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Groenlandia, Meloni: “Un errore i dazi Usa contro chi ha mandato truppe. Ora si eviti l’escalation”

Groenlandia, Meloni: “Un errore i dazi Usa contro chi ha mandato truppe. Ora si eviti l’escalation”

La presidente del Consiglio da Seul: “Ho sentito Donald Trump e gli ho detto quello che penso. C’è stato un problema di comunicazione con i Paesi Ue”. E sul board per Gaza: “L’Italia invitata a farne parte”

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SEUL – C’è un’urgenza, avvertita da Giorgia Meloni tra i grattacieli di Seul: lanciare un segnale di compattezza con gli europei. E soprattutto, non restare schiacciata dal sostegno a Donald Trump, che continua a minacciare l’Europa. Per questo, la premier convoca i giornalisti. La faccia è quella dei momenti complessi, la tensione visibile. Nelle ultime ore ha sentito Donald Trump, a breve sentirà i big continentali. La situazione rischia di sfuggire di mano, perché Bruxelles sembra pronta a reagire. Uno scenario che la leader vorrebbe a tutti i costi evitare. Per questo, non attende neanche la domanda e mette agli atti la sua posizione: "La previsione di un aumento di dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia è un errore e non la condivido". Dice proprio così: un errore.

È forse la prima volta che la presidente del Consiglio non sceglie concetti morbidi per criticare il tycoon. Anche se subito dopo aggiunge che probabilmente c’è stato "un problema di comprensione e comunicazione". Si riferisce alla decisione di alcuni Paesi Ue – tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Finlandia, Norvegia e Svezia – di partecipare alle esercitazioni congiunte con la Danimarca in Groenlandia, che ha scatenato la reazione americana e la minaccia di nuovi dazi. Quella dei partner continentali, sottolinea, è invece una decisione che non va letta in chiave "anti-americana". Bisogna dunque "riprendere il dialogo ed evitare una escalation".

Per Meloni, riprendere il confronto significa immaginare una soluzione condivisa tra Unione europea e Casa Bianca che preveda la presenza di eventuali nuove truppe all’interno di una missione dell’Alleanza atlantica. “Continuo a insistere sul ruolo della Nato – dice - perché è la Nato il luogo nel quale noi dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili in un territorio che è chiaramente strategico”. Non è quello a cui pensano le cancellerie europee, ma la leader continua a sostenere questa tesi, sperando che alla fine sia questa la soluzione di compromesso.

Informa i cronisti di aver portato queste idee all’attenzione di Trump, poche ore fa nel corso di una telefonata. E di aver sentito anche il segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte. “Il fatto che la Nato abbia cominciato a lavorare su questo è una buona iniziativa. A maggior ragione – ribadisce, dimostrando di voler calcare questo concetto – credo che sia un errore oggi imporre nuove sanzioni". Le chiedono della reazione del Presidente degli Stati Uniti, la leader risponde che qualcosa sembra essersi mosso: “Mi pare che fosse interessato ad ascoltare, ma mi pare che dal punto di vista americano non fosse chiaro il messaggio che era arrivato da questa parte dell’Atlantico. Chiaramente gli attori che preoccupano sono per tutti altri – aggiunge, riferendosi implicitamente a Russia e Cina - però questo messaggio mi è sembrato che non fosse affatto chiaro". Non rivela comunque la reazione di Trump alle sue parole, “non credo di poter qui fare lo stenografico di quanto ha detto un collega…”, dice, accennando un sorriso.

A dimostrare quanto la situazione sia complessa e carica di tensione, anche il programma delle prossime ore, che Meloni deve incastrare in una missione asiatica giunta alla sua ultima tappa: a breve si terrà una riunione degli ambasciatori europei a Bruxelles per ragione di come reagire agli annunci trumpiani di nuovi dazi, a cui dovrebbe seguire una telefonata tra leader dell’Unione europea. “Credo che in questa fase sia molto importante parlarsi".

E che la partita sia scivolosa lo dimostra infine anche la replica secca, volutamente gelida che Meloni riserva alla Lega. Il Carroccio ha esultato per i dazi di Trump all’Europa. La leader non può aprire anche un fronte interno, ma non ha voglia di difendere Matteo Salvini. E dunque, quando le leggono quelle dichiarazioni e le chiedono se esista un problema politico, spende solo otto parole prima di voltarsi e lasciare la sala: “Non c’è un problema politico con la Lega".

L’escalation attorno alla Groenlandia mette in ombra l’altra novità della giornata, vale a dire l’invito che l’Italia ha ricevuto a prendere parte al Board for Peace di Gaza. “Siamo stati invitati anche noi a farne parte. Penso che l‘Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti”. L’attenzione è però rivolta altrove, in queste ore. Ai ghiacci strategici e contesi di proprietà del governo danese su cui ha messo gli occhi Donald Trump.

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