Referendum, FdI attacca la campagna social del Pd. Effetto autogol, molti utenti: io voto no
di Valeria Forgnone“Il 22 e 23 marzo vota no” al referendum sulla giustizia, “per difendere la Costituzione”. Il Pd prova a smontare con i fatti e a spiegare le ragioni del no alla riforma Nordio-Meloni con una campagna social che, in pochi giorni, ha avuto migliaia di visualizzazioni e centinaia di condivisioni, ripresa a livello nazionale e locale compresi i 5mila circoli distribuiti sul territorio. E il centrodestra cosa fa? Fratelli d’Italia risponde ripostando le card virtuali del Pd e aggiungendo a lettere cubitali la parola fake. Stessa cosa Forza Italia. Ma l’effetto non è quello desiderato. I commenti degli utenti sono una pioggia di “io voto no”, “la Costituzione non si tocca”. Insomma, l’intento è quello di attaccare il partito di Elly Schlein ma nella sostanza è un vero e proprio autogol per il partito della premier.
Le card virtuali dei dem, con una mano disegnata che tira i fili a mò di burattino, spiegano l’obiettivo della riforma: indebolire “la magistratura per porla sotto il contr…
“Il 22 e 23 marzo vota no” al referendum sulla giustizia, “per difendere la Costituzione”. Il Pd prova a smontare con i fatti e a spiegare le ragioni del no alla riforma Nordio-Meloni con una campagna social che, in pochi giorni, ha avuto migliaia di visualizzazioni e centinaia di condivisioni, ripresa a livello nazionale e locale compresi i 5mila circoli distribuiti sul territorio. E il centrodestra cosa fa? Fratelli d’Italia risponde ripostando le card virtuali del Pd e aggiungendo a lettere cubitali la parola fake. Stessa cosa Forza Italia. Ma l’effetto non è quello desiderato. I commenti degli utenti sono una pioggia di “io voto no”, “la Costituzione non si tocca”. Insomma, l’intento è quello di attaccare il partito di Elly Schlein ma nella sostanza è un vero e proprio autogol per il partito della premier.
Le card virtuali dei dem, con una mano disegnata che tira i fili a mò di burattino, spiegano l’obiettivo della riforma: indebolire “la magistratura per porla sotto il controllo del governo”. La legge Nordio-Meloni “non serve alla separazione tra pm e giudici: la riforma Cartabia già ha reso i passaggi di funzione un’eccezione rarissima”, “non evita errori giudiziari, non stabilizza i 12mila precari, e come ammettono loro stessi, non rende più veloci i processi”, con tanto di citazione del ministro Nordio del 18 marzo scorso. Non basta. Il Pd guarda oltre. Oggi alle 13 in maniera congiunta sulle pagine nazionali e territoriali del partito viene pubblicata un’altra parte della campagna di comunicazione, un post in formato carosello che smonta una delle principali fake news diffuse da Giorgia Meloni: “La bugia secondo cui la riforma renderebbe la giustizia più efficiente. Una tesi infondata, smentita dai fatti e persino dal ministro della Giustizia Nordio, che ha ammesso come la riforma non incida in alcun modo sui tempi dei processi e sull’efficienza della giustizia”, spiegano dal Nazareno.
Ci prova anche Forza Italia a demolire la campagna dem. Postano anche loro la card del Pd con i motivi del no e aggiungono anche loro la parola fake news. Ma anche qui tra i commenti a corredo, tra i pochi “io voto sì”, ci sono molti utenti che oltre a ribadire il loro no (“Mi avete convinto per votare un bel noooooo”) spiegano anche il motivo: “Io voto no. Non contro un governo, ma contro una riforma che favorisce i delinquenti e penalizza noi cittadini onesti”. E ancora: “Una giustizia giusta e in questa riforma: - Dividete il Csm di modo che i processi si complichino e si allunghino; - non prevedete nuove assunzioni; - non prevedete nuovi fondi (anzi sono previsti ulteriori tagli sia per il 2026 che per il 2027); - non prevedete ristrutturazioni né dei palazzi giudiziari né dei tribunali; - non implementate la digitalizzazione – scrive un utente sotto il post di Forza Italia – Esattamente, oltre a costare al cittadino 3 volte tanto, dove sarebbe la giustizia giusta e il miglioramento per il cittadino quando è stato pure lo stesso Nordio ad ammettere che non è questo lo scopo della riforma?”, commenta un altro utente.
Insomma, una battaglia a colpi di card che al momento per gli alleati della maggioranza sembra essersi trasformata in un boomerang. Lo spiega il senatore dem Filippo Sensi, esperto di comunicazione politica: “Prima regola della comunicazione: costringere la parte avversa a confutarti, usando il tuo schema di gioco. Obiettivo raggiunto. Il no del Pd è l’elefante nella stanza della maggioranza, che per ora si è affidata più a una campagna subliminale, utilizzando la cronaca contro la magistratura, che non a uno scontro a viso aperto sulle ragioni del loro si”.