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Bufera sul Garante, lascia Scorza: “Scelta dolorosa ma necessaria”

(ansa)

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Dimissioni “irrevocabili” per il primo dei quattro componenti del collegio dell’authority per la privacy: “Ma non ho responsabilità”
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Una telefonata ai colleghi. Un messaggio nella chat di gruppo: «Così non si può andare avanti». Guido Scorza si è dimesso ieri sera dal collegio del Garante per la privacy. Avevano deciso di resistere dopo la notifica degli avvisi di garanzia da parte della procura di Roma ma ieri l’avvocato, esperto di digitale, ha deciso di rompere il fronte e consegnare le «dimissioni irrevocabili» nelle mani del presidente Pasquale Stanzione. «È la scelta più dolorosa della mia vita, ma è necessaria», dice in un video pubblicato sui social. «Non ho alcuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse», precisa, ma oggi l’Autorità ha bisogno di «autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita». Scorza, come Stanzione e gli altri due membri del collegio, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, sono indagati per peculato e corruzione. Nel mirino della procura di Roma le spese e alcune decisioni in presunto conflitto di interesse: Scorza è uno dei fondatori dello studio E…

Una telefonata ai colleghi. Un messaggio nella chat di gruppo: «Così non si può andare avanti». Guido Scorza si è dimesso ieri sera dal collegio del Garante per la privacy. Avevano deciso di resistere dopo la notifica degli avvisi di garanzia da parte della procura di Roma ma ieri l’avvocato, esperto di digitale, ha deciso di rompere il fronte e consegnare le «dimissioni irrevocabili» nelle mani del presidente Pasquale Stanzione. «È la scelta più dolorosa della mia vita, ma è necessaria», dice in un video pubblicato sui social. «Non ho alcuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse», precisa, ma oggi l’Autorità ha bisogno di «autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita». Scorza, come Stanzione e gli altri due membri del collegio, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, sono indagati per peculato e corruzione. Nel mirino della procura di Roma le spese e alcune decisioni in presunto conflitto di interesse: Scorza è uno dei fondatori dello studio E-Lex, dove ancora lavora la moglie. E lo studio ha difeso grandi clienti davanti al Garante. Scorza, in un’intervista a Repubblica, aveva risposto punto per punto alle accuse che gli venivano mosse, certo di non aver violato la legge. «Lascio uno dei lavori più belli che una persona possa fare», racconta oggi, definendo l’incarico una missione civile prima ancora che istituzionale. «Lo avevo sognato da quando, trent’anni fa, incontrai Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli», dice. «E lo lascio proprio per rispetto di quel sogno». Un sogno che oggi, aggiunge, attraversa uno dei momenti più difficili della storia dell’Autorità. «Un giorno che purtroppo non è oggi e non è vicino, ci si renderà conto e si capirà che questo momento difficile dell’autorità non è dovuto ad errori o omissioni di chi ci ha lavorato, ma è dovuto a fattori estranei all’autorità e a patologie e derive di un sistema che non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri», dice Scorza in relazione alle inchieste della magistratura e giornalistiche, su tutte quella di Report che aveva sollevato il caso Garante. «Ma proprio perché quel giorno non è oggi ed è lontano — dice Scorza — non lo si può sfortunatamente aspettare oltre. Il Paese ha bisogno oggi di un garante per la protezione dei dati personali che prima di avere autorità abbia autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita. E le persone, a cominciare dal personale del Garante, hanno bisogno e diritto a che niente sia lasciato di intentato perché il Garante riconquisti il prima possibile quella fiducia percepita senza la quale un diritto già fragile perché è poco noto».

Al momento le dimissioni di Scorza restano isolate. Gli altri componenti dell’Autorità restano fermi, come tra l’altro gli chiede il governo. Ieri la premier Giorgia Meloni, da Tokyo, ha detto: «Sulle dimissioni ho già risposto, sull’inchiesta non ho elementi per giudicare, mi rimetto alla magistratura», facendo dunque capire che per lei non c’è nessuna necessità di un passo indietro. Cosa che invece chiedono le opposizioni, con il centrosinistra in prima linea, che chiedono all’intero collegio di andare via.

Anche perché non è chiaro dove possa realmente portare l’inchiesta della procura di Roma: la Guardia di finanza ha appena cominciato gli accertamenti sia sulle spese sia su alcuni dossier caldi. Sui quali, oltre a possibili contatti in conflitto di interessi, ci sarebbero state pressioni della politica. Su tutti, la storia della multa a Report con Ghiglia che ha incontrato Arianna Meloni nella sede di FdI poco prima che la multa venisse comminata alla trasmissione di Sigrido Ranucci. Per quello — visto che c’era andato con l’auto di servizio — Ghiglia dovrà rispondere di peculato.

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