È stato adottato a maggioranza in commissione Giustizia al Senato, con 12 voti a favore (compreso quello della presidente Giulia Bongiorno) e 10 contrari, il nuovo testo base dell'articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale. Un testo che, nonostante le «barricate» annunciate dall'opposizione e la «mobilitazione permanente» indetta da tutte le associazioni femministe, non torna indietro: non rientra la parola "consenso", voluta dalle opposizioni, e restano invece i termini "dissenso" e "contraria alla volontà della persona" nel caso di stupro.
Quel che è cambiato ancora rispetto alle versioni precedenti riguarda invece le sanzioni, che aumentano: passano da 6 a 12 anni di reclusione (anziché da 4 a 10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e da 7 a 13 anni (erano tra 6 e 12) se il fatto è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità. Un inasprimento dunque, proprio mentre la Lega ha depositato una proposta di legge, a prima firma Laura Ravett…
È stato adottato a maggioranza in commissione Giustizia al Senato, con 12 voti a favore (compreso quello della presidente Giulia Bongiorno) e 10 contrari, il nuovo testo base dell'articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale. Un testo che, nonostante le «barricate» annunciate dall'opposizione e la «mobilitazione permanente» indetta da tutte le associazioni femministe, non torna indietro: non rientra la parola "consenso", voluta dalle opposizioni, e restano invece i termini "dissenso" e "contraria alla volontà della persona" nel caso di stupro.
Quel che è cambiato ancora rispetto alle versioni precedenti riguarda invece le sanzioni, che aumentano: passano da 6 a 12 anni di reclusione (anziché da 4 a 10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e da 7 a 13 anni (erano tra 6 e 12) se il fatto è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità. Un inasprimento dunque, proprio mentre la Lega ha depositato una proposta di legge, a prima firma Laura Ravetto, per aumentare la pena minima per il reato di stupro "con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità" da 6 a 8 anni.
Dunque - mentre le associazioni femministe e i centri antiviolenza, assieme alle politiche Pd Laura Boldrini, Deborah Serracchiani, Chiara Braga, Marta Bonafoni, Valeria Valente, Cecilia D’Elia, e la segretaria dei giovani dem Virginia Libero manifestano davanti al Senato al grido di “vergogna” tirando su i cartelli “la destra ha tradito le donne”, “senza consenso è stupro” e “solo un sì è sì” – a Palazzo Madama si va avanti, seppur a rilento. I gruppi del Pd, di Avs e del M5s avevano chiesto di non votare l'adozione del testo base e di riaprire la discussione sul testo approvato alla Camera (quello fondato sul principio del “consenso” a un rapporto sessuale). Ma la maggioranza ha deciso di tirare dritta e Bongiorno ha messo il testo ai voti.
Cosa succede ora
L'opposizione ha chiesto e ottenuto quindi un nuovo ciclo di audizioni per "rimandare il più possibile" e "bloccare l'approvazione di un testo di cui non condividiamo nulla", hanno spiegato le senatrici Pd Valeria Valente e Anna Rossomando.
Entro giovedì i gruppi dovranno depositare la lista delle persone da audire. Slitta dunque l'arrivo in Aula del testo che era atteso per il 10 febbraio. Il perché lo spiega Valente: «Si è ribaltato il tavolo, Bongiorno aveva detto che avrebbe tenuto al centro il concetto di consenso: ha smentito sé stessa e l'accordo raggiunto a Montecitorio. Questo testo per noi è inaccettabile».
L’ira delle opposizioni
«Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare, perché questo era un provvedimento approvato all'unanimità alla Camera con un patto politico tra maggioranza e opposizione che è stato strappato, calpestato e umiliato - afferma anche il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia uscendo dalla commissione – È venuto fuori un testo che non c'entra nulla con l'oggetto di quel patto: non migliora la legge, la ribalta, sostituisce il consenso con l'obbligo per la donna di dimostrare il proprio dissenso e abbandona il consenso. Per noi significa arretrare rispetto all'Europa, alla giurisprudenza, ma soprattutto alla dignità delle vittime che vengono evidentemente messe da parte, dimenticate. La destra, sbagliando ancora, – aggiunge – sposta il dibattito su un terreno che non ci interessa che è quello delle pene: possono mettere tutte le pene che vogliono, anche quelle più alte possibili, ma qui il nodo è se la donna ha espresso o non espresso consenso. Si fa una legge sul consenso senza consenso".
L’arringa di Bongiorno
Opposta la lettura della presidente Bongiorno: "Questo testo - dice - è un punto di partenza che metta al centro la volontà della donna. Non è affatto vero che parlare di consenso o di dissenso si tramuti in diverse possibilità della prova nell'ambito dell'udienza. Falso anche che ci sia un onere della prova a carico della vittima. Io ho accolto un modello di "dissenso ammorbidito": c'è la violenza quando l'atto è contro la volontà della persona e laddove ci sono delle incertezze, quindi quando la donna non si esprime perché è colta di sorpresa, è imbarazzata, nei casi di freezing, c'è comunque una presunzione di dissenso. Chi non vota questo testo – attacca – rinuncia a introdurre nel codice penale la volontà della donna. Questo testo base - rivendica - è un passo avanti rispetto al testo uscito dalla Camera. Se l'opposizione nel testo voleva la parola consenso perché si è opposta alla mia proposta di consenso riconoscibile? Ora l'obiettivo - conclude - è arrivare a un testo che trovi il più largo accordo possibile". Accordo che però al momento è un miraggio.