Ridurre i tempi per la fiducia alla Camera e fare come al Senato, dove i lavori dell’aula sono più agili. L’obiettivo di Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento, è liberare Montecitorio da "procedure incomprensibili e ridondanti" che lo distinguono, e spesso rallentano, rispetto a palazzo Madama. Ciriani si riferisce in particolare alle questioni di fiducia che alla Camera richiedono un doppio voto (uno sulla fiducia e l'altro sul provvedimento) intervallato da 24 ore. La data della prossima Giunta per procedere è fissata per il 21 gennaio.
Ciriani parla per ultimo alla presentazione della relazione finale dei Comitati per la legislazione delle Camere, nella sala Koch del Senato, ma non rinuncia a elencare i suoi correttivi mettendo a confronto i due rami del Parlamento. Il Senato, osserva, "ha un regolamento più al passo con i tempi, e non aggiungo altro". Il ministro contesta l'iter sulla fiducia in vigore a Montecitorio ("secondo me andrebbe cancellato") e quasi antic…
Ridurre i tempi per la fiducia alla Camera e fare come al Senato, dove i lavori dell’aula sono più agili. L’obiettivo di Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento, è liberare Montecitorio da "procedure incomprensibili e ridondanti" che lo distinguono, e spesso rallentano, rispetto a palazzo Madama. Ciriani si riferisce in particolare alle questioni di fiducia che alla Camera richiedono un doppio voto (uno sulla fiducia e l'altro sul provvedimento) intervallato da 24 ore. La data della prossima Giunta per procedere è fissata per il 21 gennaio.
Ciriani parla per ultimo alla presentazione della relazione finale dei Comitati per la legislazione delle Camere, nella sala Koch del Senato, ma non rinuncia a elencare i suoi correttivi mettendo a confronto i due rami del Parlamento. Il Senato, osserva, "ha un regolamento più al passo con i tempi, e non aggiungo altro". Il ministro contesta l'iter sulla fiducia in vigore a Montecitorio ("secondo me andrebbe cancellato") e quasi anticipando le obiezioni, chiarisce: "Non c'è alcun prestigio nel votare così. Il Senato non lo fa e non credo che nessuna prerogativa dei senatori sia ferita o colpita". Critico pure sugli ordini del giorno che alla Camera vengono discussi tra i due voti. Li definisce "un profluvio", pari a "centinaia al mese". Basterebbe approvarne meno e "sarebbero più rilevanti e meno indistinguibili di quelli approvati con la fotocopiatrice", rimarca. Il ministro fa anche riferimento all'eccesso di decreti, oltre le reali necessità e urgenza richieste per legge.
Primo suggerimento di Ciriani è allora di "lavorare sull'omogeneità delle norme", quindi "puntare di più sui disegni di legge" anziché i decreti e infine sul "voto a data certa, che si potrebbe introdurre nei regolamenti delle Camere non solo per le leggi collegate al bilancio". Poi forse complice la lezione dell'ultima legge di bilancio partorita con molta confusione nel finale, ammonisce i 'suoi' dalla smania delle riformulazioni che stravolgono il contenuto originario delle norme. E sintetizza la questione così: "Gli emendamenti possono essere riformulati purché una mela non diventi una pera o un albero di pere".
Anche contro il monocameralismo di fatto, vissuto di recente sulla Manovra, ammette che una terza lettura non è stata possibile anche "per colpa soprattutto del governo ma anche dei gruppi, perché gli emendamenti vengono presentati troppo tardi". E conclude: "L'unica strada che vedo per avere un calendario attendibile è che il regolamento non sia soltanto un invito a rispettare qualcosa, ma abbia un carattere più rigoroso".