Giorgia Meloni ora si aspetta un segnale da Donald Trump. Una rettifica delle orride dichiarazioni sul contributo dei militari europei nella guerra in Afghanistan, dipinti alla stregua di lavativi o vigliacchi, comodamente appostati nelle retrovie, mentre le forze armate americane sarebbero state in prima linea. Dichiarazioni talmente ingiuriose (oltre che mendaci), che dopo la sfuriata del primo ministro britannico Keir Starmer, Trump ha dovuto fare ammenda, lodando il valore delle truppe inglesi. Ecco, Meloni attende ora che una dichiarazione simile restituisca, anche alla Casa bianca, la verità dei fatti e l’onore ai nostri militari caduti.
Meloni ci ha messo 36 ore per intervenire direttamente sulla questione, mentre Starmer si è mosso subito, col supporto e l’indignazione della casa reale. La premier italiana è intervenuta invece solo ieri sera, con una nota di Palazzo Chigi, pressata dalle opposizioni che le chiedevano conto di un imbarazzato e prolungato silenzio. Vista la prop…
Giorgia Meloni ora si aspetta un segnale da Donald Trump. Una rettifica delle orride dichiarazioni sul contributo dei militari europei nella guerra in Afghanistan, dipinti alla stregua di lavativi o vigliacchi, comodamente appostati nelle retrovie, mentre le forze armate americane sarebbero state in prima linea. Dichiarazioni talmente ingiuriose (oltre che mendaci), che dopo la sfuriata del primo ministro britannico Keir Starmer, Trump ha dovuto fare ammenda, lodando il valore delle truppe inglesi. Ecco, Meloni attende ora che una dichiarazione simile restituisca, anche alla Casa bianca, la verità dei fatti e l’onore ai nostri militari caduti.
Meloni ci ha messo 36 ore per intervenire direttamente sulla questione, mentre Starmer si è mosso subito, col supporto e l’indignazione della casa reale. La premier italiana è intervenuta invece solo ieri sera, con una nota di Palazzo Chigi, pressata dalle opposizioni che le chiedevano conto di un imbarazzato e prolungato silenzio. Vista la proporzione dell’incidente diplomatico, c’è la tentazione allora di un passaggio ulteriore, se da Washington non arrivasse l’auspicato chiarimento. Una lettera o una chiamata al presidente americano. Firmata Meloni. Ma nel quartier generale dell’esecutivo si augurano che l’incidente possa chiudersi prima, che basti la nota di ieri sera.
Per ora la premier ha incaricato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Domattina sarà spedita una missiva formale al segretario americano alla Difesa, il falco Maga Pete Hegseth. La stessa lettera sarà spedita anche al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Il testo è ancora in fase di limatura. Di sicuro, prima dell’invio, sarà sottoposto anche alla premier, con cui Crosetto si è sentito più volte da venerdì. Da parte italiana, non c’è la volontà di creare uno strappo nei rapporti diplomatici, nonostante la gravità delle offese ai nostri soldati. Piuttosto il tentativo sarebbe quello, secondo fonti governative, di «ristabilire la verità dei fatti». Ricordando agli americani l’elenco dei 53 militari italiani caduti nel corso della missione afghana, molti di loro decorati alla memoria, proprio perché impiegati in operazioni estremamente delicate. Una lista a cui vanno aggiunti i 723 soldati rimasti feriti, come ricordava ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Crosetto si è già mosso ieri, spedendo due messaggi whatsapp identici, anticipati dal tg de La7 (il ministro si è lamentato della pubblicazione), uno all’ambasciatore americano in Italia, Milton Fertitta, e l’altro proprio a Rutte. Nel messaggio a Rutte, Crosetto scrive: «Caro Mark, scusa se ti scrivo ma non ho il numero di Trump. Se ti capita di parlarci ricordagli che l’Italia, come molti altri paesi Nato, ha mandato i suoi soldati in ogni parte del mondo ogni qual volta è stato necessario. Sempre. Decine e decine di migliaia. Anche noi, come altri paesi, abbiamo avuto i nostri caduti. La maggior parte di queste missioni sono state intraprese dagli Stati Uniti. Ti allego una foto di alcune nostre vittime». Il titolare della Difesa scrive a Rutte di non voler «litigare pubblicamente», ma le dichiarazioni di Trump «sono inaccettabili». Alle proteste dell’opposizione, che accusano sostanzialmente il governo d’ignavia, Crosetto ribatte così: «Non abbiamo subito gli insulti in silenzio».