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Salvini e il neonazi Robinson: “Libero di vedere chi voglio”. E mette in guardia Vannacci

(ansa)

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Il segretario chiude l’evento a Rivisondoli. Invoca lo scudo per gli agenti e avverte: chi lascia la Lega cade nel nulla. E l’eurodeputato frena
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RIVISONDOLI – La tre giorni della Lega in Abruzzo si conclude come da tradizione con l’intervento finale del segretario federale, Matteo Salvini. Il quale fa sfoggio di grande fiducia per il futuro e lo stato di salute del partito, ma mostrando al contempo grande nervosismo: attacca a più riprese i giornali “cattivi”, la cui unica preoccupazione — a sentir lui — sarebbe fare dispetti al Carroccio inviso al sistema. Nulla di nuovo in realtà nel suo discorso pubblico, in linea con il trumpiano spirito dei tempi.

In prima fila ad ascoltarlo ci sono il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il vicepremier tocca diversi temi, certamente nelle ultime ore aveva fatto parecchio discutere il suo incontro negli uffici del ministero con l’estremista di destra inglese, nonché personaggio noto per le sue passate attività criminali, Tommy Robinson. Salvini non lo cita direttamente, ma parla di lui perché fa intendere che a monte del faccia a faccia ci …

RIVISONDOLI – La tre giorni della Lega in Abruzzo si conclude come da tradizione con l’intervento finale del segretario federale, Matteo Salvini. Il quale fa sfoggio di grande fiducia per il futuro e lo stato di salute del partito, ma mostrando al contempo grande nervosismo: attacca a più riprese i giornali “cattivi”, la cui unica preoccupazione — a sentir lui — sarebbe fare dispetti al Carroccio inviso al sistema. Nulla di nuovo in realtà nel suo discorso pubblico, in linea con il trumpiano spirito dei tempi.

In prima fila ad ascoltarlo ci sono il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il vicepremier tocca diversi temi, certamente nelle ultime ore aveva fatto parecchio discutere il suo incontro negli uffici del ministero con l’estremista di destra inglese, nonché personaggio noto per le sue passate attività criminali, Tommy Robinson. Salvini non lo cita direttamente, ma parla di lui perché fa intendere che a monte del faccia a faccia ci sia stato tutto un ragionamento sulle norme europee che vogliono regolare minimamente le grandi piattaforme social. Regole che i sovranisti, in questo alleati con i big degli algoritmi oggi tutti pendenti a destra, contestano apertamente. «Sarò libero di incontrare chi fico secco voglio io?», si domanda il vicepresidente del Consiglio. Gli astanti, adoranti il leader, non possono che annuire. L’altro collegamento con Robinson è la piazza del 18 aprile a Milano, quando è in programma l’adunata dei “patrioti” di tutta Europa con il tema remigrazione al centro. Il neofascista inglese ne organizzò una a Londra a settembre, con 100 mila persone. «Faremo treni speciali, pullman, macchinate e ci saranno ospiti di tutta Italia ed Europa, gli amici francesi, austriaci, spagnoli, portoghesi, ungheresi, inglesi e tedeschi nel nome della protezione dei nostri valori e della cultura occidentale», assicura il “Capitano” leghista.

Dopodiché alla propria destra Salvini dovrà vedersela con la possibile scissione di Roberto Vannacci. L’ex generale, vicesegretario del partito, ormai gioca da solo e non fa nulla per nasconderlo. Resta solo da capire quando ci sarà la rottura, come e per opera di chi. «C’è chi pensa solo alla poltrona... Sciocco chi esce dalla Lega: finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio: senza rancore e col sorriso». Poi: «Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi». E ancora: «La Lega è famiglia, comunità, non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama “Capitano”. Ci sono capitani, generali, colonnelli e marescialli. La forza della Lega è la truppa, è il popolo, non il capitano». Parlava del militare in pensione? A margine dopo Salvini assicura di no, dopodiché il problema rimane tutto. Una sorta di Afd vannacciana e turbosovranista, che raccoglierebbe il frastagliato mondo di estrema destra fuori dalla coalizione, andrebbe a pescare anche nell’elettorato leghista.

Impegnato in serata a Parma per un evento pubblico con Giuseppe Cruciani — niente simboli di partito sulla locandina — Vannacci tenta di buttare acqua sul fuoco: «Fondare un partito? Non è in agenda», assicura entrando in sala. In settimana è atteso un chiarimento, forse definitivo, con Salvini.

Altro tema, la politica estera, nello specifico il conflitto in Ucraina. Da parte sua c’è l’invito — espresso con una certa soddisfazione — a Volodymyr Zelensky: «Hai perso la credibilità, scegli tra una disfatta e una sconfitta». E quindi il consiglio è quello di firmare un accordo di pace con la Russia. Anche qui, applausi convinti dalla platea. Continua il segretario: «Ovviamente occorre garantire protezione e sicurezza per evitare altre aggressioni e sconfinamenti ma nel decreto Ucraina per la prima volta la difesa dei civili ha preso lo spazio primario rispetto ad armi e guerra. Grazie alla Lega e non alla fantasia».

Il vicepresidente del Consiglio rivendica l’autonomia della Lega anche dentro la compagine di governo. Stare in coalizione, ma esprimendo la propria soggettività. Sul Mercosur, ad esempio, che ha avuto il via libera del governo con la contrarietà del Carroccio a Bruxelles, «i nostri europarlamentari rispondono alla propria coscienza». Ultimo punto: «Nel rispetto dei limiti del codice, ragazze e ragazzi in divisa dovrebbero avere ancora più le mani libere per difendere la nostra e la loro sicurezza», chiosa Salvini. Detto nei giorni dei crimini dell’Ice negli Usa, suona più inquietante del solito.

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