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Garante Privacy, l’opposizione: “Si dimettano”. I commissari provano a resistere

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Il dem Ruotolo: “Che altro dobbiamo aspettare?” Renzi: “Il Garante è un carrozzone inutile che va abolito”
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Ora che c’è di mezzo un’inchiesta penale. Ora che non è soltanto Report a denunciare i comportamenti disinvolti del collegio per la Privacy che la destra ha fin qui sempre difeso, con tanto di intervista-tappetino al Tg1 del presidente Stanzione, l’umore dei Fratelli pare cambiato. Assai più cauti rispetto a qualche mese fa, quando a tuonare contro le spese pazze e i conflitti di interesse era quel «fazioso» di Ranucci. Alla Camera, le perquisizioni nella sede dell’Autorità ammutoliscono i meloniani, disposti esclusivamente off the record a una chiosa imbarazzata: «Prima guardiamo le carte e poi vedremo il da farsi». Se cioè cedere alle pressioni delle opposizioni che chiedono «dimissioni subito», oppure abbandonare i quattro garanti al loro destino. Consapevoli che continuare a trincerarsi dietro la data della nomina, risalente all’epoca del governo giallorosso, potrebbe non bastare più.

Troppo gravi le accuse. Troppo sgradevoli le vicende contestate. Tali da seminare il panico fra i…

Ora che c’è di mezzo un’inchiesta penale. Ora che non è soltanto Report a denunciare i comportamenti disinvolti del collegio per la Privacy che la destra ha fin qui sempre difeso, con tanto di intervista-tappetino al Tg1 del presidente Stanzione, l’umore dei Fratelli pare cambiato. Assai più cauti rispetto a qualche mese fa, quando a tuonare contro le spese pazze e i conflitti di interesse era quel «fazioso» di Ranucci. Alla Camera, le perquisizioni nella sede dell’Autorità ammutoliscono i meloniani, disposti esclusivamente off the record a una chiosa imbarazzata: «Prima guardiamo le carte e poi vedremo il da farsi». Se cioè cedere alle pressioni delle opposizioni che chiedono «dimissioni subito», oppure abbandonare i quattro garanti al loro destino. Consapevoli che continuare a trincerarsi dietro la data della nomina, risalente all’epoca del governo giallorosso, potrebbe non bastare più.

Troppo gravi le accuse. Troppo sgradevoli le vicende contestate. Tali da seminare il panico fra i 170 dipendenti che «ormai vivono nell’angoscia, non riescono più a svolgere con serenità il loro lavoro», denuncia Alessandro Bartolozzi, delegato sindacale della Cgil: «Ogni anno trattiamo duemila fra segnalazioni e reclami, dall’account social sospeso alle violazioni del fascicolo sanitario, tutte cose che interessano i comuni cittadini, non solo grandi società o multinazionali, eppure sembra che qui dentro ci sia solo una conventicola di persone dedite al malaffare».

Un clima di enorme preoccupazione che fa a pugni con l’ostentata imperturbabilità dei vertici. «Sono tranquillissimo», dice Stanzione uscendo intorno alle 11 dal palazzo di Piazza Venezia dopo un colloquio piuttosto teso con i finanzieri. «Sta andando in procura?», chiede una cronista. «Ma non scherziamo», taglia corto l’ex magistrato. Guido Scorza scarta taccuini e telecamere. Più esplicito Agostino Ghiglia, il meloniano che alla vigilia della sanzione inflitta a Report si fece portare con l’auto di servizio nella sede di FdI, a rapporto da Arianna Meloni: «È tutto in regola», protesta, «non mi dimetto».

Ma stavolta il centrosinistra non intende mollare: devono lasciare tutti, e pure in fretta. «Cos’altro dobbiamo aspettare?» s’indigna Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd: «Tutti i componenti del collegio risultano indagati per corruzione, vale la presunzione di innocenza, ma il punto non è — e non può essere — giudiziario. Un’autorità di garanzia vive di fiducia, autorevolezza e terzietà, che sono venute meno. Oggi la Privacy non è più credibile». Minata, «anche nel suo funzionamento, da scandali e scandaletti», attacca Riccardo Magi di +Europa, invocando il passo indietro «per il bene della stessa Authority». Restare «aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità», rincara il M5S: «Così si espone l’istituzione al pubblico ludibrio e si nega la minima tutela del suo prestigio». Dunque tutti via, «il Garante non può essere percepito come una succursale del governo», intima Avs. Fino alla soluzione più drastica invocata da Matteo Renzi: «La privacy è una cosa seria, il Garante no. È un carrozzone inutile che va abolito».

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