ROMA – È il primo sondaggio che apre uno spiraglio di speranza per i contrari alla riforma Nordio. Secondo l’istituto Ixè il fronte del no e quello del sì sarebbero ora testa a testa: 49,9% contro 50,1%. Appena uno 0,2% di scarto. La rilevazione, realizzata tra il 20 e il 27 gennaio, emerge da un campione di mille elettori. E stima l’affluenza a un buon 61,5%. Percentuale che sale mentre aumenta la consapevolezza dei cittadini: ne ha sentito parlare più dell’80% degli intervistati, ma solo il 44,7% dichiara di avere familiarità con i contenuti. E in ogni caso, evidenzia Ixè, meno di un italiano su due si dice certo di andare alle urne.
Numeri – per ora isolati – che fotografano una partita ancora aperta a poco più di cinquanta giorni dalle urne del 22-23 marzo. Sempre che il Tar confe…
ROMA – È il primo sondaggio che apre uno spiraglio di speranza per i contrari alla riforma Nordio. Secondo l’istituto Ixè il fronte del no e quello del sì sarebbero ora testa a testa: 49,9% contro 50,1%. Appena uno 0,2% di scarto. La rilevazione, realizzata tra il 20 e il 27 gennaio, emerge da un campione di mille elettori. E stima l’affluenza a un buon 61,5%. Percentuale che sale mentre aumenta la consapevolezza dei cittadini: ne ha sentito parlare più dell’80% degli intervistati, ma solo il 44,7% dichiara di avere familiarità con i contenuti. E in ogni caso, evidenzia Ixè, meno di un italiano su due si dice certo di andare alle urne.
Numeri – per ora isolati – che fotografano una partita ancora aperta a poco più di cinquanta giorni dalle urne del 22-23 marzo. Sempre che il Tar confermi i tempi: oggi, o nei prossimi giorni, è attesa la sentenza sul ricorso di quindici giuristi contro la data (fissata, sostengono, prima dei termini previsti per legge). Se il tribunale amministrativo accogliesse l’impugnazione, le urne potrebbero slittare al 29 marzo. Più tempo per un recupero del no finora registrato solo da Ixè.
Tutti i sondaggi precedenti, infatti, hanno dato i contrari in forte svantaggio, tra i 6 e i 7 punti di distanza dai promotori del sì. La stessa Ixè, a novembre, stimava i favorevoli al ddl sulla separazione delle carriere al 53%, ben sopra il 47% di chi vuole fermarne l’entrata in vigore. YouTrend per SkyTg24, al 23 gennaio, addirittura valutava il sì a dieci punti di stacco sul no, con un’affluenza prevista al 62%. Nonostante il contributo di cantanti, attori e scrittori. Ultimo Pif, con un video inviato a un evento a Catania: «Ho capitato che dovevo votare no soprattutto quando ho ascoltato Nordio e Tajani, i comitati del no dovrebbero usare loro come testimonial».
Intanto, anche i partiti accelerano nell’organizzazione delle proprie campagne: Forza Italia, la più attiva in maggioranza, ha diffuso un vademecum di domande e risposte a favore del sì. Fratelli d’Italia, in una riunione del gruppo ieri, ha confermato l’intenzione di fare a Milano un grande evento conclusivo della campagna (che insisterà soprattutto sul Nord, perché, spiega chi lavora al dossier, il rischio paventato è che la consultazione venga accolta con maggiore disinteresse al Sud).
Proprio per sostenere la partecipazione, +Europa e Pd insistono sull’esigenza di permettere, con un emendamento al dl elezioni, il voto ai fuori sede, tema che oggi sarà al centro di una conferenza stampa della segretaria Elly Schlein: «Milioni di persone che studiano o lavorano lontano dalla propria residenza – dicono i dem in una nota – rischiano di non poter votare».