Il dossier di FdI: “Il Board di Trump è interessante, ma non abbiamo ancora letto lo statuto”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoBRUXELLES – Prima sì, poi no, adesso nì. Ai parlamentari di FdI spaesati dalla linea del governo sul Board of peace di Donald Trump è stato spedito stamattina un dossier riservato per chiarire la posizione dell’esecutivo. Nel rapporto di 4 pagine “a uso interno, non adatto alla diffusione”, il partito di Giorgia Meloni in sostanza temporeggia, sostiene di non avere ancora letto lo statuto del nuovo board (anche se l’Italia è stata invitata formalmente a farne parte), punge Emmanuel Macron e racconta che non sarà una nuova Onu privata. Il progetto comunque “è interessante”.
Nel dossier, FdI sostiene che il governo di Roma non abbia ancora letto lo statuto del board. Per questo “la sua qualificazione giuridica non è ancora possibile definire con precisione, in assenza di un accesso allo statuto”. L’Italia per ora non ha aderito, perché “per il nostro Paese si pone una questione legale, soprattutto in relazione all'articolo 11 della Costituzione”. Secondo il report di FdI, “l’attuale con…
BRUXELLES – Prima sì, poi no, adesso nì. Ai parlamentari di FdI spaesati dalla linea del governo sul Board of peace di Donald Trump è stato spedito stamattina un dossier riservato per chiarire la posizione dell’esecutivo. Nel rapporto di 4 pagine “a uso interno, non adatto alla diffusione”, il partito di Giorgia Meloni in sostanza temporeggia, sostiene di non avere ancora letto lo statuto del nuovo board (anche se l’Italia è stata invitata formalmente a farne parte), punge Emmanuel Macron e racconta che non sarà una nuova Onu privata. Il progetto comunque “è interessante”.
Nel dossier, FdI sostiene che il governo di Roma non abbia ancora letto lo statuto del board. Per questo “la sua qualificazione giuridica non è ancora possibile definire con precisione, in assenza di un accesso allo statuto”. L’Italia per ora non ha aderito, perché “per il nostro Paese si pone una questione legale, soprattutto in relazione all'articolo 11 della Costituzione”. Secondo il report di FdI, “l’attuale conformazione dell’organismo sembrerebbe non rispettare la condizione di parità richiesta dalla nostra Carta fondamentale per le limitazioni di sovranità, in quanto vedrebbe una Nazione – gli Usa – come primus inter pares. Inoltre, non essendo a conoscenza di quale strumento sia stato utilizzato per l’istituzione – un memorandum, una dichiarazione d’intenti, un trattato internazionale – non si può dire se sia necessario (o meno) un passaggio parlamentare”. Il voto in Parlamento di cui parlava ieri notte Trump non sarebbe insomma così scontato.
Ma per il governo il progetto resta interessante. “La mancata adesione non vuole essere una chiusura nei confronti di un organismo che presenta alcuni aspetti interessanti per il nostro Paese. Già da quando è stato proposto, nell’ambito del Piano di pace del presidente Trump, l’Italia ha guardato con interesse a questo forum”.
FdI prova a scacciare le tante ombre sull’organismo: “Alcuni temono che possa mirare a costituire un’Onu “parallela”, suscettibile di minare il ruolo delle Nazioni Unite in Medio Oriente e nel mondo. Lo stesso Trump – pur non nascondendo critiche alla debolezza dell’Onu, mostrata dalla scarsa capacità di incidere sulle questioni globali – è intervenuto per precisare che questo non è il suo intento e che, anzi, immagina che il nuovo formato possa agire in collaborazione con l’Onu”.
C’è spazio anche per una frecciata a Macron: “A livello europeo quasi tutti gli Stati hanno declinato l’invito, primo fra tutti il presidente francese Macron, che ha rapporti sempre più tesi con Donald Trump. A seguito delle dichiarazioni di Macron sul rifiuto di aderire al Board, il presidente statunitense ha minacciato di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi”.