ROMA – «Abbiamo poco tempo, pochi mezzi, e poca attenzione su prevenzione e politiche sociali». Patrizia Imperato, oggi procuratore a Napoli per i minori, ha dedicato una vita a questi temi. Ha chiuso da pm inchieste importanti: dai giovanissimi criminali delle faide di Scampia alla scia di sangue della “paranza dei bambini”.
Procuratrice Imperato, cosa la colpisce di più del caso La Spezia?
«Penso che ci sia, nel tragico segnale che il gravissimo episodio restituisce, il crescente distacco dei giovani dalle istituzioni: si viola la sacralità di un luogo come la scuola. È come se la violenza non avesse argini e confini».
E bastano norme draconiane: o il decreto legge che anticipi l’ammonimento per ragazzi tra i 12 e i 14, o aumenti le sanzioni?
«Mah. Avevamo salutato il decreto legge 123 , il cosiddetto decreto-Caivano, e gli inasprimenti come un possibile argine, ma purtroppo non è stato così. Il solo intervento repressione non ha sortito gli effetti voluti».
Perché?
«Perché no…
ROMA – «Abbiamo poco tempo, pochi mezzi, e poca attenzione su prevenzione e politiche sociali». Patrizia Imperato, oggi procuratore a Napoli per i minori, ha dedicato una vita a questi temi. Ha chiuso da pm inchieste importanti: dai giovanissimi criminali delle faide di Scampia alla scia di sangue della “paranza dei bambini”.
Procuratrice Imperato, cosa la colpisce di più del caso La Spezia?
«Penso che ci sia, nel tragico segnale che il gravissimo episodio restituisce, il crescente distacco dei giovani dalle istituzioni: si viola la sacralità di un luogo come la scuola. È come se la violenza non avesse argini e confini».
E bastano norme draconiane: o il decreto legge che anticipi l’ammonimento per ragazzi tra i 12 e i 14, o aumenti le sanzioni?
«Mah. Avevamo salutato il decreto legge 123 , il cosiddetto decreto-Caivano, e gli inasprimenti come un possibile argine, ma purtroppo non è stato così. Il solo intervento repressione non ha sortito gli effetti voluti».
Perché?
«Perché non è stato sorretto da adeguati interventi in termini di prevenzione. Insomma, lo Stato deve farsi carico di più incisive e più diffuse politiche sociali. Che non ci sono state, o sono insufficienti, a fronte di fenomeni preoccupanti»
Ecco: fermiamoci ai vostri tavoli di lavoro. C’è un salto di qualità, la violenza tra adolescenti sta diventando incontrollata?
«Un fenomeno in recrudescenza. Fa effetto dirlo, ma è come se la violenza, anche con armi, fosse diventata un linguaggio a sé, tra i giovani. Che la utilizzano, lame o non lame, non solo per i conflitti, ma per uscire dall’invisibilità e affermarsi come individui, agli occhi dei pari. Riflettevo sul fatto che forse questo è dovuto anche alla disabitudine al dialogo che deriva dall’utilizzo spasmodico del virtuale».
C’è l’influsso nefasto dei social?
«Le relazioni personali consentivano di conoscersi, di scegliere, capire chi era l’altro. Ora in un video, una foto a effetto, in una sorta di eterna sfida, i ragazzi devono racchiudere la propria essenza. giocarsi la possibilità di un gradimento o una bocciatura».
Incide l’etnìa nell’uso dei coltelli?
«Francamente no, ci sono tantissimi accoltellati tra italiani»
E le disuguaglianze pesano?
«Certo, le difficoltà socio-economiche sono spesso il detonatore della violenza giovanile. Tanti ragazzi sono portatori di una rabbia che deriva da mancanze, reali o presunte. Ma ormai anche chi proviene da contesti agiati è affascinato da modelli di sopraffazione. C’è ad esempio un fenomeno nuovo che colpisce».
Quale?
«L’adesione di giovanissimi, via web, ad associazioni terroristiche di stampo supremista o jihadista. Addirittura ragazzi che inneggiano a Hitler. Ma dilaga: sono arrivata a Napoli, poco più di un anno fa, e avevo zero fascicoli su terrorismo. Ora ne ho quasi 30. E questo fa comprendere come si sentano attratti da logiche di arroganza e dominio, secondo un distorto sentimento di potere».
Procuratrice, lei si era insediata dicendo: “Qui siamo in prima linea, e prima di ogni norma, i fenomeni che abbiamo davanti vanno combattuti con più organici e più personale”. Ne ha ottenuti?
«Duole, ma la risposta è no. Eppure ci siamo battuti, con tutti i colleghi, per far comprendere che le situazioni che i procuratori minorili devono affrontare non possono essere risolte con esigue forze, scarsi mezzi. Vuole un esempio?».
Facciamolo.
«Noi siamo procure distrettuali a tutti gli effetti: ma gli aumenti di organico hanno riguardato le Dda, e non noi che, in teoria, i ragazzi precocemente assoldati dalle mafie li dovremmo salvare. E vogliamo parlare di dispersione scolastica? Ecco. Per sopperire alle carenze degli assistenti sociali, la nostra polizia giudiziaria sta facendo un lavoro letteralmente porta a porta. Il lavoro è tanto. Svuotare l’oceano con un cucchiaino, forse, si può fare, Ma tutto quel tempo, non ce l’abbiamo».