La repressione e il massacro nelle strade di Teheran scuotano le coscienze in Parlamento. Maggioranza e opposizione, con la sola astensione del Movimento 5 Stelle, ieri in commissione Esteri del Senato hanno votato insieme una mozione unitaria sull’Iran in cui viene condanno il regime islamico. Malgrado il partito di Giuseppe Conte si sia sfilato, il campo largo sarà comunque insieme in piazza venerdì davanti al Campidoglio.
Il testo votato, che dovrà poi andare in Aula, impegna il governo ad attuare «ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti». Inoltre impegna l’esecutivo italiano a promuovere urgentemente, d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative per ottenere «la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare at…
La repressione e il massacro nelle strade di Teheran scuotano le coscienze in Parlamento. Maggioranza e opposizione, con la sola astensione del Movimento 5 Stelle, ieri in commissione Esteri del Senato hanno votato insieme una mozione unitaria sull’Iran in cui viene condanno il regime islamico. Malgrado il partito di Giuseppe Conte si sia sfilato, il campo largo sarà comunque insieme in piazza venerdì davanti al Campidoglio.
Il testo votato, che dovrà poi andare in Aula, impegna il governo ad attuare «ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti». Inoltre impegna l’esecutivo italiano a promuovere urgentemente, d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative per ottenere «la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare attenzione alla tutela delle donne e dei minori». E poi ancora viene chiesto «con fermezza alle autorità iraniane la rinuncia alla pena di morte quale strumento di repressione del dissenso».
Due giorni fa, a palazzo Madama, i pontieri si sono messi al lavoro, tutti convinti della necessità di dare un segnale unanime. Sembrava fosse stato raggiunto e invece il partito di Giuseppe Conte si è sfilato, confermando ancora una volta la diversità di vedute, all’interno del campo largo, sui temi di politica estera. A far desistere M5S dal firmare la mozione è stato il mancato inserimento di un passaggio. Decisione che ha suscitato parecchie critiche. Quindi è lo stesso Conte, in un post, a spiegare le motivazioni: «Avevamo chiesto una cosa semplice. Mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale. Ci hanno detto no». Dunque la decisione di astenersi, «pur condividendo il resto della risoluzione».
Destra e sinistra restano comunque perplessi. La maggioranza attacca. FdI bolla come «ingiustificabile» il non voto del M5S. «Anche su un tema di questa importanza il campo largo si spacca», sottolinea il presidente dei senatori Lucio Malan. «Anche il silenzio è una scelta di campo. Una scelta che va condannata», aggiunge da FI Licia Ronzulli.
Il Pd prova a non enfatizzare la questione anche se, a taccuini chiusi, filtra l’irritazione di alcuni dirigenti del partito. Espliciti invece i riformisti, come la vicepresidente dell’Europarlamento Pina Picierno: «L’astensione del M5S è grave». Duro anche Carlo Calenda di Azione, che utilizza l’ironia per dire che il partito di Conte è «sempre dalla parte giusta della storia. Avanti così con Maduro, Putin e Ayatollah vari». Il capogruppo 5S in Senato Stefano Patuanelli respinge con forza l’accusa. «È una caricatura utile solo a evitare il confronto nel merito», tanto è che anche M5S sarà in piazza del Campidoglio, venerdì alle 16, insieme a Pd, Avs, Italia viva e +Europa alla manifestazione organizzata da Amnesty e Donna Vita Libertà. E su questo fronte una prova di unità il centrosinistra la dà in conferenza stampa con le attiviste Rayhane Tabrizi e Shervin Haravi: «Tutti in piazza a sostegno dei manifestanti», affermano in coro esponenti di Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa.
Una presenza «coerente con le scelte del Pd in questi anni», viene spiegato dal Nazareno. Anni in cui i dem sono rimasti accanto al popolo e, in particolare, accanto alle donne iraniane. A cominciare dalla mobilitazione davanti all’ambasciata dell’Iran, nell’ottobre 2022, dopo l’assassinio di Mahsa Amini. Un altro evento è in programma sabato. Il Partito Radicale ha convocato a piazzale Ostiense la terza marcia «per un Iran libero, laico e democratico». Gli organizzatori fanno sapere che le adesioni sono già migliaia.