Meloni: “Trump rispetti i nostri soldati in Afghanistan, inaccettabili le sue parole”
di Conchita SanninoLa premier Giorgia Meloni con il ministro della Difesa Guido Crosetto
ROMA – L’amicizia tra Paesi alleati richiede «rispetto». Giorgia Meloni interviene quando la valanga Afghanistan non è più arginabile. Dopo un giorno e mezzo di proteste, lo sdegno immediato di Starmer, l’ira di Macron, le reazioni del polacco Tusk, della presidente danese Frederiksen in seguito alle esternazioni di Trump che l’altra sera schernisce i contingenti europei su quel fronte («I soldati? I non americani stavano lontani dal fronte»), arriva anche l’alt della premier italiana.
«Non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata», sottolinea la premier, anticipata già dalle parole dei ministri Crosetto e Tajani. Che onorano «la memoria dei 53 italiani caduti» in Agfhanistan e respingono l’attacco del centrosinistra contro il «prolungato», «inaccettabile» silenzio di Meloni. La quale, in serata, deve passare dal Nobel auspicato per l’amico Donald allo «stupore» di fronte alle parole del…
ROMA – L’amicizia tra Paesi alleati richiede «rispetto». Giorgia Meloni interviene quando la valanga Afghanistan non è più arginabile. Dopo un giorno e mezzo di proteste, lo sdegno immediato di Starmer, l’ira di Macron, le reazioni del polacco Tusk, della presidente danese Frederiksen in seguito alle esternazioni di Trump che l’altra sera schernisce i contingenti europei su quel fronte («I soldati? I non americani stavano lontani dal fronte»), arriva anche l’alt della premier italiana.
«Non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata», sottolinea la premier, anticipata già dalle parole dei ministri Crosetto e Tajani. Che onorano «la memoria dei 53 italiani caduti» in Agfhanistan e respingono l’attacco del centrosinistra contro il «prolungato», «inaccettabile» silenzio di Meloni. La quale, in serata, deve passare dal Nobel auspicato per l’amico Donald allo «stupore» di fronte alle parole della Casa Bianca.
La premier parte dagli attacchi terroristici del 2001, è dopo quella strage che «la Nato ha attivato l’articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti», ricorda. «Insieme agli alleati, l’Italia rispose immediatamente» con migliaia di uomini e il comando dell’Ovest del Paese. E «il costo» sostenuto per quell’impegno, puntualizza Meloni, «non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti». Il legame resta, rilancia, ma occorre rispetto. Una torsione ritenuta inevitabile per parlare ai “vicini” d’Europa e soprattutto placare il pressing delle opposizioni.
L’ennesimo focolaio lo accende l’intervista a Fox in cui Trump, parlando dell’Afghanistan, deride l’apporto dei militari non statunitensi: «Erano lontani dalle prime linee». Parole su cui Starmer insorge per primo, le definisce «offensive», Londra pretende le scuse, mezza Europa segue. Tranne l’Italia. Fino a quando è il ministro Crosetto a rompere gli indugi: premettendo contro la sinistra che «da noi, ogni occasione è buona per fare polemica», mette in chiaro con Washington: «La cosa bella dei fatti è che non si possono cancellare. E sull’impegno dell’Italia, delle sue forze armate nelle missioni, sul loro sacrificio e valore, sul loro ruolo non marginale, non vogliamo accettare analisi superficiali e sbagliate. Da parte di nessuno». Dopo poco, ecco Tajani: «Erano in prima linea i nostri eroi italiani caduti in Afghanistan, sono medaglie d’oro e medaglie d’argento». La memoria prima delle alleanze.
«Come si può pensare di candidare al Nobel per la pace l’uomo che è responsabile di tutto questo? È il punto più basso, l’Italia non merita di scivolare così», aveva già tuonato la Schlein. E Giuseppe Conte: «Finalmente anche la premier ha capito che il disonore era così forte che non poteva tacere oltre. Per ora bene così. Poi rifletteremo sui fallimenti della nostra politica estera: ormai evidenti». Duro anche Renzi: «Dopo 36 ore, è l’ultima a parlare. Meglio tardi che mai. Ma viva chi difende l’Italia con il coraggio che la premier non ha». E Bonelli da Avs contro «l’ipocrisia» di Palazzo Chigi: «Meloni firma la nota di indignazione e finge di non vedere la subalternità del suo governo al presidente Usa».