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Il governo: “Nuove zone rosse nelle stazioni”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

 

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È il progetto attorno al quale gira l’articolo uno del decreto-sicurezza
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ROMA – Zone rosse attorno alle stazioni di tutte le maggiori città italiane. È il progetto attorno al quale gira l’articolo uno del decreto-sicurezza che entro la fine del mese - ha confermato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - sarà varato dal Consiglio dei ministri. La misura, di fatto, normalizza l’istituzione delle zone da cui potranno essere espulsi pregiudicati o soggetti ritenuti pericolosi che, fino ad ora, i prefetti potevano istituire solo in casi eccezionali e urgenti. Con l’approvazione del decreto, invece, qualsiasi zona «caratterizzata da gravi e ripetuti episodi di illegalità «potrà essere dichiarata rossa dai prefetti». E, come ha ribadito ieri la premier Giorgia Meloni, «il tema delle stazioni e la lotta alle gang giovanili sono il focus dei prossimi provvedimenti sulla sicurezza». La premier - ieri a Porta a Porta - ha ancora una volta attaccato i giudici, questa volta proprio sui temi della sicurezza. «Noi possiamo assumere tutte le forze di polizia ch…

ROMA – Zone rosse attorno alle stazioni di tutte le maggiori città italiane. È il progetto attorno al quale gira l’articolo uno del decreto-sicurezza che entro la fine del mese - ha confermato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - sarà varato dal Consiglio dei ministri. La misura, di fatto, normalizza l’istituzione delle zone da cui potranno essere espulsi pregiudicati o soggetti ritenuti pericolosi che, fino ad ora, i prefetti potevano istituire solo in casi eccezionali e urgenti. Con l’approvazione del decreto, invece, qualsiasi zona «caratterizzata da gravi e ripetuti episodi di illegalità «potrà essere dichiarata rossa dai prefetti». E, come ha ribadito ieri la premier Giorgia Meloni, «il tema delle stazioni e la lotta alle gang giovanili sono il focus dei prossimi provvedimenti sulla sicurezza». La premier - ieri a Porta a Porta - ha ancora una volta attaccato i giudici, questa volta proprio sui temi della sicurezza. «Noi possiamo assumere tutte le forze di polizia che vogliamo. Se il loro lavoro viene mortificato, possiamo metterne anche un milione, non risolverà il problema della sicurezza». Il riferimento è alla decisione del Tar della Lombardia che ha annullato i Daspo urbani per i manifestanti ritenuti responsabili dei disordini alla stazione di Milano.

Come blindare le stazioni con le zone rosse lo decideranno i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza. Un progetto di non facile attuazione visto l’alto numero di persone a rischio che vi gravitano e l’imponente numero di agenti che sarà necessario.

«Il nuovo pacchetto sicurezza è quasi pronto e ormai prossimo all’approvazione - ha detto Piantedosi al Tg1 - c’è stata piena condivisione dei dati. In Italia c’è sicuramente un tema sicurezza ma non c’è una emergenza». Dopo la riunione di mercoledì a Palazzo Chigi, ieri gli uffici legislativi del Viminale e del ministero della Giustizia si sono messi al lavoro per ridefinire il decreto-legge con parte delle norme, quella sulla violenza giovanile, prima previste nel disegno di legge. Se la necessaria interlocuzione con il Quirinale darà il semaforo verde, nel decreto legge finiranno gli articoli sul divieto di porto e vendita di coltelli ai minori.

Resta il nodo dell’ulteriore stretta sull’immigrazione. «La norma sui minori stranieri non accompagnati che vengono allontanati se delinquono sarà nel pacchetto sicurezza, non c’è alcun litigio su questo», ha ribadito Matteo Salvini nonostante le perplessità del Viminale sulla possibilità di rimpatriare i minori migranti, vietata dalle leggi europee.

Sull’immigrazione e sull’utilizzo dei centri in Albania è tornata ieri anche Giorgia Meloni: «Quella sui migranti è una strategia sulla quale ci segue tutta l’Europa e ci sono strumenti innovativi come il caso dell’Albania che non abbiamo potuto finora far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici. Abbiamo corretto la legislazione dell’Unione europea e arriveremo allo stesso risultato ma con due anni di ritardo, che si poteva utilizzare per contrastare l’immigrazione illegale».

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