✕

Dai socialisti ai repubblicani, la tela di Conte tra i cespugli

Il presidente del M5S Giuseppe all'evento Officina repubblicana 

Ascolta l'audio

L’ex premier ieri a Roma ai due eventi di La Malfa e Maraio. Assenti gli altri leader
2 minuti di lettura

Tutti, va a tutti gli eventi. Non se ne perde nemmeno uno di appuntamento promosso da partiti e associazioni per spingere il cosiddetto campo largo a darsi una mossa: sedersi subito al tavolo di coalizione, scrivere un programma condiviso, stabilire i criteri per la scelta del candidato premier. Ospite d’onore in quanto alleato indispensabile, ancorché riluttante. O forse proprio per quello.

Non è un mistero che, l’unico leader progressista che ancora nicchia, si smarca, frena sulla costruzione del nuovo centrosinistra in grado di giocarsela alla pari col centrodestra sia il capo del M5S. Giuseppe Conte lo sa, si gode la ribalta e si lascia corteggiare. Con un’idea fissa in testa: essere lui il federatore di grandi e piccoli, forze politiche e società civile organizzata, sfidante in prospettiva di Giorgia Meloni per tornare a palazzo Chigi.

Ieri mattina, per dire, a Roma c’erano due eventi in contemporanea. Uno dei socialisti guidati da Enzo Maraio al Centro congressi Cavour, l’altro …

Tutti, va a tutti gli eventi. Non se ne perde nemmeno uno di appuntamento promosso da partiti e associazioni per spingere il cosiddetto campo largo a darsi una mossa: sedersi subito al tavolo di coalizione, scrivere un programma condiviso, stabilire i criteri per la scelta del candidato premier. Ospite d’onore in quanto alleato indispensabile, ancorché riluttante. O forse proprio per quello.

Non è un mistero che, l’unico leader progressista che ancora nicchia, si smarca, frena sulla costruzione del nuovo centrosinistra in grado di giocarsela alla pari col centrodestra sia il capo del M5S. Giuseppe Conte lo sa, si gode la ribalta e si lascia corteggiare. Con un’idea fissa in testa: essere lui il federatore di grandi e piccoli, forze politiche e società civile organizzata, sfidante in prospettiva di Giorgia Meloni per tornare a palazzo Chigi.

Ieri mattina, per dire, a Roma c’erano due eventi in contemporanea. Uno dei socialisti guidati da Enzo Maraio al Centro congressi Cavour, l’altro dell’Officina repubblicana, il movimento politico-culturale di Giorgio La Malfa, tenuto a battesimo al cinema Farnese. Ebbene, l’ex premier (invitato) è riuscito a partecipare a entrambi. In splendida solitudine, senza Elly Schlein né altri “colleghi” d’opposizione a contendergli la scena. Era già accaduto un paio di mesi fa, alla presentazione di Progetto civico Italia, la rete degli amministratori locali messa in piedi dall’assessore capitolino Alessandro Onorato. Iniziative nate per dare un contributo in vista delle politiche: tutte di tendenza centrista o meglio, a sentir loro, riformista. Area a cui Conte sembra guardare con interesse, probabilmente perché poco presidiata dalla segretaria del Pd. Facendo leva sulla capacità, già sperimentata, di tenere insieme tutti, come ai bei tempi del governo giallorosso. E pazienza se poi fu proprio il riformista Renzi a farlo cadere. Al punto che pure la preclusione su Italia Viva sembra archiviata.

Obiettivo: apparire più affidabile di Schlein agli occhi del mondo moderato. Quello che può decidere la partita. D’altronde lo dicono pure i sondaggi. L’ultimo dell’Istituto Piepoli: dopo Meloni (al 44%) è lui il leader politico a godere della fiducia degli italiani (35%), la dem staccata di dieci punti. Così, quando il segretario del Psi Maraio, chiamandolo sul palco ha invitato a«fare sintesi andando oltre la logica di Pd, M5S e Avs» l’ex premier non si è sottratto, anzi. Ha preso spunto dalla Campania, dove a trionfare è stato il “suo” Roberto Fico, per proporla come modello: «È un’esperienza importantissima per il progetto progressista», ha scandito. Una scena che a distanza di mezz’ora si è ripetuta al cinema Farnese, talmente pieno che in tanti sono rimasti fuori. In platea, fra gli altri, Ernesto Ruffini e Bruno Tabacci, Onorato e l’eurodeputato macroniano Sandro Gozi.

La Malfa ha suonato l’allarme: «Se Meloni rivince le politiche, nel ‘29 si farà eleggere al Quirinale e non ci sarà nemmeno bisogno di cambiare la Costituzione per snaturare la democrazia parlamentare su cui si fonda la Repubblica». E lì Conte s’è proposto come salvatore: «Lo ha ricordato bene Amendola, quando abbiamo governato insieme l’abbiamo fatto sempre pensando al Paese. E se oggi sono qui è perché i fili non si sono mai interrotti, è evidente che c’è un dialogo, che però ha bisogno di tempi e modi giusti. Noi siamo una forza giovane, non un partito tradizionale». E ancora: «Stiamo facendo uno sforzo per darci una prospettiva e portare avanti i nostri valori. Perciò adesso ascolteremo gli attivisti per costruire il programma che sottoporremo agli alleati». Chiaro il messaggio: il terreno di gioco è deciso, la squadra pure, bisogna solo stabilire il capitano. Inutile dire a chi pensi il capo del M5S.

Leggi i commenti