Un pranzo a Palazzo Chigi. Nel menu, la svolta securitaria su cui preme la Lega e il decreto Ucraina, per cui Meloni pretende un passaggio senza bizze in Parlamento. Ieri l’altro, prima che la premier partisse per la trasferta in Asia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono incontrati. «Colazione di lavoro», trapela dagli staff. Non c’era l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Dunque il focus era tutto sul Carroccio, che ha avviato l’anno come aveva terminato il 2025: con fare tambureggiante, a tutto campo, e pazienza se i Fratelli storcono il naso. Ai suoi, Salvini ha spiegato cosa ha in testa ieri mattina, riunendo i dipartimenti del partito, capeggiati da Armando Siri. «La sicurezza è la priorità, ci sono troppe aggressioni, non è possibile che la gente finisca in ospedale per essere passata accanto a una stazione». Il decreto sicurezza alle viste, a cui ha lavorato per conto di via Bellerio il sottosegretario Nicola Molteni, è un testo che «soddisfa» il Carroccio. Ma Salvini ha tut…
Un pranzo a Palazzo Chigi. Nel menu, la svolta securitaria su cui preme la Lega e il decreto Ucraina, per cui Meloni pretende un passaggio senza bizze in Parlamento. Ieri l’altro, prima che la premier partisse per la trasferta in Asia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono incontrati. «Colazione di lavoro», trapela dagli staff. Non c’era l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Dunque il focus era tutto sul Carroccio, che ha avviato l’anno come aveva terminato il 2025: con fare tambureggiante, a tutto campo, e pazienza se i Fratelli storcono il naso. Ai suoi, Salvini ha spiegato cosa ha in testa ieri mattina, riunendo i dipartimenti del partito, capeggiati da Armando Siri. «La sicurezza è la priorità, ci sono troppe aggressioni, non è possibile che la gente finisca in ospedale per essere passata accanto a una stazione». Il decreto sicurezza alle viste, a cui ha lavorato per conto di via Bellerio il sottosegretario Nicola Molteni, è un testo che «soddisfa» il Carroccio. Ma Salvini ha tutto l’interesse a tenere accesi i riflettori sul tema. Dunque non solo va confermata l’operazione Strade sicure, che permette ai militari di presidiare grandi scali e piazze delicate, quei soldati, per il vicepremier, «vanno aumentati». Piena copertura alla risoluzione del deputato Eugenio Zoffili che chiede di rafforzare i presidi dell’esercito e che sarà discussa oggi in commissione Difesa a Montecitorio.
Davanti allo stato maggiore leghista, Salvini fa capire che il 2026 sarà un anno chiave, è l’allenamento per le Politiche. Dunque bisogna stare «tra la gente, nelle piazze, tutte le settimane». E a proposito: il leader annuncia una manifestazione dei Patrioti (saranno invitati Viktor Orbàn e Marine Le Pen) il 18 aprile. Location: piazza del Duomo, a Milano, è il tentativo di tenere insieme le due anime della Lega, quella vecchia «nordista» che sta rialzando la testa, e il progetto nazional — sovranista lanciato da Salvini dieci anni fa. «Alle Politiche rivoglio la Lega a due cifre», è il dispaccio del segretario ai fedelissimi in riunione. Il progetto, ormai scoperto, è di tornare al Viminale dopo le elezioni. Ma per chiedere quella poltrona, c’è bisogno di uscire dalle urne con una Lega in salute. E non in retromarcia. Intanto ci sono due uninominali alla Camera da assegnare, il 22 e 23 marzo. Salvini ne ha parlato ieri con il governatore veneto, Alberto Stefani. In pole c’è il tesoriere Alberto Di Rubba. Nella riunione interviene pure Siri: «Matteo nel 2018 è stato bravo a intercettare un bisogno diffuso tra i cittadini, quello della sicurezza. Ora questo bisogno si incrocia al tema della pace».
Ed eccoci all’Ucraina. Dopo la crociata per cambiare il decreto che ha rinnovato, il 29 dicembre, il supporto militare a Kiev, Salvini ora non vuole fronde. Oggi il ministro Guido Crosetto parlerà alle Camere e si dovrà votare una risoluzione. Dopo trattative tribolate, perfino Claudio Borghi, che il decreto non lo voterà, dice che la risoluzione «va benissimo». Nella bozza — esattamente come era capitato al dl — è sparita la parola «militari» dal titolo, si parla di «equipaggiamenti». «Stavolta niente scherzetti», avverte Borghi. Nel testo di armi si parla, ma nelle premesse. L’impegno per il governo è più sfumato: si chiede di «continuare a sostenere l’Ucraina attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione». Salvini applaude: «È quello che avevo chiesto, si parla di difesa e non di attacco».
FdI teme comunque una decina di astensioni o assenze tattiche tra Camera e Senato. Secondo alcune fonti, Meloni avrebbe chiesto rassicurazioni al capo del Carroccio anche a pranzo. Risposta: «La Lega è compatta». Sarebbe così, se non ci fosse Roberto Vannacci, che il decreto Kiev vuole affossarlo e che del partito è il vicecapo. I suoi “team” stamattina protesteranno contro il provvedimento davanti Montecitorio. Mentre Salvini, riunendo gli eletti, dirà il contrario: «Va sostenuto».