Le «responsabilità istituzionali» dell’ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, «un protagonista pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità garantivano». Gli errori della procura di Roma che avrebbe «violato le regole minime di prudenza e di tutela del segreto investigativo rendendo nota a tutti, e soprattutto a Striano, l’esistenza di un procedimento penale». Le colpe dell’allora procuratore aggiunto, Giovani Russo, che aveva «la possibilità di impedire i fatti» e invece si «è sottratto alla responsabilità». L’allora comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, che avrebbe messo in atto una «divaricazione difficilmente accettabile tra il livello di responsabilità e la concreta azione svolte». Infine un attacco – «inaccettabile» dicono le opposizioni che contestano tutto il documento– alla stampa, sostenendo che le inchieste fossero diret…
Le «responsabilità istituzionali» dell’ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, «un protagonista pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità garantivano». Gli errori della procura di Roma che avrebbe «violato le regole minime di prudenza e di tutela del segreto investigativo rendendo nota a tutti, e soprattutto a Striano, l’esistenza di un procedimento penale». Le colpe dell’allora procuratore aggiunto, Giovani Russo, che aveva «la possibilità di impedire i fatti» e invece si «è sottratto alla responsabilità». L’allora comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, che avrebbe messo in atto una «divaricazione difficilmente accettabile tra il livello di responsabilità e la concreta azione svolte». Infine un attacco – «inaccettabile» dicono le opposizioni che contestano tutto il documento– alla stampa, sostenendo che le inchieste fossero dirette verso un partito. E non, come invece è successo, verso il potere. E poi un capitolo è dedicato all’ex premier Matteo Renzi e viene ricostruito «un sistema di accessi reiterati e non giustificati, idoneo a produrre un flusso informativo improprio».
Sono alcuni passaggi della relazione illustrata ieri in ufficio di presidenza della commissione Antimafia dalla presidente Chiara Colosimo (FdI) sul caso dell’ex finanziere Pasquale Striano e la relativa vicenda dei dossieraggi su vip e politici che rappresentano, si legge, «un vero e proprio sistema», e delineano una serie di gravi anomalie.
Il cambio di passo è arrivato, secondo il documento, con l’approdo alla Dna di Giovanni Melillo. «A distanza di pochi giorni dal suo arrivo aveva intrapreso una attività di totale riorganizzazione delle attività della Dna», scrivono. E ancora: «Dagli atti emergono incontestabili elementi di fatto che depongono per una decisa ed immediata azione di contrasto». Inoltre nelle 187 pagine viene sottolineato che si è davanti a «uno scenario particolarmente inquietante», una «vera e propria patologia, dei meccanismi di accesso e controllo ai sistemi informativi e alle banche dati coinvolte, ma soprattutto di opacità istituzionale».
Adesso i commissari avranno quindici giorni di tempo per esaminare il testo che verrà riportato in ufficio di presidenza per essere discusso e poi successivamente votato. Ma le conclusioni di questa relazione fanno già discutere. I partiti di governo attaccano Federico Cafiero De Raho, deputato M5S, membro della commissione ed ex procuratore nazionale antimafia, perché a lui verrebbero imputate responsabilità sulla vicenda. «È una macchinazione ai miei danni, molto grave. Gli accessi di Striano sulla maggioranza sono avvenuti quando io ero andato via da mesi dalla Direzione nazionale antimafia», si difende l’esponente del partito di Giuseppe Conte. Ma Forza Italia e Lega insistono. Il deputato azzurro Alessandro Cattaneo considera De Raho «una figura non “estranea” a questa vicenda con responsabilità pesantissime». Stesse accuse dal deputato leghista, Andrea Crippa: «La Lega è stata la più spiata». Interviene lo stesso Renzi: «Gli elementi messi nero su bianco dalla commissione sono allucinanti. Mi riservo di agire in tutte le sedi. Qui io sono parte lesa ma soprattutto è lesa la dignità e la credibilità delle istituzioni». Ma il dem Walter Verini replica: «Bozza usata dalla destra con metodi strumentali».