Occhiuto: “Forza Italia torni a essere un partito liberale. Non sarò io a sfidare Tajani”
di Gabriella CeramiRoberto Occhiuto, perché ha deciso di non sfidare Antonio Tajani al congresso di Forza Italia?
«Perché non voglio dividere il movimento, ma vorrei che fosse più dinamico. Qui il problema non è Tajani, che può essere segretario a vita, ma è quello di far crescere Forza Italia come un partito autenticamente liberale e riformista, attualizzando la lezione di Berlusconi».
Il governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia nelle scorse settimane aveva ventilato l’ipotesi di candidarsi come nuovo segretario. Poi il faccia a faccia (solo l’ultimo di una serie) con la primogenita del fondatore del partito. A pochi giorni di distanza da quell’incontro a Milano, parla con Repubblica del futuro del partito e delle sue scelte personali.
È stata Mar…
Roberto Occhiuto, perché ha deciso di non sfidare Antonio Tajani al congresso di Forza Italia?
«Perché non voglio dividere il movimento, ma vorrei che fosse più dinamico. Qui il problema non è Tajani, che può essere segretario a vita, ma è quello di far crescere Forza Italia come un partito autenticamente liberale e riformista, attualizzando la lezione di Berlusconi».
Il governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia nelle scorse settimane aveva ventilato l’ipotesi di candidarsi come nuovo segretario. Poi il faccia a faccia (solo l’ultimo di una serie) con la primogenita del fondatore del partito. A pochi giorni di distanza da quell’incontro a Milano, parla con Repubblica del futuro del partito e delle sue scelte personali.
È stata Marina Berlusconi a farle cambiare idea? Com’è andato il vostro incontro?
«Marina Berlusconi non vede solo me, ma molti dirigenti del partito, e credo che a tutti chieda di rilanciarlo senza dividerlo. L’attenzione della famiglia Berlusconi è preziosa per Forza Italia, i figli hanno il potere di suscitare grande interesse anche quando non parlano».
Avete discusso dell’iniziativa che lei vuole organizzare a Milano nei prossimi mesi?
«Ne ho parlato anche con lei, sarà un’iniziativa simile a quella che ho organizzato a dicembre per animare una discussione con chi vorrebbe un Paese più liberale».
Tajani non sta facendo abbastanza?
«Il punto è che nel centrodestra manca un’offerta politica che sia liberale e riformista. Ho chiesto di parlare di sanità, di immigrazione, dei taxi, insomma di riforme. Mi sono accorto che mentre ponevo questioni di merito, venivo dipinto solo come l’antagonista di Tajani».
Lo stava per sfidare, ha parlato della necessità di una scossa. Come può negare questo antagonismo?
«Così come nel centrodestra molti fanno l’errore di stare a braccia conserte perché pensano che basti un bravo premier come Giorgia Meloni, non vorrei che anche in Forza Italia si stia a braccia conserte pensando che sia sufficiente Tajani. FI è nata per interpretare il pensiero di quanti volevano una rivoluzione liberale. Sulle mie idee non cederò di un millimetro».
Non si candiderà al congresso, ma la scossa che ha chiesto a Tajani di imprimere è in atto?
«Quello che io ho detto forse un po’ è servito, a Milano hanno chiamato Carlo Calenda, una personalità utile per farci guardare a un elettorato riformista che forse non ci ha mai votato».
Sta dicendo che Calenda potrebbe avvicinarsi a voi azzurri?
«Ogni tentativo di apertura del partito lo saluto come una buona notizia».
È giusto mettersi di traverso sulla nomina del leghista Federico Freni come presidente della Consob?
«Io delle nomine non mi occupo, nessuno mi ha informato riguardo quello che stava accadendo».
Però può dire cosa pensa di questo scontro con la Lega sul nome di Freni.
«Mi piacerebbe se FI si impegnasse, con questo stesso rigore, anche in battaglie che possano interpretare il Dna di Berlusconi: il centrodestra ha bisogno di un’offerta politica liberale per prendere voti anche dal centrosinistra».
Quali sono le battaglie di cui parla e su cui FI non sta facendo abbastanza?
«Tutte quelle che riguardano la concorrenza, il mercato, e i servizi per i cittadini e le imprese. Per esempio, non si può fare una riforma della sanità sotto dettatura dell’ordine dei medici. O quella dei taxi pensando a chi il taxi lo guida invece che a chi il taxi lo utilizza. Io vorrei che ascoltassimo le corporazione ma che fossimo capaci di fare riforme giuste e utili per i cittadini, anche a costo di perdere qualche voto».
Anche Tajani ha detto di voler pescare voti nel centrosinistra. Ma come?
«Benissimo, ne sono felice. Così come sono soddisfatto di aver liberalizzato il mercato delle Ncc, una battaglia liberale apprezzata anche a sinistra: mi sarebbe piaciuto se se la fosse intestata il mio partito. E poi bisogna essere più coraggiosi sui diritti civili e sul fine vita. I giovani ci guardano come una coalizione troppo conservatrice. Berlusconi lasciava libertà di coscienza, noi potremmo fare lo stesso e avere più coraggio di Lega e FdI».
Pensa che sarà possibile dall’8 raggiungere il 20% come vuole Tajani?
«Lo vogliamo tutti, spero che Tajani si faccia aiutare per conseguire questo obiettivo. Non solo da quelli che come me oggi sono nel partito, ma soprattutto da nuove energie, come fece Berlusconi con figure del calibro di Martino, Urbani e Ferrara. Così renderemmo FI più smart e innovativa».