Meloni, blitz a Niscemi. In volo sulla frana: “Indennizzi senza ritardi”
dalla nostra inviata Claudia BrunettoGiorgia Meloni, sorvola la frana a Niscemi causata dall'ondata di maltempo
NISCEMI – È arrivata a sorpresa nel cuore di Niscemi, ferita da una frana lunga quattro chilometri che ha lasciato 1500 persone senza casa. Prima l’ha voluta guardare dall’alto a bordo dell’elicottero dei vigili del fuoco, poi si è presentata al Comune per fare un punto tecnico con il sindaco Massimiliano Conti e il capo della protezione civile Fabio Ciciliano. La premier Giorgia Meloni, all’indomani delle accuse lanciate dalla piazza di Niscemi dalla leader del Pd Elly Schlein e da Matteo Renzi che l’ha invitata a indossare gli stivali come in Emilia Romagna, si è presentata sulla soglia del disastro.
Nessun contatto con gli sfollati, non uno scambio con i cittadini impauriti di un paese che si è sentito abbandonato al suo destino. La presidente del Consiglio piuttosto ha chiesto…
NISCEMI – È arrivata a sorpresa nel cuore di Niscemi, ferita da una frana lunga quattro chilometri che ha lasciato 1500 persone senza casa. Prima l’ha voluta guardare dall’alto a bordo dell’elicottero dei vigili del fuoco, poi si è presentata al Comune per fare un punto tecnico con il sindaco Massimiliano Conti e il capo della protezione civile Fabio Ciciliano. La premier Giorgia Meloni, all’indomani delle accuse lanciate dalla piazza di Niscemi dalla leader del Pd Elly Schlein e da Matteo Renzi che l’ha invitata a indossare gli stivali come in Emilia Romagna, si è presentata sulla soglia del disastro.
Nessun contatto con gli sfollati, non uno scambio con i cittadini impauriti di un paese che si è sentito abbandonato al suo destino. La presidente del Consiglio piuttosto ha chiesto a porte chiude ai tecnici numeri, dati, ha voluto capire cosa accadrà nelle prossime ore, nei giorni a venire. Poco meno di un’ora in tutto. E nessuna dichiarazione ai giornalisti che la aspettavano, tenuti a distanza da un cordone delle forze dell’ordine. «Evitiamo queste piazzate, siamo qui per lavorare» ha risposto invece ai cronisti presenti da giorni sul posto. Un intralcio da evitare nel suo rapidissimo ruolino di marcia.
«Non si ripeterà quello che è successo per la frana de 1997 - ha detto la premier al sindaco di Niscemi - Il governo agirà in maniera celere. Daremo risposte immediate. Insieme questa volta tracceremo una storia diversa. Da vicino la situazione è ancora più impressionante». Case, scuole, viabilità, i temi al centro del confronto. «Faremo di tutto per riaprire le scuole il prima possibile - ha detto - Possiamo intervenire con Casa Italia, abbiamo risorse per farlo subito, la priorità è dare una risposta a chi non potrà ma più tornare a casa. Non accadrà che ci saranno persone costrette ad attendere indennizzi per trent’anni. Mentre sorvolavo la zona a bordo dell’elicottero in direzione di Catania, ho deciso di scendere e di parlare con il sindaco per fare il punto».
Alle 11,30 era già ripartita, diretta nella seconda tappa del blitz siciliano: il capoluogo etneo, appunto, piegato dal ciclone Harry dei giorni scorsi come buona parte della Sicilia orientale.
A Catania ha trovato il governatore della Regione siciliana, Renato Schifani, che ha passato in rassegna i danni del maltempo sull’Isola. «Sono un po’ dispiaciuta - ha detto lei – per le polemiche sullo stanziamento annunciato di 100 milioni, ho chiarito più volte che si trattava di un primissimo stanziamento emergenziale per dare un contributo immediato». Perché forte si è levata la protesta proprio degli amministratori locali e delle opposizioni dopo il cdm in cui è stato deciso lo stanziamento.
Contestazione trasversale, dato che il giorno prima, con voto segreto, la maggioranza all’Assemblea regionale siciliana aveva votato un ordine del giorno che impegnava il governo a dirottare oltre un miliardo di euro destinato alla costruzione del Ponte sullo Stretto proprio ai danni del maltempo. Meloni, a Catania, ha ribadito soprattutto che per dare risposte celeri “serve una filiera”. «Non è una cosa che posso fare io da sola, il governo da solo, il ministro Musumeci da solo, il presidente Schifani da solo. Serve che ci lavoriamo tutti insieme, in buona fede, evitando le polemiche perché qui tutti quanti abbiamo la stessa responsabilità».
Prima di lasciare la Sicilia, la premier ha promesso di fare entro pochi giorni un secondo punto con il sindaco di Niscemi. «Fare presto», la sua parola d’ordine. In 1.500, allontanati per sempre dalle loro case in paese, sperano che sia davvero così.