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Ddl stupri, sit-in delle femministe al Senato: “Legge stravolta, ora mobilitazioni in tutta Italia”

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L’intervista a Giulia Paparelli, operatrice della cooperativa Befree che gestisce centri antiviolenza
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Giulia Paparelli, operatrice di un centro antiviolenza della cooperativa Befree, regge il cartello “Senza consenso è stupro”. Dalla piazza davanti al Senato si urla “Vergogna”. Un corteo spontaneo prova a partire, le forza dell’ordine lo bloccano, c’è tensione, sciolta solo dall’arrivo delle senatrici di opposizione. Le femministe bloccano un pezzettino di strada, un’occupazione simbolica che dura qualche minuto. Ma, annunciano, «contro la legge stravolta sulla violenza sessuale non ci fermeremo qui e non arretreremo di un passo».

Giulia, da parte delle associazioni antiviolenza c’è una bocciatura netta al nuovo testo di legge sugli stupri?

«Totale. Da operatrici ogni giorno siamo a contatto con le donne che ci raccontano di aver vissuto delle violenze sessuali lo riteniamo inaccettabile e irricevibile».

Irricevibile perché?

«Perché sostituisce il consenso con il dissenso e ributta sulle donne, sulle vittime la responsabilità di dimostrare il loro no. Noi invece chiediamo che a livell…

Giulia Paparelli, operatrice di un centro antiviolenza della cooperativa Befree, regge il cartello “Senza consenso è stupro”. Dalla piazza davanti al Senato si urla “Vergogna”. Un corteo spontaneo prova a partire, le forza dell’ordine lo bloccano, c’è tensione, sciolta solo dall’arrivo delle senatrici di opposizione. Le femministe bloccano un pezzettino di strada, un’occupazione simbolica che dura qualche minuto. Ma, annunciano, «contro la legge stravolta sulla violenza sessuale non ci fermeremo qui e non arretreremo di un passo».

Giulia, da parte delle associazioni antiviolenza c’è una bocciatura netta al nuovo testo di legge sugli stupri?

«Totale. Da operatrici ogni giorno siamo a contatto con le donne che ci raccontano di aver vissuto delle violenze sessuali lo riteniamo inaccettabile e irricevibile».

Irricevibile perché?

«Perché sostituisce il consenso con il dissenso e ributta sulle donne, sulle vittime la responsabilità di dimostrare il loro no. Noi invece chiediamo che a livello legislativo e culturale passi e sia chiaro un messaggio che scriviamo anche sui nostri cartelli e cioè che “solo si è sì”. Deve essere l’uomo ad accertarsi del consenso della persona in una relazione. Ce lo dice anche la scienza, non solo la storia delle violenze sessuali, che esiste una reazione istintiva che è quella di immobilizzarsi, di paralizzarsi davanti al pericolo, al terrore. Imporre a noi di dire un “no” secco significa non tutelarci dalla violenza sessuale che subiamo».

La senatrice e relatrice del ddl Giulia Buongiorno sostiene che nel suo testo i casi di freezing siano compresi e tutelati. Non è così secondo voi?

«Il punto è che una legge scritta in questo modo mette nero su bianco che dobbiamo essere noi a esprimere dissenso, peggiora la situazione attuale dove le donne vengono già giudicate, subiscono vittimizzazione secondaria, gli viene chiesto quanto erano vestite e come. Non è il dissenso della donna che va scandagliato e provato, vogliamo che siano gli uomini a imparare che per relazionarsi con un'altra persona è necessario essere convinti della sua volontà di farlo. Eliminare la parola consenso ribalta il senso culturale di questa legge. E c’è di più, c’è un paradosso».

Di quale paradosso parla?

«È assurdo che questo governo parli in un’altra commissione al Senato (Affari costituzionali, ndr) di “consenso informato” necessario per l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole e poi nella legge sul consenso nei casi di violenza sessuale elimina quella parola e introduce il dissenso. Questo è il segno di come ci vogliano portare indietro e togliere quel che abbiamo conquistato: non possiamo accettarlo non solo per noi, ma anche per tutte le donne che oggi rappresentiamo, per quelle che non sono qui, per quelle che non possono essere qui perché sono state uccise dalla violenza patriarcale o perché subiscono quotidianamente violenze».

Il testo base intanto è stato approvato in commissione. Cosa farete ora come organizzazioni femministe?

«Partirà da subito una mobilitazione permanente. Il 15 febbraio lanceremo delle azioni territoriali in tutta Italia e il 28 febbraio saremo a Roma per una manifestazione nazionale. Nel frattempo abbiamo aperto una mail (corpi@gmail.com) per raccogliere tutte le adesioni alla nostra mobilitazione: ora è fondamentale unire le forze, accanto ai centri antiviolenza è necessario avere tutte le persone che ritengono inaccettabile non riconoscere il consenso. I politici dovranno fare la loro parte dentro il palazzo, noi saremo sicuramente in strada e nei centri antiviolenza».

Meglio non avere nessuna legge che il testo attuale di Bongiorno?

«Meglio quella che è stata approvata a novembre alla Camera, frutto di una condivisione, di un percorso e di un accordo tra tutte le parti politiche. Quello è ciò che vogliamo e non faremo un passo indietro».

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