Meloni cauta sulle truppe italiane: “Nell’Artico solo se c’è la Nato”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoL'arrivo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella Repubblica di Corea.
(agf)SEUL – Al mattino il tepore di Tokyo, ancora negli occhi il dono a fumetti del creatore di Ken il guerriero con dedica. A sera, i grattacieli di Seul e i ritmi del K-Pop, amati anche dalla figlia Ginevra. Per qualche giorno, Giorgia Meloni si tiene lontana dal caos geopolitico che angoscia l’Europa. Lontana, ma comunque costretta a parlarne, visto che Donald Trump minaccia ancora la Groenlandia e Bruxelles promette di difendere quei ghiacci strategici di proprietà della Danimarca. Per la prima volta, la leader concede qualcosa all’ipotesi di spedire nella regione militari italiani. È pronta a valutarlo, si espone. Il paletto, però, è chiaro: una missione della Nato. Mai l’Italia si era spinta così in avanti, finora. «La presenza degli alleati in Groenlandia è un tema serio — sostiene — Il ragionamento di rafforzare la nostra presenza è necessario ed è da fare all’interno della Nato, perché è un territorio di sua responsabilità. Anche per quello che eventualmente riguarda la nostra pre…
SEUL – Al mattino il tepore di Tokyo, ancora negli occhi il dono a fumetti del creatore di Ken il guerriero con dedica. A sera, i grattacieli di Seul e i ritmi del K-Pop, amati anche dalla figlia Ginevra. Per qualche giorno, Giorgia Meloni si tiene lontana dal caos geopolitico che angoscia l’Europa. Lontana, ma comunque costretta a parlarne, visto che Donald Trump minaccia ancora la Groenlandia e Bruxelles promette di difendere quei ghiacci strategici di proprietà della Danimarca. Per la prima volta, la leader concede qualcosa all’ipotesi di spedire nella regione militari italiani. È pronta a valutarlo, si espone. Il paletto, però, è chiaro: una missione della Nato. Mai l’Italia si era spinta così in avanti, finora. «La presenza degli alleati in Groenlandia è un tema serio — sostiene — Il ragionamento di rafforzare la nostra presenza è necessario ed è da fare all’interno della Nato, perché è un territorio di sua responsabilità. Anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza».
Non è un passaggio banale, quello che la premier consegna ai cronisti nell’ambasciata italiana di Tokyo prima di incontrare gli ad di alcuni colossi industriali giapponesi. Una suggestione che non collima al meglio con l’approccio degli altri big europei. Francia e Germania, come anche gli scandinavi, stanno prendendo parte all’esercitazione “Arctic Endurance” in Groenlandia. E valutano la partecipazione a spedizioni di propri militari — anche in via bilaterale — per sostenere la Danimarca e far desistere Trump dai peggiori propositi. Per Meloni è diverso: non intende sfidare la Casa Bianca, semmai convincerla che un accordo sotto l’ombrello della Nato può garantire gli interessi americani ed europei, senza strappi. È una distanza emersa ieri, consultando fonti dell’Alleanza a Bruxelles: «Al momento è prematuro parlare di un’operazione di sicurezza Nato nell’Artico», spiegano all’Ansa, sul modello di quelle nell’est del continente e nel Baltico. Il problema, sottolineano, è che resta complesso tradurre la discussione in corso con il consenso necessario per convincere gli Usa.
Meloni nega che la strada proposta sia alternativa a quella degli alleati dell’Ue, anche se l’approccio — almeno parzialmente — diverge (e anche se il suo ministro della Difesa Guido Crosetto, soltanto poche ore fa, ha ironizzato sulla partecipazione francese all’esercitazione nell’Artico). Ufficialmente, la presidente del Consiglio si spende per un compromesso con gli alleati: «È un errore leggere l’eventuale presenza europea in modo divisivo», anzi questo scenario dimostra la capacità di «assumersi una responsabilità» del genere. L’importante è però evitare che gli occidentali si muovano «in ordine sparso». Insomma, l’obiettivo è evitare un muro contro muro con gli americani. E con il Presidente Usa, per il quale Meloni continua a riservare parole comunque attente a evitare screzi: «Penso sia molto difficile un intervento militare Usa. Certo, conosciamo i metodi assertivi di Trump, ma penso che ci sarà una soluzione politica».
C’è spazio anche per altri nodi di attualità. In Iran si rischia un nuovo conflitto. E pure in questo caso, quasi tutto dipende da Trump. Meloni sparge cautela rispetto all’opzione di un attacco americano, in scia con la posizione europea: «Dobbiamo lavorare per una de-escalation e per tornare alle negoziazioni». Poi però aggiunge: «Voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita: quindi condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano».