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Referendum, i fuorisede non possono votare. Le opposizioni: “Governo ha paura”

(ansa)

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Nel decreto legge dello scorso dicembre non vi è traccia del voto a distanza, previsto per le europee del 2024 e i referendum del 2025. Magi (+Eu) presenta un emendamento
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ROMA – In vista del prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, il governo non prevede la possibilità di votare fuori sede. Lo denunciano The Good Lobby, la Rete Voto Fuorisede e Will Media: le organizzazioni che si battono per la facilitazione dell’esercizio del voto a un bacino potenziale di quasi 5 milioni di cittadini.

Nonostante il crescente livello di astensionismo registrato in tutte le ultime recenti tornate elettorali, infatti, nel decreto legge dello scorso dicembre non vi è traccia del voto a distanza, che era stato, invece, previsto durante le elezioni europee del 2024 e i referendum del 2025 su cittadinanza e lavoro. Una mancanza che ha trovato conferma anche nella seduta del Consiglio dei ministri dello scorso 12 gennaio.

Per arrivare al voto nel comune di domicilio non mancano le proposte di legge, che eviterebbe di ritrovarsi davanti al problema a ogni appuntamento elettorale, ma in vista del referendum sulla separazione delle carriere il tempo stringe. Così…

ROMA – In vista del prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, il governo non prevede la possibilità di votare fuori sede. Lo denunciano The Good Lobby, la Rete Voto Fuorisede e Will Media: le organizzazioni che si battono per la facilitazione dell’esercizio del voto a un bacino potenziale di quasi 5 milioni di cittadini.

Nonostante il crescente livello di astensionismo registrato in tutte le ultime recenti tornate elettorali, infatti, nel decreto legge dello scorso dicembre non vi è traccia del voto a distanza, che era stato, invece, previsto durante le elezioni europee del 2024 e i referendum del 2025 su cittadinanza e lavoro. Una mancanza che ha trovato conferma anche nella seduta del Consiglio dei ministri dello scorso 12 gennaio.

Per arrivare al voto nel comune di domicilio non mancano le proposte di legge, che eviterebbe di ritrovarsi davanti al problema a ogni appuntamento elettorale, ma in vista del referendum sulla separazione delle carriere il tempo stringe. Così, “per provare a metterci una toppa e garantire questo diritto”, il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha presentato un emendamento ad hoc al decreto per le consultazioni di marzo.

Intanto la questione diventa oggetto di polemica politica con le opposizioni all’attacco. Per la senatrice del Partito democratico Ylenia Zambito, “il governo ha paura e esclude dal voto centinaia di migliaia di fuorisede”. “Meloni tradisce milioni di persone”, ribadisce la deputata M5s Vittoria Baldino. “Serve approvare un provvedimento strutturale”, sottolinea il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, che aggiunge: “Siamo rimasti uno dei pochissimi paesi dell'Unione Europea, insieme a Malta e a Cipro, a non garantire questa possibilità".

Per la maggioranza è intervenuto Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia e presidente di Gioventù Nazionale. Secondo Roscani, tra i principali sostenitori del voto a distanza, permarrebbero ancora delle criticità tecniche e i risultati delle sperimentazioni non sarebbero stati incoraggianti. Le associazioni sostengono che i due test abbiano rilevato un incremento della partecipazione, passata dai 23.000 della prima sperimentazione rivolta ai soli studenti (Europee 2024) ai 67.000 della seconda (Referendum 2025), estesa anche ai cittadini lontani dal proprio indirizzo di residenza per motivi di lavoro e salute.

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