Realtà contro balle, si parte dal merito. Primo titolo: «Le tre bugie del governo», che il Pd prova a smontare coi fatti, in 15 righe per ognuna, su vari colori di locandine e banner per portare attraverso la rete di 5mila circoli, al popolo dem, le ragioni del no alla riforma Nordio-Meloni. Ma non spinge di meno il titolo del secondo depliant: «È un voto sui nostri diritti. Conta ogni singolo no. Pesa ogni voto. Vince al referendum chi ne prende anche uno solo di più»
La ditta si mobilita, non si dica che il Pd di Schlein relativizzi una battaglia cruciale. È dettagliata ma diretta la campagna del Nazareno che Repubblica ha visto in anteprima. «Tridimensionale: perché investe sugli approfondimenti che servono agli incontri pubblici, perché prevede centinaia di banchetti informativi in strada e perché avrà una forte declinazione sulle piattaforme digitali», racconta il responsabile comunicazione che, con tutta la segreteria, ha fissato il via simbolico e collettivo, oggi pomeriggio in…
Realtà contro balle, si parte dal merito. Primo titolo: «Le tre bugie del governo», che il Pd prova a smontare coi fatti, in 15 righe per ognuna, su vari colori di locandine e banner per portare attraverso la rete di 5mila circoli, al popolo dem, le ragioni del no alla riforma Nordio-Meloni. Ma non spinge di meno il titolo del secondo depliant: «È un voto sui nostri diritti. Conta ogni singolo no. Pesa ogni voto. Vince al referendum chi ne prende anche uno solo di più»
La ditta si mobilita, non si dica che il Pd di Schlein relativizzi una battaglia cruciale. È dettagliata ma diretta la campagna del Nazareno che Repubblica ha visto in anteprima. «Tridimensionale: perché investe sugli approfondimenti che servono agli incontri pubblici, perché prevede centinaia di banchetti informativi in strada e perché avrà una forte declinazione sulle piattaforme digitali», racconta il responsabile comunicazione che, con tutta la segreteria, ha fissato il via simbolico e collettivo, oggi pomeriggio in simultanea, via social, da tutte le 20 federazioni regionali e le 110 provinciali.
Card virtuali e migliaia di pieghevoli, com’è ovvio. La grafica disegna in alto una mano femminile che tira i fili. Ma oltre l’idea di un burattinaio, è concreto il messaggio: «Obiettivo della riforma» è indebolire «la magistratura per porla sotto il controllo del governo». A ogni «bugia», il suo rovescio che è nella vita di tutti i giorni. La legge Nordio-Meloni «non serve alla separazione tra pm e giudici: la riforma Cartabia già ha reso i passaggi di funzione un’eccezione rarissima». E ancora: «Non evita errori giudiziari, non stabilizza i 12mila precari, e come ammettono loro stessi, non rende più veloci i processi», segue citazione del ministro Nordio, 18 marzo 2025.
«Smontiamo una per una le principali falsità con cui la maggioranza Meloni sta sostenendo la riforma — spiegano ai vertici del Pd — mostriamo che non affronta nessuno dei problemi della giustizia. I veri bersagli: scardinare la nostra Costituzione, attaccare i diritti di tutti». Argomenti, sottolineano al Nazareno, che nel solco della campagna referendaria viaggeranno in parallelo con il calendario di incontri e i piani di ascolto «attraverso i quali vogliamo costruire l’alternativa di governo: parlando di questione sociale, sanità pubblica al collasso, liste d’attesa infinite e stipendi sempre più poveri, erosi dall’inflazione».
Non è un caso che l’ora x della mobilitazione scatti nella fase più acuta dello scontro: quando il no è in lenta ma costante rimonta, e la destra alza il tiro sugli oppositori, soprattutto se della società civile. Diventa un caso l’oscuramento del video di uno storico come Alessandro Barbero, parzialmente opacizzato da Meta, con la scritta «Informazione falsa», scatenando Pd, M5s, Avs.
«Qui non è in discussione un punto politico e democratico: chi decide, con quali criteri e con quali effetti, quando un contenuto politico debba essere declassato e reso di fatto meno visibile», denunciano Boccia e Nicita, presidente e vice dei senatori Pd. «Ma quello che chiamano fact checking in realtà significa censura: privata, arbitraria, senza contraddittorio né appello», taglia corto De Cristofaro da Avs. Spuntano card dal tono pesante, con il logo del comitato filogovernativo: “Bufalero”, e l’immagine del professore. Ma lo storico Barbero, contattato da Repubblica, non fa una piega: «I fatti parlano da sé». Ed è il professor Enrico Grosso, che guida il comitato del no dell’Anm a mettere in fila le cose, segnalando un’escalation: «Esposti, denunce, attacchi veementi: ogni giorno, il fronte del sì prova a silenziarci in forme sempre più aggressive. Noi continuiamo ad aver fiducia nella capacità degli italiani di decidere liberamente».