La linea è tracciata: nessun passo indietro. All’indomani delle dimissioni di Guido Scorza, il collegio del Garante per la privacy decide di andare avanti. Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il componente Agostino Ghiglia comunicano «la loro ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle funzioni istituzionali», rivendicando di aver sempre agito «in piena trasparenza e correttezza». Una presa di posizione che irrigidisce ulteriormente lo scontro politico e istituzionale, con mezzo Parlamento che ne chiedeva le dimissioni. E che rilancia, per usare le parole dello stesso Scorza, «il rischio di perdita di credibilità» dell’autorità.
Guido Scorza si dimette dal Garante della Privacy : "Ho deciso di fare un passo indietro"
La Camera dovrà comunque eleggere un nuovo componente al posto di Scorza, indagato dalla procura di Roma p…
La linea è tracciata: nessun passo indietro. All’indomani delle dimissioni di Guido Scorza, il collegio del Garante per la privacy decide di andare avanti. Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il componente Agostino Ghiglia comunicano «la loro ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle funzioni istituzionali», rivendicando di aver sempre agito «in piena trasparenza e correttezza». Una presa di posizione che irrigidisce ulteriormente lo scontro politico e istituzionale, con mezzo Parlamento che ne chiedeva le dimissioni. E che rilancia, per usare le parole dello stesso Scorza, «il rischio di perdita di credibilità» dell’autorità.
Guido Scorza si dimette dal Garante della Privacy : "Ho deciso di fare un passo indietro"
La Camera dovrà comunque eleggere un nuovo componente al posto di Scorza, indagato dalla procura di Roma per concorso in peculato e corruzione insieme agli altri membri del Collegio. Sarà Montecitorio a dover indicare il sostituto, in quota opposizione, visto che Scorza era stato eletto nel 2020 su indicazione del Movimento 5 stelle. Ma mentre l’iter formale va avanti, la frattura politica si allarga. Il centrosinistra continua a chiedere l’azzeramento dell’intero Collegio, ritenendo compromessa la credibilità dell’Autorità, mentre il governo fa quadrato sugli altri tre membri, che respingono ogni richiesta di dimissioni.
Nella nota dei membri del Garante, firmata insieme ai loro avvocati, c’è anche un attacco frontale all’origine dell’inchiesta: le ipotesi investigative vengono definite «allo stato del tutto embrionali» e ricondotte a «inchieste promosse da giornalisti in evidente conflitto con l’operato del Garante». Per questo, scrivono i difensori, sarà necessaria «una particolare verifica, con scrupolosa attenzione» da parte della magistratura, nel cui operato viene comunque ribadita «piena e totale fiducia». Il passaggio più duro riguarda però il piano mediatico: si parla di un «processo impropriamente celebrato sui media», con «intollerabile violenza» e «totale mancanza di rispetto per la presunzione di innocenza e per la dignità delle persone».
Il riferimento è a Report, che ha pubblicato la prima inchiesta dopo la sanzione inflitta dal Garante alla trasmissione per la vicenda Boccia-Sangiuliano. Un’inchiesta che aveva documentato come, poco prima di partecipare alla decisione contro il programma, uno dei membri del Collegio, Agostino Ghiglia, avesse incontrato Arianna Meloni nella sede di Fratelli d’Italia, utilizzando l’auto di servizio. Un episodio finito al centro dell’indagine per peculato della procura di Roma.
Proprio Report ha raccontato dell’esistenza di un regolamento interno, mai approvato dal Collegio, che avrebbe dovuto fissare limiti stringenti per vitto e alloggi. Per anni sarebbero stati rimborsati soggiorni in hotel a cinque stelle con costi fino a 690 euro a notte, ben oltre le soglie previste nelle bozze di regolamento. Un dossier che potrebbe interessare anche la Corte dei conti, oltre alla procura.
Le opposizioni insistono. «La credibilità dell’Autorità è compromessa nel suo complesso», ripetono dal Pd, che chiede una riforma delle autorità di garanzia introducendo meccanismi di revoca. Dal Movimento 5 stelle si auspica che anche gli altri componenti seguano l’esempio di Scorza, mentre Avs annuncia un emendamento al Milleproroghe per cambiare le regole di nomina e far decadere l’attuale Consiglio.