Alla fine la frattura sul ddl Delrio rimane, appena ridotta. Non bastano oltre tre ore di assemblea a Palazzo Madama per riportare l’unità all’interno del Pd sull’antisemitismo. Il nuovo testo – elaborato dal capogruppo in commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis su mandato della segreteria – allarga la materia a tutti «gli atti e le espressioni di odio e discriminazione razziale o religiosa». E finisce per non convincere una parte dei dem. «Apprezzo lo sforzo – spiega Graziano Delrio – ma l’impostazione è troppo generale, non coincide con il mio intento: intervenire sul tema specifico dell’antisemitismo». Per le stesse ragioni, oltre all’ex ministro, decidono di non firmarlo i riformisti Walter Verini, Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Sandra Zampa e Pier Ferdinando Casini (in quota “indipendente”). In tre – Alessandro Alfieri, Tiziana Rojc e Alfredo Bazoli – siglano entrambi i ddl. All’orizzonte, il secondo round: un tentativo unitario si riproporrà sugli emendamenti grazie al…
Alla fine la frattura sul ddl Delrio rimane, appena ridotta. Non bastano oltre tre ore di assemblea a Palazzo Madama per riportare l’unità all’interno del Pd sull’antisemitismo. Il nuovo testo – elaborato dal capogruppo in commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis su mandato della segreteria – allarga la materia a tutti «gli atti e le espressioni di odio e discriminazione razziale o religiosa». E finisce per non convincere una parte dei dem. «Apprezzo lo sforzo – spiega Graziano Delrio – ma l’impostazione è troppo generale, non coincide con il mio intento: intervenire sul tema specifico dell’antisemitismo». Per le stesse ragioni, oltre all’ex ministro, decidono di non firmarlo i riformisti Walter Verini, Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Sandra Zampa e Pier Ferdinando Casini (in quota “indipendente”). In tre – Alessandro Alfieri, Tiziana Rojc e Alfredo Bazoli – siglano entrambi i ddl. All’orizzonte, il secondo round: un tentativo unitario si riproporrà sugli emendamenti grazie al lavoro di un “comitato ristretto”, proposto dal capogruppo Francesco Boccia.
È l’esito della mattinata particolare dei senatori Pd. Un confronto serrato iniziato alle 9 e mezza e concluso all’ora di pranzo. Tra scintille e argomentazioni appassionate. Persino qualche colpo di teatro. Da subito è chiaro quale sarà il punto divisivo: l’articolo 2, ancora una volta le definizioni. Il ddl Giorgis adotta come riferimento un documento europeo del 2022, la Raccomandazione del comitato dei ministri agli Stati membri sulla lotta ai discorsi di odio. Cita le conclusioni dell’indagine dalla Commissione Segre sulle discriminazioni razziali. Ma evita qualsiasi menzione alla controversa definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) che considera “antisemitismo” anche la critica nei confronti di Israele. Il passaggio che due mesi fa aveva portato la maggioranza dem a sconfessare il ddl Delrio.
Il primo ad argomentare le ragioni dei riformisti è Walter Verini. Tira fuori una kefiah dallo zaino, per rinforzare il concetto: «Non rinuncerei mai a dire che Netanyahu è un criminale, ma bisogna essere in grado di denunciare con altrettanta forza che oggi l’antisemitismo è il problema». Poi il lodo rifiutato dalla maggioranza dem: «Siglate anche il ddl di Graziano e noi aderiremo a quello di Giorgis». Tra i co-firmatari di Delrio, la recriminazione è soprattutto una: «Siamo stati accusati di essere sionisti, insensibili alla causa palestinese, nessuno di voi ha detto una parola». Francesco Verducci, capogruppo dem in commissione Segre, linea Schlein, garantisce che «il ddl Delrio è un patrimonio del partito». E allora sbotta Sandra Zampa, con vigore emiliano: «Andate a dirlo ai giornalisti, basta ipocrisie». E allora Boccia: «Quand’ero in minoranza anch’io sono stato smentito dal mio stesso partito su alcune proposte». «All’epoca – la replica di Delrio – io ero in una posizione di influenza, e l’ho sempre usata per difendervi». Alla fine, il capogruppo dem tira una riga, tenta il passo avanti, lo spiega in una nota ufficiale: «Per gli emendamenti credo sia giusto comporre un comitato ristretto di cui faranno parte i membri della commissione Affari costituzionali, Verducci e Delrio». La risposta alla richiesta di maggior coinvolgimento. «Vedremo se in quella fase ci sarà una reale volontà unitaria», chiosa Sensi.
Il problema è solo rinviato. Il 27 gennaio, in commissione, con i voti del centrodestra verrà scelto il testo base: un calco delle proposte assai simili presentate dal leghista Romeo e da Scalfarotto di Iv. Sulle modifiche (da presentare entro il 10 febbraio) i nodi verranno al pettine: il pacchetto di emendamenti Pd difficilmente sarà sottoscritto da tutti e Delrio riproporrà i contenuti del proprio ddl. Poi la sfida più dura: se il centrodestra rinunciasse alle sanzioni penali e alla criminalizzazione delle manifestazioni contro Israele, sarebbe complicato – filtra già dall’area riformista – bocciare un testo sull’antisemitismo e perdere l’occasione di un’iniziativa bipartisan su un tema tanto delicato.