✕

“Referendum, chi vota sì vuole magistrati deboli”

Armando Spataro (fotogramma)

Ascolta l'audio

Gli ex procuratori Rossi e Spataro: “La separazione delle carriere mira a ridefinire l’equilibrio dei poteri a vantaggio del governo”
2 minuti di lettura

Da dove viene. Quali danni provoca. Che cosa prepara. Una lente d’ingrandimento ad alta precisione - non sgradita, visto lo sforzo cognitivo richiesto a milioni di italiani in queste ore - cala per poco più di cento pagine sulla riforma della giustizia.

Sui «preoccupanti pieni» di uno «scheletro di edificio», qual è oggi la scarna legge Nordio-Meloni e sui «vuoti da riempire» a colpi di sorprese e decreti, domani. Sulla leggenda «di pm e giudici amici» che producono sentenze sbagliate, già bollate come «diffidenze plebee» da un severo Francesco Saverio Borrelli. Sul trito spot di Giovanni Falcone come paladino della separazione, mentre proprio lui «ed altre vittime di mafia e terrorismo, come Paolo Borsellino e Guido Galli, avevano più volte cambiato funzioni». Senza eludere angoli né ombre. Ma risolvendo le obiezioni con indiscusso ritmo argomentativo. E ricchezza di citazioni e dati, tabelle comprese.

È lungo questi assi che si snoda l’accurata riflessione di Nello Rossi e Armando S…

Da dove viene. Quali danni provoca. Che cosa prepara. Una lente d’ingrandimento ad alta precisione - non sgradita, visto lo sforzo cognitivo richiesto a milioni di italiani in queste ore - cala per poco più di cento pagine sulla riforma della giustizia.

Sui «preoccupanti pieni» di uno «scheletro di edificio», qual è oggi la scarna legge Nordio-Meloni e sui «vuoti da riempire» a colpi di sorprese e decreti, domani. Sulla leggenda «di pm e giudici amici» che producono sentenze sbagliate, già bollate come «diffidenze plebee» da un severo Francesco Saverio Borrelli. Sul trito spot di Giovanni Falcone come paladino della separazione, mentre proprio lui «ed altre vittime di mafia e terrorismo, come Paolo Borsellino e Guido Galli, avevano più volte cambiato funzioni». Senza eludere angoli né ombre. Ma risolvendo le obiezioni con indiscusso ritmo argomentativo. E ricchezza di citazioni e dati, tabelle comprese.

È lungo questi assi che si snoda l’accurata riflessione di Nello Rossi e Armando Spataro, esperti ex-magistrati e giuristi autorevoli, su Le ragioni del no. La posta in gioco nel referendum costituzionale, (Editori Laterza), il volume da domani in libreria che, offrendosi anche come guida per una scelta consapevole in vista del voto del 22 e 23 marzo, mette insieme rigore scientifico e accessibilità dei ragionamenti.

Mentre il Paese si spacca rischiando macerie istituzionali sulla legge Nordio-Meloni, e rivoli incontrollati inquinano il dibattito pubblico specie dalla parte dei «separatisti» (efficace neologismo che inquadra i sostenitori del sì), gli autori spengono il sonoro della propaganda e centrano un punto: il futuro condizionamento del pm, che la riforma persegue, «per ridefinire a tutto vantaggio del governo l’equilibrio tra i poteri e per rendere la magistratura più debole» e aggredibile «da altri poteri», determinerebbe comunque «in automatico» anche quello dei giudici». I quali decidono su ciò che il pm sottopone loro.

Rossi e Spataro partono dal nesso tra la cultura degli «esclusi dal patto costituzionale» e i tratti di «estremismo istituzionale» che ispirano la visione di Meloni. Che «non proviene dal fascismo» – chiariscono – essendo il suo governo «compiutamente afascista», ma «dall’humus culturale profondamente autoritario» del Msi guidato fino agli Ottanta da Giorgio Almirante. Che, «insieme a Berlusconi, è il padre del sorteggio secco», previsto dalla riforma Nordio per i togati dei due previsti Csm, ricostruiscono gli autori. È stato infatti l’ex leader missino, «nel 1971, il primo a proporre l’estrazione a sorte» per i togati del Csm. Idea ripresa dal «governo Meloni che così coniuga in un unico progetto il ddl presentato da Berlusconi nel 2011» con il sogno di Almirante di stravolgere «il metodo democratico». Sono varie le «falsità» smontate: come la comparazione con gli altri sistemi. Ovunque c’è separazione, tranne che in Portogallo, «il pm dipende dall’esecutivo». Numerosi gli alert che il libro accende. Anche sul dopo che vede un naturale approdo: «l’inquietante figura del premier pigliatutto».

Leggi i commenti