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Antisemitismo, il Pd si divide sul nuovo testo: cinque riformisti non firmano. I ddl restano due

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Uno a firma Delrio include nel termine anche la critica nei confronti dello stato di Israele. E l’altro di Giorgis che allarga a tutte le discriminazioni razziali. L’assemblea dem conclusa senza unità, ci sarà un comitato ristretto per gli emendamenti
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Otto articoli per “disciplinare l’adozione di misure volte a prevenire e contrastare gli atti e le espressioni di antisemitismo nonché gli altri atti ed espressioni di odio e discriminazione razziale”. Il nuovo testo Pd sull’antisemitismo, scritto dal capogruppo in commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis, non ha ricomposto la frattura aperta dal ddl presentato da Graziano Delrio a novembre al Senato. Al termine di un’animata assemblea del gruppo questa mattina a Palazzo Madama, cinque senatori di area riformista hanno deciso comunque di non sottoscrivere la proposta “ufficiale” del partito: lo stesso Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini, Simona Malpezzi e Sandra Zampa.

Nei prossimi giorni verrà costituito un comitato ristretto dei dem per lavorare sugli emendamenti al testo base che sarà scelto il 27 gennaio dalla commissione Affari costituzionali. Ne faranno parte l’ex ministro dei Trasporti, Giorgis, il senatore Francesco Verducci, vice-presidente della commissione Segre e…

Otto articoli per “disciplinare l’adozione di misure volte a prevenire e contrastare gli atti e le espressioni di antisemitismo nonché gli altri atti ed espressioni di odio e discriminazione razziale”. Il nuovo testo Pd sull’antisemitismo, scritto dal capogruppo in commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis, non ha ricomposto la frattura aperta dal ddl presentato da Graziano Delrio a novembre al Senato. Al termine di un’animata assemblea del gruppo questa mattina a Palazzo Madama, cinque senatori di area riformista hanno deciso comunque di non sottoscrivere la proposta “ufficiale” del partito: lo stesso Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini, Simona Malpezzi e Sandra Zampa.

Nei prossimi giorni verrà costituito un comitato ristretto dei dem per lavorare sugli emendamenti al testo base che sarà scelto il 27 gennaio dalla commissione Affari costituzionali. Ne faranno parte l’ex ministro dei Trasporti, Giorgis, il senatore Francesco Verducci, vice-presidente della commissione Segre e tutti i membri della commissione Affari costituzionali.

La definizione

Il disegno di legge scritto da Giorgis, professore di diritto costituzionale a Torino, prevede all’articolo 2 il punto più delicato: le definizioni. Si adotta come riferimento un documento europeo del 2022: la Raccomandazione del comitato dei ministri agli Stati membri sulla lotta ai discorsi di odio, secondo la quale sono considerati “atti ed espressioni d’odio e di discriminazione” tutte le manifestazioni “di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità o a un determinato popolo”. Non viene dunque richiamata, come era invece previsto dal ddl Delrio, la controversa definizione dell'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) che include nel termine “antisemitismo” anche la critica nei confronti dello Stato di Israele. Il passaggio, criticato anche da molti accademici ed esponenti della comunità ebraica, aveva portato la segreteria Pd a indicare la proposta di Delrio come iniziativa personale. “Proprio per contrastare efficacemente l’antisemitismo – spiega il capogruppo al Senato Francesco Boccia – abbiamo scelto una strategia che non isola il fenomeno ma lo colloca al centro di una più ampia azione contro tutte le forme di odio razziale, etnico, nazionale e religioso. Non per diluirne la gravità, – specifica – ma per colpirne le radici comuni: la disumanizzazione dell’altro, la normalizzazione del pregiudizio, l’uso politico dell’odio”.

Il testo

Nel nuovo ddl Giorgis l’articolo 3 prescrive, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, che il Ministero dell’Istruzione adotti “linee guida” per “prevenire e contrastare in ambito scolastico” atti ed espressioni di hate speech. L’articolo 4 istituisce un nuovo “Osservatorio per la prevenzione e il contrasto degli atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale” presso la presidenza del Consiglio. Il successivo introduce obblighi per i motori di ricerca e le piattaforme di streaming: “Sono tenuti a predisporre meccanismi efficaci per la moderazione, segnalazione e rimozione tempestiva dei contenuti” riconducibili a odio razziale e religioso. Gli articoli 6 e 7 coinvolgono invece le regioni e gli enti locali perché attivino “percorsi di formazione del personale” e “sportelli di segnalazione” per le vittime. Da ultimo, l’ottavo articolo chiede la creazione di un Fondo ad hoc per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni.

Ieri, ancora in tarda serata, i riformisti erano riuniti per ragionare sulla linea da adottare. Mentre il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia tentava le ultime telefonate agli indecisi per scongiurare la fotografia di un partito diviso su un tema così delicato.

Ai fini dell’iter parlamentare, la giornata non sarà però decisiva. Il testo base in commissione Affari costituzionali sarà scelto il 27 gennaio – in onore della Giornata della memoria – e coinciderà con i ddl identici presentati da Ivan Scalfarotto (Italia viva) e Massimiliano Romeo (Lega). La vera partita si giocherà sugli emendamenti, da presentare entro il 10 febbraio. Un nuovo possibile focolaio all’interno del Pd: tra i senatori convinti della bontà del ddl Delrio, c’è già chi si dice pronto a votare con il centrodestra, se dalle proposte sul tavolo dovesse essere eliminato l’aspetto più controverso: l’introduzione di sanzioni penali per chi esprime opinioni riconducibili all’antisemitismo.

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