“Eravamo in 51 su quella barca. Siamo partiti da Sfax, siamo rimasti in balia di onde altissime per 24 ore e poi ci siamo capovolti. E mi sono ritrovato da solo”. Il giovane subsahariano salvato miracolosamente dalla motonave Star due giorni fa e ora ricoverato in un ospedale di Malta è quasi certamente l’unico sopravvissuto di una spaventosa strage di migranti che si è consumata nei giorni del ciclone Harry quando, con onde che hanno superato anche i dieci metri, i trafficanti hanno incredibilmente messo in mare barchini spingendoli verso la Sicilia.
Otto, con 380 persone a bordo, quelli che la Guardia costiera italiana sta vanamente cercando da giorni ripetendo un dettagliato alert a tutte le navi di passaggio lungo l’ipotetica rotta delle imbarcazioni, da Sfax verso Lampedusa.
Ma finora la sola traccia rinvenuta è quella dell’unico superstite che ha confermato di essere partito cinque giorni fa dalla Tunisia su una barca con 51 persone, una delle otto di cui parla il dispaccio più …
“Eravamo in 51 su quella barca. Siamo partiti da Sfax, siamo rimasti in balia di onde altissime per 24 ore e poi ci siamo capovolti. E mi sono ritrovato da solo”. Il giovane subsahariano salvato miracolosamente dalla motonave Star due giorni fa e ora ricoverato in un ospedale di Malta è quasi certamente l’unico sopravvissuto di una spaventosa strage di migranti che si è consumata nei giorni del ciclone Harry quando, con onde che hanno superato anche i dieci metri, i trafficanti hanno incredibilmente messo in mare barchini spingendoli verso la Sicilia.
Otto, con 380 persone a bordo, quelli che la Guardia costiera italiana sta vanamente cercando da giorni ripetendo un dettagliato alert a tutte le navi di passaggio lungo l’ipotetica rotta delle imbarcazioni, da Sfax verso Lampedusa.
Ma finora la sola traccia rinvenuta è quella dell’unico superstite che ha confermato di essere partito cinque giorni fa dalla Tunisia su una barca con 51 persone, una delle otto di cui parla il dispaccio più volte diffuso dal centro di coordinamento e soccorso della Guardia costiera a Roma. Un alert che, mettendo in fila le indicazioni contenute nelle richieste di aiuto e di soccorso rilanciate da Alarm phone (la ong a cui si rivolgono le famiglie dei migranti che non danno più notizie di sé), rivela che negli ultimi dieci giorni ben otto barche sono partite dalla Tunisia ma non sono mai arrivate. Quella su cui viaggiava l’unico superstite è stata messa in acqua dai trafficanti tunisini il 20 gennaio proprio nei giorni in cui il ciclone Harry devastava le coste siciliane.
Già alla partenza il meteo di quei giorni in Tunisia dava onde alte cinque metri. Alarm phone, contattato dai familiari di chi si era imbarcato, ha subito rilanciato la richiesta di soccorso alle autorità italiane e tunisine ma l’unica ad intervenire è stata la motonave che ha raccolto il naufrago ormai allo stremo. Appena due giorni fa, l’unica barca miracolosamente riuscita ad arrivare in acque italiane e soccorsa da una motovedetta della guardia costiera aveva portato a Lampedusa 61 migranti tra cui una donna guineiana che ha raccontato di aver perso in mare le sue due gemelline di appena un anno e mezzo.
Pochissime le navi umanitarie in missione nel Mediterraneo in queste settimane, come sempre tenute dal governo il più lontano possibile con viaggi infiniti verso i porti più lontani. Tra queste la Sea Watch 5 che proprio ieri ha soccorso diciotto persone tra cui due bimbi piccoli (in arrivo oggi a Catania), anche loro su un barchino in difficoltà partito da Sfax. Un improvviso aumento di partenze dalle coste tunisine che lascia pensare che sia cambiato qualcosa negli equilibri visto che l’accordo stretto dal governo Meloni con il presidente Kais Saied ha fortemente rallentato nel 2025 i flussi verso la Sicilia.
Ai 14 morti registrati dall’Oim in questi primi giorni del 2026 quasi certamente andranno dunque ad aggiungersi i 380 dispersi per i quali le speranze di salvezza sono praticamente nulle. Nel 2025, le vittime sulla rotta del Mediterraneo sono state 1.873 (numero ovviamente per difetto) mentre negli ultimi dieci anni le vittime hanno superato quota 33.000.