Il Parlamento continua ad andare piano, quasi resta fermo malgrado la recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge Toscana, e così le Regioni si iniziano a muovere. Nello specifico si parla di quelle governate dal centrosinistra, anche se dal Veneto Luca Zaia, ora presidente del consiglio regionale, nei giorni scorsi ha mandato segnali anche lui. La sintesi è che se le Camere non procedono davvero, potrebbe succedere quello che teme il centrodestra, e cioè che vadano avanti altre amministrazioni locali, dopo la stessa Toscana e la Sardegna.
L’Emilia-Romagna, che aveva provato senza successo a dare indicazioni alle Asl attraverso una delibera, e la Toscana sono state invitate nei giorni scorsi dal Pd nazionale ad incontrarsi, proprio per parlare…
Il Parlamento continua ad andare piano, quasi resta fermo malgrado la recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge Toscana, e così le Regioni si iniziano a muovere. Nello specifico si parla di quelle governate dal centrosinistra, anche se dal Veneto Luca Zaia, ora presidente del consiglio regionale, nei giorni scorsi ha mandato segnali anche lui. La sintesi è che se le Camere non procedono davvero, potrebbe succedere quello che teme il centrodestra, e cioè che vadano avanti altre amministrazioni locali, dopo la stessa Toscana e la Sardegna.
L’Emilia-Romagna, che aveva provato senza successo a dare indicazioni alle Asl attraverso una delibera, e la Toscana sono state invitate nei giorni scorsi dal Pd nazionale ad incontrarsi, proprio per parlare del suo testo di legge e decidere come procedere. Ma anche due neogovernatori, impegnati proprio in questi giorni dalla nomina delle loro giunte, hanno le idee chiare. Roberto Fico, dalla Campania, fa sapere: “Personalmente sono a favore di una legge sul fine vita, per dare risposte concrete a chi le chiede ormai da troppo tempo. Chiaramente il consiglio regionale è sovrano, ma il tema è senz’altro importante”. Posizione assai simile, quasi sovrapponibile, quella di Antonio Decaro, che guida la Puglia. Per lui si può “assolutamente lavorare” a un testo di legge, anche se, come Fico anche lui ricorda che bisogna coinvolgere il consiglio regionale, il luogo dove poi si votano le norme.
Insomma, in attesa di una presa di posizione dall’Umbria, dove l’Associazione Coscioni ha depositato la sua proposta di legge regionale già utilizzata come base di partenza dalla Toscana e dalla Sardegna, le Regioni governate dal centrosinistra sono tutte sulla stessa linea e pronte a lavorare su un testo. Del resto, la Consulta è stata chiara, a dicembre, nell’affermare che le amministrazioni locali possono legittimamente intervenire per scrivere norme sul suicidio assistito in attesa che il Parlamento approvi finalmente un testo sul tema, come la Corte Costituzionale chiede ormai dal 2019, cioè dalla sentenza su dj Fabo che ha aperto al suicidio assistito. Sulla legge toscana i giudici hanno detto che vanno eliminate alcune parti, perché illegittime, ma l’impianto resta. E infatti il presidente Eugenio Giani nei giorni scorsi ha detto che non ci sarà alcuna riscrittura del testo, che semplicemente verrà asciugato togliendo i passaggi indicati dalla Consulta. A quel punto, sarà pronta una norma inattaccabile dal governo, che non potrà fare ricorso per conflitto di competenza contro altre Regioni che adottassero lo stesso testo.
Intanto le commissioni del Senato, Welfare e Giustizia, aspettano una nuova convocazione. Giovedì scorso le presidenze hanno detto che bisogna attendere un parere della Commissione Bilancio e non hanno convocato nuove sedute. “Credo che da parte della maggioranza ci sia il mandato ad allungare i tempi, perché altrimenti non si spiega il modo in cui stiamo procedendo”, dice Alfredo Bazoli del Pd. Il tutto con la discussione in aula programmata per il 17 febbraio, cioè tra un mese esatto. “Se si va avanti così chiederanno di spostare quella data – dice ancora Bazoli – Perché non saremo pronti. Probabilmente temono proprio l’aula”. E se a Roma le cose non procedono, in vari capoluoghi di Regione si sta pensando a come dare ai propri cittadini una legge che sostenga quanto già deciso dalla Corte Costituzionale. E cioè che il suicidio assistito in Italia, rispettando certe condizioni, si può fare.