FIUMICELLO – Abbiamo nove anni. Sei andato via prima che noi nascessimo. Ma sappiamo chi sei, che lo hai fatto per noi». Firmato, in stampatello: Silvia, Claudia, Marco, Stefano, Diletta. Sono passati dieci anni dalla morte di Giulio Regeni. Non se ne sono andati la determinazione, l’orgoglio, la tenacia. Nemmeno la rabbia, che non lascia mai spazio all’odio. Ma per la prima volta si affaccia la speranza. Potrebbe essere l’anno della sentenza e cresce la consapevolezza che chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni non ha ammazzato quello in cui credeva.
Lo si capisce alle 19.41 – l’ora dell’ultimo messaggio di Giulio da vivo, prima di finire nel silenzio della metropolitana del Cairo – quando la piazza resta immobile. Si accendono le fiaccole, si guarda verso il cielo. In prima fila ci sono Paola e Claudio, i genitori. Irene, la sorella. Alessandra Ballerini, l’avvocata. Intorno amici che negli anni sono diventati parte della famiglia: Pif, Elisa, Vinicio Capossela, don Lui…
FIUMICELLO – Abbiamo nove anni. Sei andato via prima che noi nascessimo. Ma sappiamo chi sei, che lo hai fatto per noi». Firmato, in stampatello: Silvia, Claudia, Marco, Stefano, Diletta. Sono passati dieci anni dalla morte di Giulio Regeni. Non se ne sono andati la determinazione, l’orgoglio, la tenacia. Nemmeno la rabbia, che non lascia mai spazio all’odio. Ma per la prima volta si affaccia la speranza. Potrebbe essere l’anno della sentenza e cresce la consapevolezza che chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni non ha ammazzato quello in cui credeva.
Lo si capisce alle 19.41 – l’ora dell’ultimo messaggio di Giulio da vivo, prima di finire nel silenzio della metropolitana del Cairo – quando la piazza resta immobile. Si accendono le fiaccole, si guarda verso il cielo. In prima fila ci sono Paola e Claudio, i genitori. Irene, la sorella. Alessandra Ballerini, l’avvocata. Intorno amici che negli anni sono diventati parte della famiglia: Pif, Elisa, Vinicio Capossela, don Luigi Ciotti. Elly Schlein, che della ricerca di verità e giustizia ha fatto una battaglia politica esplicita. Fiumicello è tutta lì, ancora una volta, senza clamore e senza stanchezza.
Poco prima dal palco è stata letta una lettera del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il presidente parla del «dovere di perseguire con determinazione la verità e la giustizia», richiama «la dignità della persona umana come valore fondante della nostra Costituzione» e ribadisce la sua «vicinanza alla famiglia Regeni e alla comunità che da dieci anni ne accompagna la battaglia civile». Sottolinea che la memoria di Giulio «interpella le coscienze» e che la sua vicenda resta «una ferita che riguarda l’Italia intera». E ammonisce: «La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova». Paola Deffendi ringrazia dal palco, riconoscendo come lo Stato, almeno nella sua voce più alta (oltre che con la magistratura e le forze di polizia), non ha smesso di chiamare questa storia con il suo nome. Va in onda il bel documentario Tutto il male del mondo di Simone Manetti scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango. Ha gli occhi lucidi don Luigi Ciotti. Elly Schlein ricorda che questa doveva essere una battaglia di tutte e di tutti, e che così non è stato. Non c’è il governo, non c’è il centrodestra, l’avvocata Ballerini racconta che da tempo ha a che fare con uno stalker. La notte si illumina di fiaccole gialle. La piazza canta insieme, piano, Hallelujah.