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Esplode il Mondo al contrario, i principali team mollano Vannacci: “Un bluff politico”

Il vice segretario della Lega, Roberto Vannacci 

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Quando sembra vicina la trasformazione in partito, arriva l’addio di quelli che sono tra i gruppi più a sostegno dell’eurodeputato della Lega (Milano, Verona, Varese, Busto Arsizio). E accusano anche poca trasparenza e poco rispetto per le donne
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Proprio nel momento in cui sembra a un passo la trasformazione in partito dei Team Vannacci, ecco che arriva l’addio di quelli che sono tra i principali gruppi a sostegno dell’eurodeputato della Lega. Con accuse molto dure e pesanti verso lo stesso ex generale. Milano, Verona, Varese, Busto Arsizio: il Mondo al contrario, scrivono, «è stato un bluff politico e organizzativo». Nella contestazione si aggiungono passaggi sulla scarsa trasparenza finanziaria dell’associazione ma non solo: in queste ore sta girando una lettera di dimissioni di una militante, risalente a qualche settimana fa, in cui si scrive di «seguaci del potere, pronti a scodinzolare quando il Signore accenna a far cadere dal suo tavolo qualche briciola di pane, e a donne che preferiscono usare o alludere a modi ben più antichi per “fare strada”, che sgomitano per sedersi al tavolo con affianco Vannacci, impedendogli spesso di relazionarsi con parterre ben più importanti, calpestando la dignità non solo delle altre sign…

Proprio nel momento in cui sembra a un passo la trasformazione in partito dei Team Vannacci, ecco che arriva l’addio di quelli che sono tra i principali gruppi a sostegno dell’eurodeputato della Lega. Con accuse molto dure e pesanti verso lo stesso ex generale. Milano, Verona, Varese, Busto Arsizio: il Mondo al contrario, scrivono, «è stato un bluff politico e organizzativo». Nella contestazione si aggiungono passaggi sulla scarsa trasparenza finanziaria dell’associazione ma non solo: in queste ore sta girando una lettera di dimissioni di una militante, risalente a qualche settimana fa, in cui si scrive di «seguaci del potere, pronti a scodinzolare quando il Signore accenna a far cadere dal suo tavolo qualche briciola di pane, e a donne che preferiscono usare o alludere a modi ben più antichi per “fare strada”, che sgomitano per sedersi al tavolo con affianco Vannacci, impedendogli spesso di relazionarsi con parterre ben più importanti, calpestando la dignità non solo delle altre signore presenti nell’associazione ma anche delle madri e mogli che, solo per il ruolo che hanno, meriterebbero il giusto rispetto». Insomma, una piccola bomba interna.

Ma andando con ordine. I team in questione, di cui sono intitolati alla Decima, hanno redatto un documento congiunto: «Quello che negli slogan viene raccontato come un movimento organizzato, strutturato e combattivo, nella realtà dei fatti si è rivelato l’esatto opposto: un caos permanente, privo di guida, di metodo e di credibilità». Tutto, scrivono, «è stato lasciato al caso, all’improvvisazione e all’arbitrio di pochi. Altro che disciplina, altro che modello “militare”». La rappresentazione plastica «di questo fallimento è il ridicolo flash mob davanti al Parlamento in occasione del voto sull’invio di armi all’Ucraina: otto persone. Otto. Un’umiliazione pubblica che certifica la distanza abissale tra la retorica dei vertici e la realtà sul territorio».

Ma non finisce qui. L’atto di accusa continua: «L’unico vero interesse dimostrato dalla dirigenza è stato quello di organizzare incontri pubblici a pagamento, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un movimento politico in una sorta di circuito commerciale, mentre i Team venivano lasciati soli, senza strumenti, senza indicazioni e senza risposte». Il tema va di pari passo con «la totale opacità sulla campagna tesseramento 2026: nessun dato ufficiale, nessuna comunicazione sui numeri degli iscritti, nessuna trasparenza sul confronto con il 2025».

L’esperienza del Mondo al Contrario viene quindi definito un «fallimento conclamato, politico, organizzativo e morale». Non è un nuovo addio, com’è noto. Il fondatore Fabio Filomeni e il suo gruppo se n’era andato da tempo, anche una delle più strette collaboratrici di Vannacci, la cosiddetta “bersagliera” Stefania Bardelli, aveva mollato denunciando dinamiche simili.

Altro tema, è la lettera di addio di un’altra militante degli esordi. Anche lei citava un argomento ricorrente nei dietro le quinte che riguardano le creature del generale: «Nessuno ha mai visto un rendiconto» di tutta l’attività pubblica di Vannacci, fatta soprattutto di eventi e cene a pagamento. Oltre al passaggio che fa riferimento a una specie di corte dei miracoli del vicesegretario dove mancherebbe il rispetto per le donne. Parole velenose, con questa conclusione: «Vi auguro di svegliarvi e, se davvero volete cambiare questo Paese, andate a fare politica nei modi e nei luoghi consoni a tale arte».

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