provoca: «Ci chiediamo se la Lega faccia ancora parte del governo».

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