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“Multe ridotte in cambio di favori”, bufera sul Garante della privacy

(ansa)

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La procura di Roma ha chiesto di perquisire gli uffici dell’Authority. Indagati per corruzione e peculato. Stanzione e il consiglio: nel mirino i biglietti regalati da Ita e le penali alleggerite a Meta e all’Asl Abruzzo 1
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Il nucleo Pef della Guardia di finanza entra all’alba negli uffici e nelle abitazioni dei vertici del Garante per la protezione dei dati personali. È l’effetto di un’indagine della procura di Roma che mette sotto accusa l’indipendenza dell’Autorità chiamata a vigilare sulla tutela della privacy. E così nel registro degli indagati figurano il presidente, Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e due componenti del Collegio, Agostino Ghiglia e Guido Scorza accusati di peculato e corruzione per l’esercizio della funzione. L’inchiesta è stata avviata nei mesi scorsi anche sulla base di una serie di servizi televisivi di Report.

Un primo filone dell’indagine riguarda l’utilizzo di benefit — viaggi, servizi e rimborsi — ritenuti non dovuti e concessi ai vertici del Garante: dal parrucchiere fino all’autista impiegato dai membri apicali per delle corse private. Ma il cuore dell’inchiesta, tuttavia, riguarda l’ipotesi di corruzione, legata a una contiguità strutturale tra…

Il nucleo Pef della Guardia di finanza entra all’alba negli uffici e nelle abitazioni dei vertici del Garante per la protezione dei dati personali. È l’effetto di un’indagine della procura di Roma che mette sotto accusa l’indipendenza dell’Autorità chiamata a vigilare sulla tutela della privacy. E così nel registro degli indagati figurano il presidente, Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e due componenti del Collegio, Agostino Ghiglia e Guido Scorza accusati di peculato e corruzione per l’esercizio della funzione. L’inchiesta è stata avviata nei mesi scorsi anche sulla base di una serie di servizi televisivi di Report.

Un primo filone dell’indagine riguarda l’utilizzo di benefit — viaggi, servizi e rimborsi — ritenuti non dovuti e concessi ai vertici del Garante: dal parrucchiere fino all’autista impiegato dai membri apicali per delle corse private. Ma il cuore dell’inchiesta, tuttavia, riguarda l’ipotesi di corruzione, legata a una contiguità strutturale tra chi esercita la funzione di controllo e i soggetti sottoposti alla vigilanza. Al centro delle verifiche emergono i rapporti con Ita Airways, spesso coinvolta in procedimenti e interlocuzioni con il Garante.

Secondo il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e la pm Chiara Capoluongo, i vertici dell’Authority hanno ricevuto tessere “Volare” di classe executive, del valore di seimila euro ciascuna da impiegare per acquistare biglietti aerei. Un omaggio che solleva interrogativi diretti. In più occasioni, a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella gestione della documentazione sul trattamento dei dati della compagnia di volo, il Garante non avrebbe applicato sanzioni sostanziali a Ita, limitandosi a rilievi ritenuti meramente formali.

Il quadro si amplia ulteriormente con intrecci di natura legale e professionale. L’avvocato Stefano Aterno nominato “Data protection officer”, sempre dalla compagnia aerea tra il 2022 e il 2023, risulta appartenere allo studio E — Lex. Studio legale altamente specializzato nel diritto della privacy, costituito da uno dei componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, Scorza. Lo stesso Scorza e il suo studio compaiono, nell’indagine, in altri due procedimenti di rilievo dell’Authority. Il primo riguarda la multinazionale americana Meta. Per le criticità legate agli smart glasses sotto il profilo della tutela dei dati personali, l’Autorità aveva inizialmente ipotizzato una sanzione record da 44 milioni di euro. Una cifra che, nel corso del procedimento, è stata progressivamente ridimensionata: prima a 12,5 milioni per arrivare alla fine a un milione di euro. In questo contesto, Scorza, che aveva pubblicamente promosso sui social gli occhiali, non si sarebbe sempre astenuto dalle riunioni in cui venivano assunte le decisioni nei confronti di Meta.

Il secondo caso coinvolge l’Asl Abruzzo 1, assistita dallo stesso studio legale E — Lex in un procedimento per data breach concluso con un semplice ammonimento. Un esito che contrasta con quello di un caso analogo relativo a un’Asl di Napoli, sanzionata invece con una multa da parte del Garante di 30 mila euro.

Con l’acquisizione di atti e documenti dei militari della finanza coordinati da Maurizio Querqui, la procura di Roma è ora alla ricerca di ulteriori riscontri per consolidare l’impianto accusatorio, fondato anche sulle dichiarazioni di testimoni interni all’Autorità. Tra questi, l’ex segretario generale, Angelo Fanizza, che si è dimesso due mesi fa dopo il caso legato alla richiesta di controlli sulle email dei dipendenti, da parte del vertice del Garante della privacy, per individuare la fonte delle fughe di notizie verso la stampa.

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